Politica fuori da consulta volontariato, opposizione: «Maggioranza Frontini non va fino in fondo».
Viterbo, 22 febbraio 2023 – “Se volete eliminare la presenza della politica all’interno della Consulta del volontariato, allora andate fino in fondo“: l’opposizione a Palazzo dei Priori gioca una magistrale partita sul nuovo regolamento portato in prima e in quarta commissione dalla maggioranza Frontini che vorrebbe ridurre il peso della componente politica all’interno dell’organo che raccoglie circa 70 associazioni del terzo settore. Tra le novità introdotte, c’è quella che riguarda il presidente della consulta, non sarà più un consigliere comunale nominato dal sindaco, ma un rappresentante delle associazioni votato dall’esecutivo della consulta, formato da tre consiglieri comunali senza diritto di voto, e da sette figure espresse dalle associazioni. E qui l’opposizione gioca la sua partita per “spuntare” l’efficacia dei “buoni”propositi della maggioranza Frontini. Lega, Fratelli d’Italia e Pd rilanciano e alzano il tiro: «Apprezziamo questo primo passo verso l’autonomia della consulta, ma facciamo una scelta coraggiosa – dice il consigliere comunale della Lega, Andrea Micci – Facciamo eleggere il presidente dall’assemblea. Perché con un’elezione di secondo grado si esclude sempre qualcuno», dice Micci, riferito al fatto che nel regolamento il presidente verrebbe eletto solo da sette persone e non da tutti gli iscritti alle associazioni, cioè dall’assemblea che rappresenta una platea molto più ampia. Così anche Laura Allegrini (FDI): «Con questo regolamento abbiamo un ibrido. Con questa elezione di secondo grado non si dà piena autonomia alle associazioni e si creano filtri che non dovrebbero esserci». La proposta finisce negli emendamenti, insieme all’altra che prevede di ridurre, da tre a due, i consiglieri comunali presenti nell’esecutivo, uno di maggioranza, uno di opposizione e il presidente della quarta commissione. Il posto lasciato libero andrebbe assegnato ai rappresentanti delle associazioni che da sette salirebbero a otto. La maggioranza boccia entrambe le proposte, e l’opposizione attacca: «Così avete tolto un posto alle associazioni», dice Matteo Achilli (FDI). Interviene anche Alessandra Troncarelli (PD): «Ci vuole maggiore democrazia nello scegliere chi dovrà fungere da famoso ponte tra consulta e amministrazione, cioè il presidente. Se verrà eletto dall’assemblea e non dall’esecutivo, ci sarà un partecipazione più ampia», dice Troncarelli che non si accontenta e alza ulteriormente il tiro proponendo, addirittura di togliere i consiglieri comunali dal quorum strutturale. Se non votano, perché devono essere considerati per la validità della seduta? È il ragionamento dell’ex assessore regionale. Ma il vero fronte su cui si prepara la guerra, è un altro: «Non sono state ascoltate tutte le associazioni. Solo 15 hanno inviato delle osservazioni. E le altre?», dice Matteo Achilli (FDI). Punto su cui batte anche Andrea Micci (Lega): «Bisognava aver coinvolto tutte le associazioni nel lavoro preliminare alla stesura del regolamento. Sedici associazioni sono venuta a sapere e hanno presentato delle osservazioni. Ma le altre? Così sembra che la loro opinione conti di meno e questo è grave. Do un consiglio – prosegue Micci – inviamo la bozza del regolamento a tutte le associazioni e rinviamo l’approvazione». Ma la maggioranza tira dritta e approva. Ora il regolamento passerà in consiglio comunale. Ma l’opposizione ha già segnato un punto a suo favore: se la presenza della politica, con il nuovo regolamento, è inferiore alla situazione preesistente, essa resta comunque superiore a quella che ha proposto l’opposizione, che così ha potuto chiudere la seduta, sostenendo che la maggioranza Frontini, che pure aveva preso l’iniziativa e si era mossa in questa direzione, non avrebbe voluto togliere la politica dalla consulta fino in fondo. Un esempio eclatante che nella vita tutto è relativo.