Sgarbi schiaffeggia la città, ma da Palazzo dei Priori nessuno fiata, Volpi (Pd): “Qualcuno ci dovrà spiegare quanto accaduto”
Nemmeno la furia di Vittorio Sgarbi riesce a “bucare” il muro di gomma dell’amministrazione Michelini.\r\n\r\nEppure il critico d’arte non ci è andato leggero: “incapaci, maleducati, non mi chiamate più, andate a quel paese” dice all’assessore Giacomo Barelli in una telefonata intervenuta durante la mostra a Firenze di Girolamo Ciulla, davanti alle telecamere di Repubblica, che ha poi diffuso il video.\r\n\r\nUna ripresa di pochi minuti, dove Viterbo esce fuori con le ossa frantumate e l’immagine stritolata sotto quel: “levate il mio nome da quella cazzo di città”, un commento che resterà nelle orecchie dei viterbesi per molto tempo.\r\n\r\nAgganciato il telefono, Sgarbi risponde ai presenti incuriositi, e arriva un altro “schiaffone”: “Questi non hanno una lira, a Natale vogliono fare delle cagate”, riferendosi, probabilmente, al Christmas Village Caffeina.\r\n\r\nIl poco edificante siparietto vola oramai da un giorno sul web, dove resterà per l’eternità a diffondere ovunque l’immagine di “una cazzo di città”.\r\n\r\nEppure da Palazzo Priori nessuno batte ciglio, nessuno fiata. Ad oggi non è pervenuta nessuna comunicazione ufficiale, né è stata presa alcuna posizione istituzionale, per spiegare l’accaduto, né per prendere, in qualche modo, le difese di una città che si sente comunque umiliata da dichiarazioni che hanno toccato la sensibilità di ogni cittadino, al di là di dove possano risiedere il torto o la ragione tra Sgarbi e Barelli.\r\n\r\nSull’episodio interviene il consigliere di maggioranza, Marco Volpi (Pd): “Dopo quello che abbiamo sentito, sarebbe opportuno che qualcuno ci desse delle spiegazioni su quanto accaduto. Una risposta istituzionale alle dichiarazioni di Sgarbi sarebbe stata altrettanto doverosa”.\r\n\r\nMa, per ora, ancora una volta, l’amministrazione Michelini non dà segnali della sua esistenza, eccetto qualche sporadica e mesta dichiarazione dell’assessore Barelli, sceglie la via del silenzio, quella che confeziona l’immagine di una città che supinamente accetta, dimenticando ogni sussulto di fierezza. Insomma una “cazzo di città”.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n