Romoli (FI): “Il fascismo lo abbiamo in casa”. Opposizione “silenziata” a colpi di maggioranza.
Viterbo – Bilancio di previsione votato a colpi di maggioranza di centrosinistra nella seduta di ieri del consiglio provinciale. A nulla sono valsi i 2.000 emendamenti presentati dall’opposizione con “dichiarato intento ostruzionistico” finalizzato a fermare l’approvazione di un documento che impegnerà la spesa pubblica per i prossimi anni, decidendo, quindi, le relative politiche, a circa una settimana dal rinnovo del consiglio provinciale, cioè di un cambio di maggioranza. Duemila emendamenti dichiarati inammissibili. In una manciata di minuti finiti nel trita carta. Romoli cerca di guadagnare tempo chiedendo di analizzare in modo analitico il bilancio di previsione. Ma la maggioranza risponde nuovamente picche. Non si può fare. L’opposizione di centrodestra chiede di analizzare il Dup. Niente, non si può fare nemmeno questo. Pure i termini ci stanno tutti secondo il segretario generale: la mail dell’avviso di deposito degli atti di bilancio non è arrivata 15 giorni prima ai consiglieri provinciali di opposizione. Ma il segretario dice di averla mandata al Comune dove Romoli è sindaco, e quella vale per tutti gli altri consiglieri provinciali. Grancini ribatte che lui non l’ha ricevuta e ne aveva il diritto, ma non importa a nessuno. Si va avanti con l’approvazione del bilancio: veloci come un treno. Non si era mai visto un’iter di bilancio così rapido. Palazzi (PD) assicura che il documento si potrà discutere “in sede di assemblea dei sindaci”. Peccato che l’assemblea dei sindaci non c’è: il Pd ha perso i numeri anche lì e alla prima convocazione il numero legale per la regolare costituzione dell’assemblea non c’è. Diversi comuni della Tuscia sono passati dal centrosinistra al centrodestra. E i sindaci di quest’ultimo schieramento non si sono presentati a Palazzo Gentili. Un chiaro “messaggio” al presidente della provincia che l’aria è cambiata. Presenti, ieri, un terzo dei sindaci che, però, tutti insieme, non rappresentavano il 50% più uno della popolazione. L’assembla avrebbe dovuto dare un parere obbligatorio, anche se non vincolante, sul bilancio di previsione. Ma il quorum non è stato raggiunto, a riprova che il centrosinistra non rappresenta più la maggioranza dei cittadini nella Tuscia. Anche se, la legge Delrio, permetterà al presidente Nocchi (PD) di continuare a governare la Provincia a colpi di decreti presidenziali, pure senza l’appoggio del consiglio provinciale. Insomma, un uomo solo, alla guida di un’istituzione democratica che dovrebbe esprimere una rappresentanza popolare ben più effettiva ed ampia. Colpa non certo di Nocchi, ma della folle riforma delle province, che avrebbe dovuto traghettarle verso l’abolizione, ma che, invece, sono rimaste in vita, governate da una normativa che dire scellerata è poco. Oggi, intanto, l’assemblea dei sindaci tornerà a riunirsi in secondo convocazione con un quorum più basso. Durante il consiglio provinciale di ieri, Alessandro Romoli non ha risparmiato nemmeno un colpo alla maggioranza di centrosinistra. “In sede di approvazione del bilancio – ha detto a margine del consiglio – mi è stata tolta la parola dopo 20 minuti di intervento cumulativo. Mi è stato detto che il tempo era esaurito. Dico solo una cosa: la scorsa settimana abbiamo votato in consiglio provinciale una mozione contro il fascismo. Ma, forse, il fascismo lo abbiamo in casa”.