Home Attualità Aspettando Dies Natalis su uno scalino dalle 9 del giorno prima: due giovanissimi, i primi spettatori
Aspettando Dies Natalis su uno scalino dalle 9 del giorno prima: due giovanissimi, i primi spettatori

Aspettando Dies Natalis su uno scalino dalle 9 del giorno prima: due giovanissimi, i primi spettatori

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Viterbo, 2 settembre 2029 – Sono forse due giovanissimi di 12 e 14 anni i primi spettatori del trasporto 2026 della Macchina di Santa Rosa. Sono arrivati sul percorso alle 9 di stamattina, 2 settembre, posizionandosi sui gradoni della fontana di Piazza Fontana Grande, armati di zaini, ombrelli e quant’altro necessita a chi si prepara a una lunga attesa. Assicurano, infatti, che non si muoveranno da lì fino al passaggio di Dies Natalis, il giorno dopo, dalle 21. A breve li raggiungerà anche la madre. Viterbesi, non hanno in famiglia o nel giro di amicizie facchini o altri protagonisti dell’evento di questi giorni. La loro è una pura passione per la tradizione della loro città, trasmessa dalla madre che vede la Macchina sempre qui. La loro, però, è una testimonianza di quanto il Trasporto di Santa Rosa riesca a insinuarsi nei giovanissimi e a fare breccia nei loro cuori. Alcuni hanno in famiglia dei facchini, altri hanno semplicemente un papà, una mamma,  una nonna o un nonno che da sempre, ogni anno della loro vita, sono venuti ad aspettare nelle vie e nelle piazze viterbesi il passaggio della “macchina”. Altri sentono semplicemente quel magnete che il trasporto di Santa Rosa si sta rivelando per i giovanissimi, un valore e una passione spesso condivisa nella cerchia di amici. Ma quello dei legami familiari e parentali, è forse quel ponte che più di ogni altra cosa ha assicurato a una storia così antica, che si tramanda di padre in figlio, di continuare a muoversi, senza sentire il peso dei secoli che si porta addosso, anche nel terzo millennio, in un mondo completamente diverso da quello in cui essa è nata. Lungo il percorso della Macchina c’è un popolo che si rinnova di generazione in generazione. E se anche mutato nei volti, negli abiti, nelle tendenze, sta sempre lì.  Fiducioso nel futuro, quando quella torre illuminata, dirada la notte, e lascia intravedere  anche le cose impossibili. C’è chi, anche da adulto, continua a tornare qui perché vedere la Macchina che passa, è anche un po’ come stringere di nuovo la mano della mamma o sentirsi in cima alle spalle del papà, quando da bambino lo portava qui, ” a vedere i facchini”. C’è chi da grande se n’è andato in altre città, in altri paesi. E se c’è un giorno in cui decide di tornare a Viterbo, per respirare di nuovo “l’aria di casa” e della città in cui ha vissuto, quel giorno lì, è certamente il tre settembre.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.