Viterbo – Mentre alla guida dell’Italia la discussione di un governo di unità nazionale sembra rinviata a tempi più tranquilli, in Provincia potrebbe già essere cosa fatta. Nonostante il Partito Democratico sia riuscito a contenere l’avanzata del centrodestra nelle ultime elezioni per il rinnovo del parlamentino di via Saffi, non è riuscito a ottenere la maggioranza. Va ricordato, infatti, che con la legge Delrio a votare i consiglieri provinciali, non sono più i cittadini, ma i consiglieri e i sindaci dei Comuni della Tuscia. Ognuno di loro, inoltre, ha un voto che pesa in proporzione al numero di abitanti del Comune in cui è consigliere o sindaco. Avendo il centrodestra conquistato nel biennio precedente alle elezioni provinciali alcuni grandi Comuni della Tuscia, come Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, che si sono aggiunti al popoloso Montalto di Castro e a una serie di altri Comuni, la matematica, sulla carta, aveva scritto la previsione di una maggioranza sicura nel consiglio provinciale. E così è stato. Ma la certosina opera di rastrellamento fino all’ultimo voto nel Comune più piccolo messa in atto dal Partito Democratico con grande lavoro, ha determinato uno scarto minimo tra la coalizione di centrodestra che ha eletto sei consiglieri provinciali, e quella di centrosinistra che ne ha eletti cinque. A tutti loro si aggiunge il consigliere provinciale di Beni Comuni rimasto, però, indipendente. Il presidente della Provincia, Pietro Nocchi (PD) che a differenza del consiglio provinciale che dura in carica due anni, viene eletto ogni quattro, si è ritrovato, quindi, senza una maggioranza di centrosinistra. Ne è scaturito un periodo di stallo. Tre mesi, raccontano voci di Palazzo, in cui il centrosinistra avrebbe tenuto duro, cercando probabilmente la tessera per la risoluzione del puzzle, che, però, non è arrivata. E, così, alla fine, raccontano sempre da Palazzo Gentili, avrebbe dovuto aprire il canali del dialogo con il centrodestra. Prospettiva, va detto, che il Presidente Nocchi ha sempre, anche apertamente, caldeggiato, consapevole dell’incerta situazione politica riconsegnata dalle urne e della necessità di una larga convergenza tra tutte le forze politiche, per restituire all’ente Provincia quel contenuto democratico forse un po’ sbiadito dalla possibilità riconosciuta dalla riforma Delrio al presidente di governare a colpi di decreti. Ipotesi, rispetto alla quale Nocchi avrebbe sempre preferito quella di una larga coalizione con tutti i partiti dentro. E, così, secondo quanto raccontano le indiscrezioni di Palazzo, si sarebbero aperti i canali del dialogo tra centrodestra e centrosinistra con la concreta possibilità di vedere a breve un governo di “responsabilità” con tutte le forze politiche dentro la stanza dei bottoni. In particolare al centrodestra dovrebbe andare la vicepresidenza del consiglio provinciale. Il resto delle trattative riguarderanno le varie deleghe delle Provincia. Il suggellato clima di unità, inoltre, porterebbe il centrodestra a ritirare il ricorso al Tar contro l’iter di approvazione del bilancio provinciale, una pendenza che non permetterebbe alla Provincia di spendere i soldi stanziati. Insomma, andare al muro contro muro con il centrodestra, avrebbe portato Nocchi a non avere una maggioranza e nemmeno un bilancio immediatamente esecutivo. Da qui, l’accordo, che si sarebbe raggiunto tra tutti. Ritirato il ricorso al Tar, potrebbe iniziare una revisione del bilancio provinciale, in modo da recepire anche la visione delle nuove forze politiche che, pare pressoché certo, faranno parte della compagine di governo della Provincia della Tuscia.
Tiziana Mancinelli
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