Viterbo, 4 gennaio 2025 – Bar e negozi chiusi a Capodanno. Ma anche a Natale e Santo Stefano. Il centro storico si è offerto ai turisti come un deserto, dove anche l’impresa più semplice, come quella di prendere un panino o un caffé, comprare una bottiglietta d’acqua, si è trasformata in un’odissea. Tra i pochi aperti, il Bar centrale in piazza del Plebiscito, che è apparso come l’oasi in mezzo al nulla, dove si sono riversati in molti, non solo per fare una colazione, uno spuntino o un aperitivo, ma anche per pranzare, dato che alcuni ristoranti avrebbero chiuso i battenti per i giorni di Natale e quelli aperti avevano esaurito i posti. E così un flusso eccezionale di gente si è riversato al bar Centrale, l’unico, forse, aperto in zona, mettendo a dura prova il personale dietro al bancone, costretto a fare fronte a un numero di clienti particolarmente elevato rispetto al normale. “Tutti gli anni è questa storia”, commenta il personale del bar “nei giorni di festa sono tutti chiusi”. Situazione che si verifica non solo a Natale, Capodanno e in altre ricorrenze, ma anche tutte le domeniche. “Era meglio quando c’erano le chiusure programmate”, dicono, “così era tutto più coordinato”. Ora, invece, tutti hanno la massima libertà nel decidere quando aprire e quando restare chiusi. Situazione che potrebbe migliorare con l’applicazione del Patto della Notte, all’interno del quale è stato inserito anche una sorta di impegno, da parte delle attività aderenti, a restare aperti anche di giorno, durante le feste. Una previsione che al momento non sembra essersi ancora realizzata. Nel frattempo resta, ad oggi, un quadro pieno di contraddizioni. Da un lato ci si lamenta per una “città deserta” dentro le mura e la concorrenza dei centri commerciali, dall’altra, nei giorni in cui potrebbe esserci un certo movimento, molti decidono di non aprire. Al riguardo, per amore di verità, va detto che alcuni commercianti in passato hanno sottolineato come il numero di persone a spasso in centro nei festivi, non sia tale da coprire i costi di un’apertura. Cosa che, evidentemente, non riguarda i servizi della ristorazione. Certo è che una città in cui un turista cammina per ore senza trovare un bar aperto o un bagno pubblico, non è tra le migliori da visitare, potendo andare in qualunque altra località del globo. Forse, allora, è arrivato il momento di decidere se veramente si vuole credere nel turismo come una voce capace di far crescere la città, e iniziare, quindi, a fare investimenti seri di tempo e di denaro, sia da parte pubblica che privata. Sempreché, questa città, abbia veramente voglia di crescere.