Viterbo, 26 marzo 2021 – Primo consiglio comunale dopo l’inaugurazione dei nuovi locali del centro commerciale “Il Globo”. Sul sindaco Giovanni Arena, che è andato a tagliare il nastro insieme all’assessore allo Sviluppo Economico, Alessia Mancini, e al sottosegretario all’Agricoltura, Francesco Battistoni, piovono critiche dai banchi dell’opposizione. E Arena non ci pensa ad aprire l’ombrello. Il sindaco non si nasconde: chiede scusa e riconosce di avere sbagliato a tagliare quel nastro: l’inaugurazione, infatti, era arrivata nel giorno di commemorazione delle vittime del Covid, con tutte le attività commerciali della città chiuse per la zona rossa. Il taglio del nastro al nuovo centro commerciale è stato percepito come uno schiaffo in pieno volto dalla cittadinanza, chiusa in casa, e dai commercianti con le saracinesche abbassate. «Sono stato invitato a questa inaugurazione. Mi avevano detto che si sarebbe svolta a porte chiuse, in maniera discreta e senza stampa. Sono andato, non ero nemmeno tanto convinto – spiega il sindaco -. Mi sono fermato una decina di minuti. Il ruolo istituzionale ti porta a tante organizzazioni che poi magari si rivelano diverse da quanto ti avevano detto». Il sindaco, poi, accetta le critiche dell’opposizione: «Devo convenire con voi per quanto riguarda la giornata che era particolare, in ricordo dei morti per Covid, una sofferenza che si trascina da più di un anno». Da qui il pandemonio, polemiche e critiche si sono riversate da ogni parte sul sindaco. Sicuramente dall’opposizione, mentre gli alleati di maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia, hanno puntualizzato la loro assenza all’evento. Nella seduta di consiglio comunale di ieri, il sindaco non si è tirato indietro, e ha riconosciuto di aver sbagliato: «Le reazioni, a ragione su certi aspetti, che si sono scatenate, mi hanno fatto stare male. Dormo poco solitamente, ma la notte successiva non ho dormito per niente. Ho provato rabbia verso me stesso per non aver valutato correttamente questa che ho chiamata “opportunità”», dice il sindaco relativamente all’inaugurazione. «Avrei dovuto chiamare e far presente questa situazione che collocava l’evento nella giornata dedicata alle vittime del Covid. Non l’ho fatto. Sono d’accordo con voi per le scuse da rappresentare. La presenza istituzionale in quel contesto e in quella giornata non era necessaria, né opportuna. Ritengo di chiedere scusa a coloro che stanno vivendo una situazione particolare dal punto di vista del commercio che sta soffrendo da un anno. Stamattina ho incontrato molti di loro e hanno capito che ho agito in buona fede anche se in maniera superficiale, dovevo riflettere maggiormente. Era giusto che non fossi presente quel giorno», dice il sindaco in risposta agli attacchi dell’opposizione in consiglio comunale. Ad aprire le danze è stato il pentastellato, Massimo Erbetti con un’interrogazione urgente: «Forse il sindaco non si è reso conto di quello che ha scatenato e generato dentro ognuno di noi – dice -. Nel giorno della commemorazione delle vittime del Covid, tagliare nastri era quanto meno opportuno e poco rispettoso. Non voglio fare un attacco forte al sindaco, né speculare sulla faccenda, però chiedo se oggi, signor sindaco, rifarebbe quello che ha fatto. Sembra che ci siamo abituati alla morte e alla sofferenza. Tutto diventa normale e si continua a tagliare nastri. Ritengo sia giusto farlo, così come va bene pubblicizzare nuove attività commerciali, ma non nel giorno del ricordo delle vittime Covid della chiusura delle attività. Lei si è reso conto sindaco, ma non ho sentito altre scuse provenire da qualcuno che era lì con lei e fa parte del governo, che ci ha imposto la zona rossa», dice Erbetti riguardo alla presenza all’inaugurazione del sottosegretario Battistoni (FI): «La senatrice Maiorino è stata costretta a presentare un’ interrogazione, la questione è arrivata a livello nazionale e per l’ennesima volta questa città approda alle cronache nazionali per fatti di cui dovremmo vergognarci e non vantarci», dice Erbetti. Durissimo l’intervento di Giacomo Barelli: «C’è solo una parola per descrivere quello che è accaduto a Viterbo il 18 marzo, è vergogna. Quella che tutti i viterbesi prima e gli italiani poi hanno provato di fronte a immagini di quella inaugurazione. In sua difesa il sindaco ha richiamato una tradizione che non è quella a noi nota del culto dei morti, ma quella, forse inaugurata da lui stesso, di non mancare mai alle iniziative cittadine», conclude Barelli prima di chiedere “le dimissioni del sindaco». Meno dura, ma più “colorita”, Chiara Frontini che notifica a sindaco e assessore allo Sviluppo Economico una multa simbolica per aver infranto il «divieto di assembramento in luoghi pubblici, l’obbligo del distanziamento sociale di un metro e il divieto di svolgere una manifestazione pubblica in forma statica». Questo il gesto “goliardico” di Frontini che, però, non gioca: l’altro consigliere comunale dello stesso gruppo di Viterbo 2020, Alfonso Antoniozzi, «con tutto il sostengo del nostro gruppo – dice Frontini – ha posto un quesito alle autorità deputate sull’eventualità che si siano violate le regole anticontagio partecipando a quella inaugurazione. Abbiamo chiesto di sapere se quel comportamento può essere o no oggetto di sanzione. Non so se accoglieranno la segnalazione, ma in caso contrario sarà difficile spiegare ai cittadini perché loro vengono sanzionati e controllati se escono di casa, i loro amministratori no. Ma era veramente necessario presentarsi in pompa magna, assembrati, senza distanziamento, con quei volti un po’ tronfi, quasi a schernire centinaia di migliaia di attività che proprio in quei giorni si sono battute per portare ai massimi livelli la richiesta di rimodulare le restrizioni della zona rossa?», dice Frontini riguardo alla lettera sottoscritta da 111 amministratori della provincia indirizzata al presidente della Regione Lazio, al ministro Speranza e al prefetto i Viterbo, Giovanni Bruno, di retrocedere la Tuscia in zona arancione. Punto che, però, fa registrare una sostanziale spaccatura all’interno dell’ opposizione di Palazzo dei Priori. Ricci bacchetta l’iniziativa “epistolare” sia quella dei 111 sia quella intrapresa separatamente, per lo stesso motivo, dal sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, e quello di Tarquinia, Alessandro Gulivi. «Ho apprezzato moltissimo la retorica dell’intervento di Barelli – dice Ricci -. Credo, però, che il sindaco abbia vissuto l’accaduto seguito a quella inaugurazione con sofferenza. Quello che non concepisco, invece, – dice Ricci – è soffiare sul fuoco e cavalcare i disagi della gente che sta vivendo questo periodo, scrivendo al presidente Zingaretti di intervenire su una cosa che, sapete benissimo, non si può fare – dice riguardo alla richiesta di declassare la Tuscia da rossa ad arancione -. Governatori e sindaci non possono allentare le misure prese con un decreto, ma solo inasprirle ulteriormente. Non possono, quindi, revocare la zona rossa. È stata una lettera senza senso, così come lo è stata quella dei 111 amministratori firmatari. Tutti sapevano che non si poteva ottenere alcun risultato. Non si poteva cambiare un decreto, dando a tutte le Regioni di Italia la possibilità di diminuire le restrizioni. E, inoltre, nel giorno in cui veniva spedita la lettera, la Tuscia era in un range dell’RT tra 1.22 e 1.68, eravamo a 1.43. In zona rossa si passa con RT superiore ad 1», conclude Ricci.