Una gestione liberale della città: la visione di Rotelli e Marini riscopre un linguaggio comune dietro le divisioni sul Teatro Caffeina
Nel solco della vicenda del teatro Caffeina se ne sono aperte altre. Forse è per questo che il dibattito, nonostante il sipario si sia alzato e chiuso in poco più di 24 ore, non accenna a diminuire. Su quello che oramai sembra diventato un palcoscenico “virtuale”, di “trame” se ne sono viste. Nella querelle tra comune di Viterbo e Fondazione Caffeina, si è inserita, per poi svilupparsi con vita propria, la “narrazione” di un centrodestra diviso in due: quello che ha visto nella chiusura del teatro una “vendetta politica” del comune, e chi, al contrario, una conseguenza inevitabile della doverosa applicazione delle regole. Sembrava che il “dramma” del centrodestra, infine, avesse aspettato proprio un teatro per lasciar cadere le maschere e incontrare il suo epilogo nel riconoscimento di una definitiva spaccatura. Ma se il teatro e la politica hanno avuto mai qualcosa in comune, quella è certamente la capacità di mettere in scena clamorosi, quanto inaspettati, colpi di scena.
E così, la vicenda che doveva dividere, potrebbe essere destinata nell’immediato futuro a riavvicinare certe posizioni, intravedendo dietro le varie dichiarazioni, forse solo apparentemente distanti, la possibilità di un linguaggio comune, soprattutto quando si va ad approfondire la visione di una gestione liberale della città, tra rispetto delle regole e libertà di iniziativa privata, espressa da Mauro Rotelli e Giulio Marini, prendendo le mosse proprio dalla vicenda del teatro Caffeina.

Mauro Rotelli: “Quello che dovremmo fare, è trasformare questo dibattito che ha scatenato tutta questa energia, non solo nella città, ma anche nel centrodestra, in una piattaforma elettorale comune per il capoluogo. Da un lato la posizione di Giulio Marini può apparire in difesa dell’amministrazione comunale, mentre la nostra sembra più allineata a quella di Viva Viterbo. Ma non è proprio così. Non tutto quello che viene da Caffeina è oro colato. Ma certamente avere investito in una struttura di questo tipo è positivo. Si parla di documenti mancanti, ma a mio avviso non dobbiamo scendere troppo nel dettaglio tecnico, quanto fare un discorso politico. Con il centrodestra una cosa del genere non è mai successa, né con Meroi, né con Gabbianelli, né con Marini. I sindaci si prodigavano su pratiche eccezionali come quella dell’apertura di uno spazio culturale e spesso se ne assumevano le responsabilità per rilasciare l’autorizzazione, oppure chiarendo in modo incontrovertibile che la cosa non si poteva fare. Sindaci precedenti si sono assunti la responsabilità di autorizzare anche comizi politici. Lo stesso spirito liberale è stato applicato quando è venuto Saviano, Travaglio, con un governo di centrodestra, con cui anche Caffeina non ha mai avuto alcun problema. Sono rimasto sorpreso che Giulio si sia calato nelle parti del tecnico, favorevole alla decisione del Comune, poiché lui stesso si è spezzato in quattro per concedere palchi e platee. La classe dirigente del centrodestra ha dimostrato negli anni di avere una marcia in più nella soluzione di questi problemi, che poi non sono neanche i più importanti che ha questa città. L’aspetto rilevante che dobbiamo far emergere da questa situazione è che, al di là del rispetto delle leggi, che nessuno ovviamente mette in dubbio, è che il territorio deve dimostrarsi competitivo nell’attirare imprenditori che scelgono la Tuscia perché riconoscono in essa un contesto idoneo a sviluppare i loro progetti. Ciò che è successo con il teatro Caffeina ci dà l’occasione di elaborare una proposta di tutto il centrodestra che definisca il rapporto tra cittadini e burocrazia. Questo è un tema fondamentale. Ognuno prima o poi ci si confronta: chi vuole mettere un’insegna, chi aprire una finestra, chi costruire una tettoia. Ognuno di noi deve fare i conti con la burocrazia. Sono centinaia le lamentele dei cittadini, che al comune di Viterbo non possono nemmeno ricorrere alle procedure on line nella misura in cui avviene in altri posti. La piattaforma del centrodestra deve partire da questo. Nei prossimi appuntamenti vogliamo mettere insieme tutte le forze e le capacità del centrodestra per elaborare un approccio diverso con la Pubblica Amministrazione. Ricordiamo che una serie di cose si possono anche autocertificare. Il comune può anche modificare, sempre nel recinto della legalità, delle leggi. Liberalizzare e autocertificare quanto più possibile. La burocrazia è un problema. Chi ha un sentimento liberale a favore dell’impresa deve fare in modo che tali ostacoli vengano superati. Da questa vicenda dobbiamo trarre l’occasione, quindi, per definire una piattaforma su cui possa ritrovarsi tutto il centrodestra. Un solo centrodestra, non due. La burocrazia soffoca la gente. Le regole sono regole, ma ci sono procedure che possono essere agevolate. I territori si fanno concorrenza proprio su questo: sulla capacità di snellire le procedure e creare le condizioni affinché si creino questi progetti. L’imprenditore, in questo modo, trova un ecosistema interessante. Questa occasione, quindi, deve servire per tornare a dialogare in un centrodestra unito che riesce a trovare una serie di strumenti comuni della semplificazione. Pensiamo in futuro a fare un tavolo unico, dove questa visione possa diventare un patrimonio di tutti per poi essere presentata ai cittadini. Fdi ha già pronta una piattaforma di proposte. Questa è la sfida che vogliamo raccogliere: semplificare per rendere il territorio più appetibile agli imprenditori.

Giulio Marini: “Nella mia visione liberare della città ci sono le regole e vanno rispettate. Si lavora per arrivare al traguardi nel rispetto delle regole. L’ex assessore Paolo Muroni, che aveva esperienza specifica in questo campo, era incalzato dagli eventi, ma si impegnava in maniera preventiva per dare alla città quel risultato. Tutte le varie manifestazioni che ci sono state nella città di Viterbo, vedevano la partecipazione attiva del comune, affinché si potessero svolgere le iniziative, rispettando le regole. Questo è importante. Le regole devono essere rispettate. Ma l’amministrazione deve valutare continuamente le iniziative e cercare di assisterle. Nel caso del Teatro Caffeina sono arrivati a un punto che non c’era più lo spazio per risolvere il problema. Sarebbe stato diverso se, fin dall’inizio, ci fosse stato un dialogo fattivo tra amministrazione e proponente. Noi così abbiamo fatto sempre con tutti: con Caffeina, con Tuscia Opera Festival, e con molte altre iniziative. Se c’era un valido progetto, si sposava e si portava a compimento. Con questi presupposti si riescono a dare delle risposte ai privati. Quando c’è stato il funerale della cultura per il cinema Trieste, che era un’attività privata, ero io il sindaco e mi sono fatto trovare a Piazza del Comune ad aspettare le proposte, non mi sono chiuso dentro una stanza. Questa è la differenza che può esserci dal punto di vista politico tra chi ha una formazione liberale e chi no. Chi è depositario della materia si mette a disposizione del proponente per risolvere i problemi. Con la vicenda esplosa tra l’amministrazione Michelini e il Teatro Caffeina, invece, sembra di vedere due binari paralleli che corrono vicini, ma non si incontrano mai. Altrimenti non avremmo assistito alle vicende di questi giorni. L’amministrazione deve accompagnare il percorso progettuale affinché o non ci si arrivi per niente o ci si arrivi con una soluzione. Caffeina nei 5 anni di crescita che ha avuto durante il mio mandato, ha potuto parlare liberamente di tutto l’arco costituzionale. Non abbiamo creato loro mai il minimo disturbo. In città si poteva discutere di tutto senza conseguenze per nessuno. Questo vuol dire essere liberali.
Tiziana Mancinelli
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