Viterbo – Rilancio del centro storico: se ne continua a parlare. Ieri la tematica è stata argomento di un consiglio comunale straordinario. Diversi gli ordini del giorno da parte di maggioranza e opposizione. Molte idee, tanta buona volontà. Ma alla fine le cose sono sempre le stesse, dette e ridette, e la politica rischia di girare in tondo alla questione all’infinito senza mai entrarci veramente dentro. Almeno finché non si formerà in consiglio comunale una volontà veramente chiara di prendere il toro per le corna e magari affidare ad esperti la stesura di un progetto strategico che intersechi tra loro tutte le dimensioni che concorrono a formare il “sistema” centro storico. Un piano, a dire il vero, già c’è ed è il master plan redatto durante l’amministrazione Michelini che, almeno nelle linee generali, potrebbe costituire il cruscotto per un rilancio del centro storico. Tra tante chiacchiere del consiglio comunale di ieri, una cosa concreta, alla fine, è uscita fuori: l‘ordinanza del sindaco Giovanni Arena che punta a riconquistare il decoro urbano partendo dal comportamento dei cittadini. Fino al 6 gennaio 2020 sarà in vigore “il divieto di sedersi, sdraiarsi e dormire sul suolo pubblico o ad uso pubblico; sulla soglia, sulla pavimentazione, sui muretti, sui gradini posti all’esterno degli edifici pubblici e privati, scolastici ed universitari, dei monumenti e dei luoghi di culto; sugli spazi verdi, sugli arredi urbani“. Per quanto riguarda le panchine il divieto è limitato alla possibilità di sdraiarsi e dormire. Vietato anche “mangiare e bere occupando con alimenti, contenitori, sacchi, carte o altri oggetti il suolo pubblico o ad uso pubblico, le soglie, le pavimentazioni, i muretti, gli arredi urbani, i gradini posti all’esterno degli edifici pubblici e privati, scolastici ed universitari, dei monumenti e dei luoghi di culto“. L’ordinanza impone ai “titolari degli esercizi commerciali di esporre in vetrina, e comunque in maniera ben visibile dal pubblico all’esterno, l’avviso recante i divieti contenuti nell’ordinanza”. Per chi viola il divieto è prevista una sanzione da 25 a 500 euro.