Consiglieri da 2.468 voti, ma a Tajani ne arrivano solo 666. Resa dei conti a Forza Italia?
Viterbo – A Forza Italia potrebbe esserci un problema. Innanzitutto “matematico”, che diventa anche politico. Al capolista Antonio Tajani, big azzurro dall’inizio della storia del partito, vanno su Viterbo città “solo” 666 voti. I conti non tornano. Ma a qualcuno sì. Forza Italia alla competizione elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Viterbo conquistò 4.298 preferenze personali con i candidati consiglieri. Se tutti fossero nuovamente scesi in campo per le europee, ad Antonio Tajani sarebbero arrivati “circa” 3.632 voti in più. E, invece, il presidente uscente del parlamento europeo prende un consenso pari a quello di un consigliere comunale, ma a sostenerlo in questa sfida verso Bruxelles sarebbero dovuti essere ben 6: Elpidio Micci, Antonella Sberna, Giulio Marini, Paola Bugiotti, Matteo Achilli, Paolo Muroni, Isabella Lotti. Per rendersi conto dello scenario che è uscito fuori ieri dalle urne per il partito a livello cittadino: Tajani prende 666 preferenze, alle elezioni comunali dell’anno scorso uno come Elpidio Micci totalizzò 827 voti; una come Antonella Sberna, ribattezzata “miss preferenza” portò in dote 726 voti; c’è poi Giulio Marini con 356 voti personali; Isabella Lotti 473 voti. La lista è lunga. Il totale pure: 2.468 voti espressi “solo” dal gruppo consiliare di Viterbo, di cui solo una piccola parte è arrivata ad Antonio Tajani. Gli scenari che possono ipotizzarsi in politica sono sempre molteplici, a volte anche apparentemente bizzarri. Quello, però, che sembra emergere in questo caso pare proprio essere solamente uno: il gruppo consiliare di Palazzo dei Priori, a giudicare dai risultati, non si sarebbe messo in campo per sostenere il capolista e il partito. Perché? Una domanda che dovrebbe essere messa sul tavolo delle riflessioni post voto, oltre a quelle riguardanti il calo fisiologico di un partito che a livello nazionale mantiene come unico riferimento un leader che ha oramai terminato la sua seppur lunga e scintillante parabola. La politica, del resto, ha i suoi cicli, non risparmia nessuno. Ogni partito è destinato a crescere e a morire. E per ogni realtà che si spegne, un’altra sale sulla scena. È una ruota, che chi fa politica conosce e accetta. Ma qui, sul voto europeo espresso a Viterbo città, pare sia girata un altro tipo di ruota: e qualcuno, evidentemente, c’è finito “politicamente” sotto. Certo è che se i consiglieri comunali di Palazzo dei Priori avessero portato anche una piccola parte delle proprie preferenze personali al numero due di Forza Italia, oggi staremmo a parlare di altri numeri. E invece Tajani a Viterbo città non riesce a portare a casa nemmeno un valore a 4 cifre. A differenza di Matteo Salvini e Giorgia Meloni capolista rispettivamente per Lega e Fratelli d’Italia. Il primo a Viterbo totalizza una valanga di voti: 5.251 voti, mentre la seconda ne totalizza 1.295. Su Viterbo Forza Italia, che nelle scorse elezioni comunali ha pure puntato i piedi per esprimere il sindaco del capoluogo, finisce al terzo posto dopo Lega, primo partito, e Fratelli d’Italia secondo. Un fallimento politico, grave, proprio perché si avevano in mano le leve del potere, gli strumenti per costruire in questi mesi un consenso diverso, con una storia che ha visto Forza Italia imporsi in modo importante nella Tuscia, anche, a volte, in controtendenza al declino a livello nazionale degli ultimi anni. Un fallimento decretato, forse, dai propri uomini e donne, quelli che sul territorio esprimono i voti, danno linfa al partito, senza la quale, esso muore. E quel 5,90% su Viterbo alle europee, al di sotto addirittura alla già deludente media nazionale del 6,25%, è già un piede nella tomba. Sicuramente un campanello d’allarme da non sottovalutare, se Berlusconi vuole continuare ad avere una rappresentanza nella Tuscia degna di nota. Un allarme fatto suonare piuttosto platealmente in casa propria da chi, nonostante il week end piovoso, almeno con la mente, potrebbe aver pensato di farsi un giretto al mare.