Coronavirus, Toto’s: “36 persone in cassa integrazione”. Allarme economia.
Viterbo – Non c’è solo il conteggio dei contagiati, di chi è in quarantena, positivo, guarito o deceduto, che minuto dopo minuto lampeggia sul tabellone del destino. C’è un altro lamento, strisciante, finora smorzato dalla paura del contagio, dal rumore delle morti, dalla sofferenza delle terapie intensive, con pazienti intubati che cercano di respirare. Un lamento che, quando tutto questo sarà finito, diventerà un grido di dolore, esploderà in tutta la sua gravità, e nelle sue drammatiche conseguenze. Perché ad essere contagiata, con danni che potrebbero rivelarsi irreparabili, è tutta l’economia italiana, quella che dovrà “sfamare” gli italiani che riusciranno a superare l’ondata dell’infezione e che, se si fermerà, produrrà, anch’essa, come il virus, delle morti. Sembra uno scenario apocalittico: gente che muore di fame. E, forse, sarà anche un’ipotesi un po’ forte. Ma se l’economia italiana cadrà a pezzi, quella fascia di povertà, già parecchio numerosa prima del coronavirus, aumenterà vertiginosamente. Senza scampo. Senza poterla arginare. L’Italia rischia di precipitare in un baratro senza fine. Perché dal coronavirus ci si può salvare, infine. Dalla fame, quando non c’è più nulla, dalla disoccupazione, quando non c’è più chi ti dà un lavoro, dal fallimento, quando la tua azienda diventa un malato terminale, non ti salvi. Ed, ecco, dunque, che accanto all’Italia “Zona protetta”, c’è chi chiede con forza aiuti economici per ripartire quando l’emergenza sarà finita. Aiuti che non si possono solo annunciare, né tantomeno ritardare, pensando che siano secondari alla salute pubblica, che resta comunque l’obiettivo prioritario. Le aziende hanno bisogno ora, adesso, di aiuti economici, di facilitazioni fiscali. Hanno bisogno subito. Perché saltare una scadenza, un pagamento, un incasso importante, un mese, per molte aziende equivale a staccare il respiratore che le tiene in vita in questo momento di difficoltà estrema. E così, anche a Viterbo, inizia a levarsi la richiesta di aiuto. In Italia il mondo si è fermato. Fino al 3 aprile, forse. Ma, fin da oggi, dobbiamo pensare a come farlo ripartire. Perché se non lo facciamo oggi, se rimandiamo questo a quando sarà finita l’emergenza sanitaria, vuol dire che questo governo, oggi, non immagina un futuro per questo paese. Tra le voci che si levano dal tessuto economico locale, c’è quella del Toto’s, storico Pub cittadino, che ieri sera ha annunciato in un video Facebook la chiusura fino al 3 aprile. “Questo è un giorno triste – dice il titolare, Antonio Posati -. Da 30 anni il Toto’s è stato aperto sette giorni su sette. Ora siamo costretti a chiudere per quasi un mese, sperando che realmente questa soluzione possa arrecare agevolazioni per la cura del virus che sta fermando tutta Italia. Ce l’abbiamo messa tutta fino alla fine per dare un servizio alla città, aiutare chi di notte aveva bisogno di un pasto o di un posto dove essere accolto. Da oggi ci sono anche 36 persone, era questo il numero di unità a cui il Toto’s dava lavoro, che dovrò mettere in cassa integrazione. Da domani (10 marzo ndr) saremo chiusi. Spero vivamente che lo Stato questa volta non si tiri indietro e ci aiuti in questa battaglia che stiamo portando avanti. Per adesso fino al 3 aprile, speriamo non oltre”.
Tiziana Mancinelli
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