Annibale Marini: “Un Parlamento illegittimo non può fare riforme, siamo alle barzellette”
C’è un motivo per cui la riforma costituzionale di Renzi dovrebbe essere cestinata senza nemmeno essere letta. Lo afferma Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale e del comitato nazionale per il “no” alla riforma, ospite di Forza Italia presso la sala della Provincia di Viterbo.\r\n\r\nIl motivo è che “questa è una riforma deliberata da un Parlamento illegittimo”, spiega Annibale Marini, “cioè un Parlamento eletto con due leggi dichiarate incostituzionali dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale”. Altro che “riformare” la Costituzione, secondo il giudice Marini “Il Parlamento deve essere sciolto. Bisogna andare dal Presidente della Repubblica – continua – che deve scioglierlo. Il principio di continuità dello Stato opera solo in casi di atti di necessità e urgenti, di certo non per fare riforme che sarebbero illegittime già alla nascita”. Accanto al presidente Marini, c’è Francesco Battistoni, Mario Abbruzzese consigliere regionale, Dario Bacocco, coordinatore provinciale di Forza Italia, Giovanni Arena, coordinatore comunale, Sandrino Aquilani consigliere provinciale. Assente il capogruppo in consiglio comunale, Claudio Ubertini. Il consigliere comunale Giulio Marini, Umberto Fusco, coordinatore delle province del Lazio ed Enrico Contardo, responsabile enti locali di Noi con Salvini siedono, invece, tra il pubblico, piuttosto scarno. Sulle poltroncine della sala della provincia si contano facilmente non più di quaranta persone. Immagine fedele di un partito profondamente diviso, che ha anche perso la capacità di traino dei tempi migliori. “Ringrazio tutti quelli che si stanno avvicinando al partito – dice Arena – soprattutto giovani”, che ieri sera devono avere avuto altri impegni. Del resto “è venerdì”, fa notare il coordinatore provinciale Dario Bacocco e “siamo al centro storico”. Assente anche il presidente provinciale di Viterbo del comitato per il no, Fabrizio Fortini.\r\n\r\nI motivi del no alla riforma Renzi, per Annibale Marini, che si è ripromesso di fare un intervento breve, chiaro e conciso, poiché “dopo un po’ l’attenzione cala”, sono numerosi, anche per chi ha deciso di non entrare nel merito della riforma, ma solo di girarci intorno per chiarirne il contesto, non meno importante, in cui essa nasce. E che vede “un presidente del consiglio, Matteo Renzi, ergersi a paladino di una fazione, quella del sì, quando il suo ruolo dovrebbe tenerlo fuori dalla disputa”, afferma con veemenza Marini. “Lo ascoltiamo tutti i giorni fare campagna elettorale per il fronte del sì, ma non può farlo. Piero Calamandrei, grande giurista e spirito democratico disse: “Quando l’assemblea Costituente discuterà la Costituzione i banchi del governo dovranno essere vuoti, intendendo con questa espressione che chi vi siede deve restare zitto. Il nostro presidente del consiglio forse non conosce Alcide de Gasperi che intervenne nell’assemblea costituente una sola e unica volta quando si parlò di rapporti tra stato e Chiesa. Quando interviene il governo in una campagna elettorale ha mezzi che i comuni mortali non hanno. La Costituzione non è un affare del governo, ma del popolo. E Renzi, invece, parla al governo della riforma, quando non dovrebbe parlare per niente. La Costituzione è una cosa seria, sopravvive per sempre e oltre il governo. Ma stiamo scherzando!”; esclama, “La Costituzione si può revisionare, direi che è anche doveroso farlo, cioè modificare alcuni suoi punti, ma non riformare, qui sono stati modificati ben 47 articoli, si è addirittura cambiato il quadro della Costituzione. Hanno inserito anche la clausola “Vampiro” che calpesta l’articolo 5 e permette allo Stato di divertirsi, prendendosi le competenze degli enti locali. Si calpesta il concetto di autonomia locale, e si va in contrasto con uno dei principi della Repubblica. E non dimentichiamo che quelli che oggi votano sì alla riforma, sono gli stessi che dicevano che la nostra Costituzione era la più bella del mondo. Oggi, per giustificare la loro scelta di cambiarla, dicono che è bella solo fino a un certo articolo, poi non è più bella. Siamo arrivati alla barzelletta. Ma sono riusciti a dire una cosa ancora più divertente e cioè che i costituenti quando l’hanno scritta, già volevano che fosse modificata perché hanno previsto il procedimento di revisione, che, invece, accompagna tutte le leggi meno che una, molto antica, le dodici tavole”. Infine Annibale Marini fa un rapido passaggio sulla complessità della scheda referendaria: “Chi entrerà nella cabina per votare dovrà chiedere aiuto a Dio, se credente, o a un mago per capire cosa vuole dire”.\r\n\r\nAnche la Boschi è riuscita a dire che la riforma è scritta male, ammettendo: “Se l’avessi fatta io, l’avrei scritta diversamente. Per concludere – osserva Marini – questa riforma viola il principio fondamentale della democrazia che è quello per cui le cariche elettive in Parlamento devono essere scelte dai cittadini. Ma sono riusciti a scrivere nella riforma che i senatori, nominati tra sindaci e consiglieri regionali, sono eletti in conformità alla volontà degli elettori. Secondo me, nemmeno Renzi ha capito cosa vuol dire. I nostri figli hanno diritto a una Costituzione degna di questo nome non di un pasticcio simile”.\r\n\r\nIl contributo di Annibale Marini al fronte del “No” è stato preceduto dall’intervento di Mario Abbruzzese: “Votiamo no, non per mandare a casa Renzi, ma per evitare un danno profondo che questa riforma farà al nostro Paese, alle istituzioni e alle imprese. Una riforma che non unisce, ma divide, fatta con il cambio di casacca di 244 persone con un Parlamento delegittimato. Crea un premierato fortissimo. Non è vero che il Senato non c’è più, continua ad esistere, ma viene espropriato il diritto dei cittadini a scegliere i propri senatori che non saranno più eletti, ma nominati dal premier”.\r\n\r\n“Renzi ce l’ha con me – dice, invece, ironicamente, Giulio Marini – sono stato presidente della Provincia e ora taglia le province, sono stato senatore e ora dice che taglia il Senato, mi sono dovuto dimettere da senatore perché ero anche sindaco, e ora invece ufficializza la doppia carica sindaco – senatore al Senato”.\r\n\r\n“La gente è arrabbiata, dice sempre no, speriamo che ora lo dica anche in occasione del voto sulla riforma costituzionale”, dice Sandrino Aquilani. Anche a Giovanni Arena la riforma non piace: “Crea un premier con una concentrazione di potere tale da incidere in modo significativo sui punti più importanti del sistema democratico costituzionale”.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli