Daspo urbano: molto fumo e poco arrosto. Fanelli: “Mai applicato in un anno perché non ci sono stati casi”
Viterbo – Daspo urbano: propaganda o reale necessità? Che a Viterbo ci siano zone calde non è un segreto. Frequentemente le pagine della cronaca locale si riempiono con risse e disordini soprattutto nella zona intorno al sacrario e San Faustino. Nonostante ciò, il primo daspo urbano a Viterbo, nonostante la presenza di un regolamento che lo prevede da circa un anno, è stato applicato solo la notte del 4 settembre. Come mai? Lo spiega il vice comandante Fanelli: “È utile soprattutto alla Questura che fa il servizio di notte. Noi di giorno, non incontriamo spesso le casistiche in cui è previsto. Anche la Questura ne ha fatti sette o otto”. Dunque non sarà il daspo a cambiare il volto di una città che sembra sempre più turbolenta. Da qui la sottolineatura delle opposizioni in consiglio comunale del taglio propagandistico con cui sarebbe stato annunciaro dall’assessore leghista, Claudi Nunzi, “Il primo daspo urbano. Renderemo Viterbo una città sicura senza se e senza ma”, campeggia sul sito del Comune. “Assessore Nunzi – dice Minchella – deve stare più attenta alla comunicazione perché c’è il rischio di far passare un messaggio sbagliato e cioè che il daspo non sia stato mai applicato finora per negligenza della precedente amministrazione. Il vice comandante, invece, ci spiega che non ci sono state reali necessità. È sbagliato far pensare che oggi l’assessore Nunzi fa applicare la legge, e chi c’era prima non lo faceva. Il rispetto della legge non passa per l’assessore Nunzi”. “Non ho mai detto che chi c’era prima di me non l’ha voluto applicare”, risponde Nunzi. Lo stesso vice comandante Fanelli dichiara: “È una legge fatta soprattutto per le grandi città, dove ci sono stazioni e metropolitane dove spesso i barboni sostano e impediscono l’ingresso. Dissi, già a suo tempo, che questa legge era fatta per Roma, Milano, con stazioni e metropolitane dove sostano i barboni di traverso sui corridoi impedendo l’accesso. A Viterbo dovrei trovare uno sdraiato davanti a Porta Romana o Porta Fiorentina. Ma lo avete visto mai? Non è facile incorrere in queste violazioni ecco perché non lo abbiamo mai fatto”. Il daspo del 4 settembre rischia, quindi, di restare un caso isolato, e non il primo di una lunga serie per ripristinare ordine in città. Insomma più fumo che arrosto. Una “nube” che, secondo l’opposizione, sarebbe stata buttata sugli occhi dei viterbesi per far capire che qualcosa è cambiato. Ma “il primo daspo urbano”, secondo l’analisi del vice comandante, rischia di essere pure l’ultimo, visto che non ci sono grandi stazioni, né metropolitane e che sarà pure difficile, se non impossibile, applicarlo a chi pratica commercio abusivo. “Come mai in data 14 luglio quando sono stati sequestrati articoli venduti abusivamente non è stato praticato il daspo?”, chiede Massimo Erbetti (M5S)?“ “Perché sono scappati e hanno lasciato la merce. Capita nove volte su dieci – dice il vice comandante Fanelli – Queste persone si danno alla fuga e sul posto troviamo solo il materiale. Insomma il daspo del 4 settembre rischia di essere più unico che raro e di lasciare sul campo una striscia inesauribile di polemiche. Quella più accesa riguarda la procedura messa in atto. “Perché non è stato firmato dalla dirigente?” chiede Lina delle Monache. “È una semplice comunicazione firmata dal collega Vincenzo Piegentili – dice Fanelli – che in quella circostanza era l’ufficiale più alto in grado e aveva pieno titolo di fare quella comunicazione”.
La firma di Piergentili spicca sulla comunicazione inoltrata il 5 settembre alla Questura relativamente al daspo. “Perché il comandante non è stato avvisato?”, chiede Delle Monache. “Non c’era in servizio era in ferie”. Non era necessario informarlo. Se non c’è il comandante in quel momento, firma l’ufficiale più alto in grado. Sono soltanto delle formalità. Non c’è bisogno della firma del comandante. Tante cose facciamo noi, non è che dobbiamo costantemente dire tutto al comandante. Questo provvedimento è una normale attività, una sanzione tra virgolette accessoria equiparabile a una violazione del divieto di sosta. Se il comandante in ufficio non c’è, si barra il suo nome e firma l’ufficiale più alto in grado”. Conclude Fanelli. La vicenda sembrerebbe chiarita. Se non fosse che il comandante Mara Ciambella apprese le dichiarazioni rilasciate dal vice ha esibito il cartellino da dove risulta che era in servizio il giorno 5 settembre dalle 8,40 alle 18,11 (leggi l’articolo)