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Le famiglie tornano a Prato Giardino: non spegniamo il faro acceso sul parco

Le famiglie tornano a Prato Giardino: non spegniamo il faro acceso sul parco

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(Viterbo) – “Parlatene pure in bene o in male, purché ne parliate”. Sembra che il popolare proverbio calzi a pennello a Prato Giardino. Parco di grande pregio storico, un polmone verde che sboccia nel cuore di cemento del centro urbano a diffondere ossigeno e benessere con i suoi giganteschi alberi secolari, le aiuole, i viali che ti guidano dentro la storia di quella che fu la villa comunale fin da epoche remotissime. La sua origine risale al XIV secolo e, nel corso delle sue vicissitudini, il parco è diventato un’area pubblica centrale, frequentata, amata. Chiunque, a Viterbo, nel suo album personale, ha almeno una foto che lo ritrae proprio qui, ai bordi del pittoresco laghetto, increspato dal nuoto dei nobili cigni e delle briose papere. Un parco la cui grande estensione se da un lato è un valore per la città, dall’altro richiede una manutenzione significativa, attenta, continuativa e puntuale, che forse in alcuni momenti è mancata, visto che il parco è scivolato in un progressivo degrado con parti ricoperte di vegetazione secca e incolta, aiuole irriconoscibili, staccionate divelte, specchi d’acqua a volte sporca. Un’area che, nonostante i recenti interventi del comune di Viterbo, ha assunto progressivamente tutti i requisiti necessari per candidarsi a luogo privilegiato per episodi poco edificanti, giunti ben presto sulle pagine della cronaca locale con avvenimenti legati allo spaccio di droga piuttosto allarmanti. A questo punto sembrava che per Prato Giardino non ci fosse più futuro: che il parco fosse condannato al  progressivo abbandono da parte dei cittadini, spinti dalla paura e dal degrado a non frequentarlo più, lasciandolo a una sorte di marginalizzazione definitiva dalla vita sociale cittadina, nonostante la sua centralità nel contesto urbano che lo renderebbe un luogo ideale per tuffarsi in un’oasi di natura in pieno centro cittadino, senza dover prendere l’auto e percorrere lunghe distanze per trovare spazi verdi incontaminati dalle costruzioni. E, invece, no. Proprio nel momento in cui Prato Giardino sembrava aver toccato il fondo, con interventi quotidiani e pattugliamenti giornalieri da parte delle Forze dell’ordine, impiego di cani antidroga, è avvenuto qualcosa. Movimenti, associazioni, media, hanno acceso un grande faro su Prato Giardino. Nel momento esatto in cui stava scivolando via per sempre dalla vita della città, è stata riscoperta la sua importanza. Fa piacere, quindi, in una domenica di fine gennaio, in pieno Carnevale, varcare il grande cancello in ferro battuto e incontrare la vita: scoprire intorno al laghetto delimitato da pietre e muratura diverse famiglie con i loro bambini intenti a godersi il sole di un inverno clemente, fare foto, giocare e strillare alle anatre che danno un colpo di coda in risposta spostandosi al centro del lago. Intorno passeggiano mamme con i carrozzini, persone con il proprio cane, ragazzi.  Qualcuno fa jogging. Insomma, proprio quando Prato Giardino stava attraversando forse il suo periodo più scuro, è tornata la vita. L’immagine di una domenica di gennaio del 2018, è quella di riti che si perpetuano, da un’epoca all’altra, da una generazione all’altra, e continueranno a farlo solo finché esisteranno luoghi come questo parco. Per questo è importante continuarne a parlarne, per questo è necessario non spegnere quel faro che, malgrado sia stato acceso da avvenimenti di cui non avremmo mai voluto sentire parlare, ha risvegliato la memoria, forse un po’ assopita sotto il tran tran di tutti i giorni, di un mondo, di un patrimonio, che ci appartiene e che non dobbiamo assolutamente dimenticare. Con la speranza che nell’imminente futuro, oltre ai fondi per la sua indispensabile manutenzione e riqualificazione, ci sia uno sforzo comune affinché torni ad essere una piacevole e irrinunciabile abitudine  fare una passeggiata a Prato Giardino in una giornata di sole.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it