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Talete, il consiglio comunale vota contro l’ingresso di soggetti privati.

Talete, il consiglio comunale vota contro l’ingresso di soggetti privati.

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Viterbo – Il consiglio comunale vota all’unanimità per impedire l’ingresso di soggetti privati in Talete  anche con quote minoritarie. Vietato anche cedere a soggetti privati servizi inerenti la gestione idrica. Il sindaco di Viterbo, socio con il maggior numero di quote, dovrà  farsi portavoce di questa istanze alla prossima assemblea dei soci. Ma non solo. Il consiglio comunale chiede al sindaco di attivarsi presso la Regione, affinché intervenga con contributi dalla fiscalità generale per sostenere l’Ato debole, presso Arera affinché venga erogato in tempi brevissimi e certi il mutuo perequativo di 35 milioni di euro che avrebbe dovuto essere già concesso, dopo l’aumento tariffario effettuato da gennaio 2019, ma di cui a tutt’oggi non vi è traccia. L’ultima cosa che chiede il consiglio comunale al sindaco è quella di attivarsi  per trasformare  Talete da società di diritto privato a società di diritto pubblico. Queste sono le conclusioni tirate al termine di una seduta piuttosto tranquilla, in cui ognuno ha espresso il proprio pensiero, per scoprire che dai banchi della maggioranza a quelli dell’opposizione c’è una sostanziale e omogenea critica all’attuale situazione in cui si trova Talete. Da registrare, in particolare, il malcontento e l’irritazione per quell’aumento tariffario votato a gennaio 2019 e caricato sulle spalle dei cittadini, affinché si potesse accedere a un mutuo di 35 milioni di euro che non è mai arrivato. Non fino ad oggi.  Si è recepito, in sostanza, il documento presentato da Massimo Erbetti (M5S) con le opportune integrazioni, come quella di impegnare il sindaco ad attivarsi presso Talete affinché non proceda con il distacco delle utenze domestiche morose non colpevoli, ma applichi solo una riduzione del flusso. Il consiglio comunale ha impegnato il sindaco anche a votare contro ogni ulteriore aumento delle tariffe e se il mutuo perequativo di 35 milioni di euro non sarà erogato entro il 31 dicembre 2020, si dovrà tornare alle tariffe antecedenti l’aumento. La lievitazione  delle bollette è stato il punto più dibattuto in consiglio comunale. Un “rospo” difficile da digerire pure dalla politica che l’ha dovuto imporre ai cittadini. “Sono state aumentate le tariffe per accedere a un finanziamento di Arera – aveva esordito Erbetti a inizio seduta -,  ma è passato un anno e di questi 35 milioni di euro non si è visto nulla. Una società che fattura 32 milioni di euro è stata costituita con un capitale di 400 mila euro. È ridicolo. Nessuna banca ti dà accesso al credito. Chiedo un ritorno all’acqua realmente pubblica. Talete perde perde 8 milioni di euro all’anno dalle condutture. Il presidente Bossola deve rispondere ai soci e non ai cittadini: questa è la differenza tra una società di diritto pubblico e una di diritto privato. Né Bossola, né Parlato ci hanno dato  il piano industriale. Il mio timore è che quei 35 milioni di euro servano solo a tappare  buchi“. Dura critica pure da Chiara Frontini (Viterbo 2020):Con l’aumento delle tariffe avete chiesto ai cittadini di pagare i debiti che Talete ha con i Comuni, ossia, sempre con i cittadini. Già a monte c’era il danno e la beffa. Non solo bisogna tornare indietro con  l’aumento delle tariffe, ma bisogna anche dire dove vogliamo portare questa società”.

“Sono orgoglioso di avere varato un modello di gestione pubblica dell’acqua – ha detto  Marini come capogruppo di Forza Italia che fu promotore della nascita di Talete -.  Forse, però, alcuni sindaci non sono stati consequenziali, non sottoscrivendo le relative quote.  Ricordo che c’è una legge Galli che può essere modificata, ma non è stato fatto.  Il 28 dicembre scorso,  su delega del sindaco Arena, ho votato il piano industraile di Talete. Credo di avere fatto la cosa giusta per cercare di risanare la società. Da sempre abbiamo evidenziato alla Regione che l’Ato costituito era debole. Ma gli interventi effettuati, sono stati residui. Oggi la regione Lazio sta investendo su Cobalb.  Dobbiamo fare una battaglia chiara nei confronti di chi deve intervenire. Dobbiamo cercare di ottenere investimenti dalla Regione. Altrimenti questa situazione finirà per diventare l’anticamera della privatizzazione. Mi trovo dalla stessa parte di Erbetti”, ha concluso Marini.  Parla anche il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Bianchini: “Un anziano a cui stacccano l’acqua per una bolletta di 30 euro, denota un problema sociale. Si è preferito fare una società di diritto privato a capitale pubblico per salvaguardare i bilanci dei Comuni, essendo così garanti della società stessa.  Qui, però, c’è stato il primo inghippo: erano tutti d’accordo, ma al momento di tirare fuori i soldi, alcuni si sono rimangiati la parola.  Così è iniziato il percorso che ci ha portato dove siamo oggi. La società pubblica è la formula che prediligo. In un momento come questo- ha proseguito Bianchini – in cui la società necessita di una ricapitalizzazione importante  il comune di Viterbo dovrebbe mettere 8 milioni di euro. E dove li andiamo a prendere? Ci hanno fatto votare l’aumento dell’acqua e i 35 milioni di euro Arera non ce li ha dati. Ci hanno preso in giro. La regione Lazio fino ad oggi si è lavata la coscienza e si è completamente disinteressata dell’auto debole“. Bianchini pone, poi, sul tappeto un’altra questione importante: il Tar ha dato una sospensiva ai Comuni che non sono entrati in Talete. Il 4 febbraio il Tar entreà nel merito, se verranno sospesi i commissariamenti dei Comuni che non sono entrati, salteranno tutti i conferimenti. Farnese fa pagare al cittadino 0,70 centesimi al metro cubo di acqua. Entrando in Talete dovrebbe far pagare 1,60 euro. Se il Tar dovesse dire al comune di Farnese che può non entrare in Talete, si creerà  un vulnus. Salterebbero tutti i conferimenti dei Comuni”. Critica pure la Lega con il capogruppo, Andrea Micci: “Abbiamo capito che nel corso degli anni questa società non è stata gestita in maniera efficiente. Il piano del presidente Bossola non ci convince: anziché chiedere i soldi ad Arera li chiede ai Comuni”.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.