Viterbo – Se le sardine cercavano il mare, a Viterbo lo hanno trovato, non quello di folla, ma degli acquazzoni che si sono alternati a pioggia più leggera per tutto il giorno fino alla sera, quando, alle 18.30 si sono ritrovati tutti a piazza delle Erbe. Nessun bagno di folla. La fontana è stato un po’ lo spartiacque del bilancio dei partecipanti: da essa fino a via dell’Orologio Vecchio la gente si è assiepata, regalando un bel colpo d’occhio, ma nella parte di piazza tra la fontana, il Corso e via Roma, è rimasta praticamente semivuota. Si stimano tra le 150 e le 200 persone. In ogni caso le sardine hanno fatto il loro buon esordio, considerando anche il tempo che, probabilmente, non ha aiutato. Una mano, invece, l’ha data la centralità del luogo scelto per l’evento. Ci sono state anche persone che, passeggiando in centro, si sono fermate a curiosare, ingrandendo lo “sciame delle sardine”. L’incontro si è aperto con la lettura di una poesia, essenzialmente basata su una metafora antisovranista: “Le sardine, tutte insieme, possono avvolgere i predatori – ha letto l’autore al microfono- accecandoli per non far vedere loro le rotte, siamo sardine libere e pensanti, non abbocchiamo a mille esche, alle reti delle propaganda, non siamo state allevate in nessun acquario di partito”, ma le loro idee politiche ce l’hanno: “Questo genere di sardine non si lega alle correnti verdi e nere – dice – ma nuota in direzione ostinata e contraria di piazza in piazza, conosciamo e rispettiamo le leggi del mare che molti uomini hanno dimenticato, non lo capiamo cosa sia un porto chiuso, noi sappiamo come è profondo il mare“, prosegue la poesia. Un altro ragazzo sale sul palco e parla: “Una comunità nazionale non è un insieme delimitato esclusivamente dalle frontiere come se l’Italia fosse un perimetro di filo spinato, all’interno del quale collocare localismi, egoismi, interessi particolari, spesso in odio anche tra loro, ma tenuti insieme da un odio più forte verso un ipotetico nemico esterno. Vogliamo sottolineare che non sono le esclusioni che determinano un’identità nazionale, lo spirito di comunità, ma i valori della nostra Costituzione che parla di pluralismo, rispetto della persona e della differenza tra culture. Questi elementi caratterizzano la nostra comunità. A questi sovranisti vogliamo dire che se c’è una comunità nazionale, è perché ci stanno piazze come questa, non perché qualcuno disegnerà frontiere, barriere e steccati. Non regaliamo nulla a questi signori”, dicono con chiaro riferimento ai sovranisti, “nemmeno l’inno nazionale”, e in piazza parte la musica, e iniziano a cantare “Fratelli d’Italia…”. Un altro ragazzo sale sul palco e dice: “Quando sembrava che non ci fosse più speranza, che la Lega avesse già vinto le elezioni regionali in Emilia Romagna, che le parole dell’odio, dell’ esclusione, avessero conquistato il cuore degli italiani, si è aperto questo spazio per parlare di fratellanza, dialogo, empatia, ascolto. Questo movimento nasce come anticorpo”. In piazza si sono visti anche Filippo Rossi, il consigliere comunale Giacomo Barelli, il presidente della Provincia, Pietro Nocchi.






