Coronavirus: contagi salgono a 6 mila. Compagnie aeree sospendono voli, catene commerciali chiudono i negozi.
Nazionale – Mentre sale il numero dei contagi arrivati a 6078, secondo la tv statale, e quello delle vittime con 132 decessi per coronavirus, l’organizzazione mondiale della sanità ha convocato una nuova riunione d’emergenza per stabilire se l’epidemia esplosa in Cina si configuri come un’emergenza sanitaria internazionale. Intanto la Farnesina si prepara a far rientrare gli italiani bloccati a Wuhan, organizzando un volo con l’Unità di Crisi che partirà il 30 gennaio. Finora nessun caso di coronavirus registrato in Italia. Lo stesso giorno il ministro della Sanità, Roberto Speranza, riferirà un’informativa urgente nell’Aula del Senato sulla situazione del coronavirus, decisa dalla conferenza dei capigruppo.
600 cittadini europei vogliono lasciare la Cina – 14 paesi, tra cui l’Italia hanno comunicato di avere in Cina cittadini da rimpatriare. Il commissario europeo per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic, ha dichiarato che ci sono “circa 600 cittadini europei che vorrebbero lasciare la Cina”.
Le compagnie aeree interrompono i voli – Tra le precauzioni adottate per restare fuori dal contagio ci sono quelli assunte dalle diverse compagnie aeree che hanno limitato le proprie tratte. La compagnia tedesca Lufhansa ha annunciato la cancellazione di tutti i voli verso e dalla Cina. Stessa cosa per la British Airways: “In seguito alle raccomandazioni del ministero degli Esteri – riporta la compagnia in una nota – abbiamo deciso di sospendere tutti i voli da per la Cina continentale con effetto immediato”. La misura sarebbe anche al vaglio della Casa Bianca.
Le grandi catene commerciali chiudono i loro negozi in Cina. Pronti a chiudere i propri negozi in Cina numerose grandi aziende. Ikea ha comunicato che chiuderà metà dei suoi negozi in Cina. Lo stesso farà Starbucks con i suoi 4.300 coffee shop in Cina: “Attualmente – comunica – abbiamo chiuso più della metà dei nostri negozi in Cina”. Pure McDonald chiude i suoi ristoranti in cinque città del Paese, le più colpite dal virus. La Toyota ha deciso di sospendere fino al 9 febbraio la produzione dei propri mezzi in Cina, proprio per evitare ulteriori contagi: “Considerati vari fattori, tra cui le linee guida dei governi locali e regionali e la situazione della fornitura di componenti, a partire dal 29 gennaio abbiamo deciso di interrompere le operazioni nei nostri stabilimenti in Cina fino al 9 febbraio”, ha annunciato il portavoce della casa automobilistica, Maki Niimi. “Monitoreremo la situazione e prenderemo eventuali ulteriori decisioni sulle operazioni il 10 febbraio”.