Lega Giovani, Crippa: «A certe dichiarazioni di Tajani e Gelmini mi metto le mani nei capelli».
Viterbo – Richiama un po’ alla mente cavalieri di altri tempi, armati di codice morale e di spada, destinati quasi sempre alle imprese impossibili. E un po’ la storia è proprio questa. Andrea Crippa, coordinatore prima dei Giovani Padani, ora della Lega Giovani a livello nazionale, la sua impresa impossibile, l’ha affrontata. Insieme a Matteo Salvini. Da quando la Lega aveva il 2, il 3 per cento e l’obiettivo era superare lo sbarramento per entrare nel Parlamento europeo. Missione compiuta. E la sfida continua. L’ impresa è sempre più a portata di mano. L’assicella si alza. Si punta ad andare oltre quel 5% delle europee. A conquistare l’Italia. La strada è lunga e in salita. Il codice morale è sempre lì, sotto il braccio. E Salvini lo trasmette a Crippa: «Quando ho incontrato per la prima volta Matteo Salvini – racconta il coordinatore nazionale della Lega Giovani all’incontro “I giovani passano per le istituzioni”a Viterbo – mi disse: ‘Della Lega non ci si serve, la Lega si serve”. Avviene sotto questo spirito la scalata di un partito che ha sempre tenuto a mente i suoi valori fondanti, e da qualche punto percentuale, ora guarda dal tetto del suo 36% la politica italiana. Da movimento territoriale confinato alla Padania, diventa una realtà politica nazionale. «Fratelli, sorelle, amicizia», sono le fiammelle sempre accese che accompagnano i militanti in questo lungo e tortuoso cammino. «Prima di essere un movimento politico – aggiunge Marco Pietrandrea, coordinatore regionale della Lega Giovani – siamo un gruppo di giovani che condivide certi valori: amicizia, lealtà, fratellanza. Solo così possiamo realmente innescare la rivoluzione del buonsenso». «Aiutarsi l’uno con l’altro, perché vince la squadra. I solisti nella Lega hanno vita breve», commenta Crippa «Se un giovane fa un errore, ha un momento difficile, ci deve essere al suo fianco uno di noi che lo sostiene. Ho iniziato a fare politica a 17 anni – spiega – oggi ne ho 32 e sono deputato». Un cammino accanto a Matteo Salvini: «Ha portato la Lega dal 5 al 36% – dice Crippa – ce l’ha fatta perché lavoravamo giorno e notte, 21 ore al giorno, iniziavamo la mattina presto con la rassegna stampa, finivamo alla sera con i comizi. Salvini ha fatto tanti sacrifici, ha messo da parte gli affetti personali, la fidanzata, i figli perché aveva capito che o ci provavamo adesso o era finita. O ritorniamo padroni del nostro destino, dei nostri territori, adesso, o soccombiamo. Il problema è che Roma ratifica tutto quello che viene deciso nei palazzi di Bruxelles. Loro decidono che moneta dovete spendere, che lingua dovete parlare, che cibo dovete mangiare. Hanno soldi, lobby, giornali, televisioni, una parte della magistratura. Ma noi siamo riusciti a far emergere certe posizioni che altrimenti erano silenziate. Siamo riusciti a far dire a Gunther Oettinger, “i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta. Come giovani stiamo lottando per riportare all’interno delle scuole e delle università il crocefisso, per celebrare la festa del Natale, della mamma e del papà, perché per noi la famiglia è formata da un papà e una mamma, un bambino può essere adottato da una mamma e un papà. Sono cose che ci hanno insegnato i nostri genitori, i nostri nonni. Vogliamo che nelle scuole siano introdotti i libri di Oriana Fallaci, la prima scrittrice libera che ha capito il pericolo che incombeva e incombe là fuori. In nome di un Dio, di una religione, ci sono persone che ci hanno dichiarato guerra. Quando vengono fatti attentati nelle metropoli, nelle capitali europee, non ho mai sentito qualche rappresentante dell’Islam moderato prendere le distanze. Non esiste l’Islam moderato. Per questo dal nostro punto di vista non devono più essere costruite né moschee, né centri culturali islamici, luoghi in cui vengono addestrati i futuri kamikaze. Non lo dico io, ma le cronache dei giornali. E all’interno delle moschee e dei centri culturali esistenti si deve parlare italiano, in modo che tutti possano capire cosa dicono. In parlamento abbiamo approvato la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole. A tanti ragazzi e ragazze manca la buona educazione, le buone maniere, come a quei delinquenti dei centri sociali che non perdono occasione di venire a romperci le scatole ogni volta che facciamo un gazebo o un’iniziativa. Con il decreto sicurezza controlleremo i centri sociali uno ad uno e chiuderemo quelli dediti alla delinquenza e alla nullafacenza».

Crippa si sposta, poi, sull’argomento occupazione, sul precariato, e il lavoro sottopagato. E torna la questione immigrazione: «Chi arriva dall’Africa ed è pronto a vendere il proprio lavoro a 3,50 euro all’ora, determina una concorrenza dal basso, perché anche tu o lavori a quelle cifre, o sei fuori e devi scappare. Questo è il tentativo che stanno facendo dai palazzi dell’Unione europea, perché ci vogliono sostituire: i giovani di Viterbo devono andare fuori e al loro posto arrivano i giovani bengalesi, cingalesi, nigeriani, che iniziano a stabilire le loro tradizioni. O rialziamo la testa o la nostra civiltà, la nostra cultura è finita.». Infine un passaggio sulla situazione politica: «Nei prossimi mesi dobbiamo decidere se andare da soli o male accompagnati. A volte certe dichiarazioni da esponenti di Forza Italia come Tajani, Gelmini, Micciché mi fanno mettere le mani nei capelli. Non mi sento rappresentato da questa gente. Ci sarà un ragionamento interno per capire con chi allearci. Non esiste più destra o sinistra, ma identitari, che vogliono riaffermare le proprie radici, vivere nel loro territorio, e globalisti che siedono nel PPE e nei socialisti dove c’è il Pd. Forza Italia siede vicino alla Merkel, e ha il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, che siede tra le file del PPE. Faremo una valutazione attenta, perché quello che decidiamo, lo dobbiamo rispettare». Conclude così Andrea Crippa l’incontro alla sala della Provincia. Accanto a lui il senatore Umberto Fusco a fare gli onori di casa. E proprio a lui Crippa fa un suo personale ringraziamento perché: «Un conto sostenere la Lega in Lombardia, un conto a Viterbo – dice -. Ricordo nel 2014 quando qui si muoveva tra lo zero due e il due per cento. In quel momento sostenere la Lega significava prendere sputi e insulti. E Umberto Fusco era qui a portare avanti il partito. Il mio rispetto per chi ha sostenuto la Lega in questi territori è maggiore». L’incontro è stato organizzato dal coordinatore provinciale di Viterbo della Lega Giovani, Giovanni Congedi che ha ricordato l’importanza di portare le nuove generazioni a sedere nei consigli comunali. «I giovani devono capire come funziona un Comune, quali sono i suoi organi, i tributi», afferma Congedi. Il coordinatore regionale Marco Pietrandrea, invece, racconta come è partita la sua avventura politica: “Negli ultimi cinque anni c’è più attrattiva tra i giovani verso la politica. Questo lo dobbiamo a quegli uomini capaci di rompere degli schemi. E per me l’uomo che ha fatto questo è Matteo Salvini. In lui ho visto delle qualità che sentivo di avere, ma che non riuscivo a far emergere. Lui mi ha fatto passare da passivo ad attivo. Noi giovani, che abbiamo scelto di restare sui nostri territori, siamo una grande valanga per il cambiamento. E ormai è partita». In sala molti gli intervenuti. Presenti consiglieri comunali, provinciali e assessori del comune di Viterbo. Il senatore Fusco, da parte sua, ha evidenziato i criteri con cui la Lega sta crescendo sul territorio della Tuscia: «Ringrazio tutti gli intervenuti, i consiglieri comunali, provinciali e il gruppo di giovani di Castel Nuovo di Porto che sono qui oggi a testimoniare che Viterbo non è conosciuta fuori solo per la macchina di santa Rosa, ma anche per la politica che facciamo fino alle otto di sera in una sala della Provincia. Continuiamo così – dice Fusco -. Vogliamo aggregare quanti più giovani possibili. Io sono contrario a prendere politici già fatti – prosegue – ne parlavamo prima proprio con Andrea Crippa. I politici che arrivano, che hanno già tutto e vogliono solo la sede, non è un’idea che ci piace. Si cresce insieme. Lo stesso Matteo Salvini è cresciuto nel vivaio della Lega. Lo ricordo quando a 37 anni era ancora responsabile dei Giovani Padani e stava a piazza Castello a Milano, dove un gruppo di noi viterbesi si era recato per una manifestazione, a difendere la casa dalle tasse».
Tiziana Mancinelli
info@quintaepoca.it