Home Cronaca Pioggia di petali di rose per la Madonna della Quercia nei giorni della nuova “peste”.
Pioggia di petali di rose per la Madonna della Quercia nei giorni della nuova “peste”.

Pioggia di petali di rose per la Madonna della Quercia nei giorni della nuova “peste”.

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Viterbo, 1 maggio 2020 – Sorrisi, sguardi commossi, mani giunte, labbra vibranti in sussurri di preghiere e, soprattutto, una pioggia di petali di rose. È  il primo giorno di maggio, il mese delle rose e della Madonna. E questo è stato il tributo dei tanti viterbesi alla loro celeste Signora, la Madonna della Quercia che oggi pomeriggio ha sfilato per la città. Un barlume di luce, nella disperazione del terrificante virus di cui l’umanità è caduta ostaggio.  Sono le 16.30 e l’edicola della Vergine della Quercia esce  dal suo santuario per immergersi nel reticolo di strade asfaltate di Viterbo. Se c’è una cosa che non può essere negata, è quella per cui i tempi cambiano, il volto della città si trasforma, ma la storia, prima o poi, ritorna sempre. E così, centinaia di anni dopo, la popolazione viterbese torna a confidare nella Madonna, per sconfiggere il virus, come tanto tempo fa, fecero altri fedeli, raccogliendosi ai piedi del volto della madre divina appeso a un ramo di quercia per liberarsi dalla peste. Quelli, però, erano altri tempi, più semplici, l’uomo in fin dei conti viveva nel timore di Dio e della natura, percepita nella sua duplice espressione di madre generosa e insieme maligna. Oggi, gli spettri della storia ritornano, l’uomo, però, non è più quello di una volta, convinto di poter esercitare un ruolo laddove prima si intravedeva la mano di Dio, e non ci si intrometteva, mentre oggi si interviene spingendosi  sempre più oltre. Il timore di rompere certi equilibri è sovrastato dall’arroganza di pensare di poter ricomporre tutto, ogni volta, qualunque sia il danno. E, dunque, c’è solo da sperare che la Madonna, anche stavolta, rivolga il suo sguardo verso i suoi figli disobbedienti e tracotanti, e insieme al miracolo di far scomparire il virus, possa compiere anche quello di riportare una nuova coscienza, magari riscoprendo quel timor di Dio che un tempo teneva a freno certe smodate ambizioni umane. L’uscita dell’edicola della Madonna della Quercia dal santuario, oggi, 1° maggio, giorno dei lavoratori, è insieme un fatto straordinario ed emblematico dei tempi gravi che stiamo vivendo. Momenti che hanno visto crollare la scienza di fronte alla minaccia della natura, scoprendo i limiti angusti delle capacità umane, di fronte all’irreversibile destino. L’edicola è stata posta su un veicolo dell’Associazione  Nazionale dei carabinieri, nucleo protezione civile di Viterbo, scortato da polizia e carabinieri. Davanti due moto della Polizia Locale ad annunciare il passaggio del tabernacolo, seguito da un’auto con a bordo il vescovo Lino Fumagalli e il parroco della Quercia, Don Massimiliano Balsi. La prima tappa è stata la chiesa di Santa Barbara. Ad attendere il tabernacolo don Claudio. Il piccolo corteo in auto si è poi spostato alla chiesa di Villanova e, successivamente a quella del Pilastro, dove don Flavio ha dato il benvenuto all’immagine di Maria. L’edicola della Madonna della Quercia si è poi portata alla chiesa di San Francesco, quella della Trinità, quella di Sant’Angelo in Spatha, a piazza del Plebiscito, dove ad attendere l’icona sacra c’era il sindaco Giovanni Arena. Il tempietto  è poi ripartito alla volta di Santa Maria Nuova, la chiesa di Sant’Andrea, San Pietro, la parrocchia della Sacra Famiglia, quella di Santa Maria della Grotticella, San Leonardo Murialdo, Santa Maria della Verità, la parrocchia di Santa Maria  del Paradiso e Santa Maria dell’ Edera, parrocchia di San Giovanni Battista per poi tornare al santuario. Ad ogni sosta il vescovo ha pregato, ricordando l’impegno dei volontari, degli infermieri, dei dottori e di tutto il personale sanitario. Ha pregato affinché la Santa Vergine possa illuminare l’intelletto di chi cerca un vaccino contro il virus. Il viaggio della Madonna della Quercia, oggi, è stato un vero e proprio pellegrinaggio, in ogni quartiere, in ogni parrocchia della città, lo sguardo luminoso della Sacra icona ha rischiarato un pomeriggio plumbeo.  Una volta sarebbero stati i fedeli ad accorrere ai piedi della Madonna, ma a quel tempo non esisteva il lockdown.  E così, stavolta, è stata l’immagine della Madonna, a bordo di una moderna auto, ad andare dai viterbesi chiusi nelle loro case. Segno dei tempi che cambiano, tra le cose che restano uguali: il volto consolatore di Maria, sempre verrà, da chi, sinceramente, la cercherà nelle sue preghiere, riscoprendo quell’avvincente viaggio dell’introspezione, che porta alla saggezza della riflessione profonda, che, forse, oggi è proprio quello che bisogna ritrovare.

Tiziana Mancinelli

mancinellitiziana@gmail.com

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.