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Adr: «Aeroporto a Viterbo scartato perché troppo costoso».

Adr: «Aeroporto a Viterbo scartato perché troppo costoso».

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Roma, 27 settembre 2020 – Un terzo aeroporto nel Lazio non solo non serve, ma non potrà comunque essere Viterbo, ipotesi già scartata in passato per l’eccessiva onerosità connessa alla realizzazione delle necessarie infrastrutture. Spegne ogni illusione l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, coltivata, forse, più dalla classe politica viterbese, che dal corpo elettorale, che, visti i precedenti sul tema infrastrutture, probabilmente non ci ha mai veramente creduto. In tutte le partite giocate sull’isolamento, Viterbo si è visto rifilare sempre la solita carta: un sonoro due di picche. È uscita infinite volte sul raddoppio della Cassia, a suo tempo sull’aeroporto, e nella partita, ancora bruciante, sull’alta velocità portata a Frosinone, piuttosto che a Orte dove, a differenza della Ciociaria, era già tutto pronto, per accogliere i nuovi treni. Pensare che i viterbesi, al di là delle dichiarazioni, possano nutrire una qualche speranza sulla realizzazione di uno scalo aeroportuale, dove in un secolo non si è riusciti a fare né una strada, né una ferrovia di una certa importanza, è pure utopia. Quelli sulla rottura dell’isolamento viterbese sono proclami rischiosi, ai quali non crede più nessuno. Battaglie che forse converrebbe combattere sotto traccia, annunciandole solo con qualche risultato concreto in mano, altrimenti, a forza di ripeterle senza risultato, si rischia di confinarle nella sfera delle leggende metropolitane, fastidiosamente stucchevoli per chi le ascolta, imbarazzanti per chi le racconta.  Anche la teoria che vede nella realizzazione dell’aeroporto un modo per promuovere la costruzione di strade e ferrovie appare una chimera nelle parole di Troncone. Proprio per l’assenza di tutto ciò, infatti, l’aeroporto, secondo l’amministratore delegato, sarebbe volato via dalla Tuscia, ancor prima di atterrare. Scenario che si concretizza nell’intervista dell’amministratore delegato di Aeroporti di Roma al Sole 24 Ore: «Il presidente Enac Nicola Zaccheo ha detto che serve un nuovo aeroporto nel Lazio? Credo che non ci sia bisogno di un nuovo scalo nel Lazio – ha risposto Troncone – Ce ne sono già due. Ciampino vale 6 milioni di passeggeri ed è da preservare. Fiumicino ha potenzialità di sviluppo illimitate, è a prova di futuro. Quando si parla di terzo scalo presumo si pensi a Viterbo, ipotesi già esaminata in passato e scartata, perché molto onerosa: solo per garantire accessi ferroviari e stradali servirebbe oltre un miliardo», conclude. Parole che scaraventano una pietra tombale sulla possibilità che l’aeroporto possa diventare il volano dello sviluppo infrastrutturale viterbese, ma che concretizzano, invece,  i contorni di quella cattedrale del deserto che i più scettici avevano tracciato durante la campagna pro aeroporto. Insomma ad Adr non serve Viterbo. Ma a Viterbo, con la vocazione termale e turistica che si sta affermando, serve veramente Adr con uno scalo della densità del terzo aeroporto del Lazio?

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.