Banche e risparmio: cosa c’è da sapere quando si fa un investimento
Nonostante il progresso galoppi velocemente, spalancando frontiere sempre più impensabili, chi non ha mai pensato di ritornare a vecchie abitudini come: “mettere i soldi sotto al materasso?”\r\n\r\nSe da un lato c’è un calo di fiducia verso la cara, vecchia, banca, accentuato dai fatti di cronaca e da un crescente senso di diffidenza verso l’affermarsi di regole europee sempre più rigide, dall’altro emerge una complessità crescente del mondo finanziario che rende praticamente impossibile per il risparmiatore districarsi da solo di fronte all’enorme varietà di strumenti presenti su un mercato dove le regole e gli andamenti sono soggetti a frequenti e repentini cambiamenti.\r\n\r\nDi qui la necessità di affidarsi a un esperto, con il quale inevitabilmente si dovrà instaurare un rapporto di fiducia, ma anche l’importanza di comprendere alcune regole fondamentali affinché il risparmiatore, anche quando ben consigliato, possa dare un indirizzo consapevole a colui al quale affida i suoi risparmi.\r\n\r\nLa prima cosa da tenere presente quando ci si reca in banca o dal proprio consulente per investire dei soldi, sono i differenti livelli di rischio al quale ci si può esporre, ricordando che, generalmente, più alto è il rischio più alto è il rendimento dell’investimento e viceversa. Ognuno, quindi, dovrà individuare il proprio equilibrio rischio/rendimento che si sente di assumere sui propri risparmi, considerando la propria situazione finanziaria personale.\r\n\r\nUna distinzione da conoscere, scontata per gli addetti ai lavoratori, ma spesso sconosciuta da moltissimi risparmiatori è la differenza di rischio che presentano titoli come obbligazioni, obbligazioni convertibili, azioni e depositi in conto corrente o libretti di deposito, soprattutto alla luce del bail – in che ha cambiato le regole del gioco.\r\n\r\nQuando il risparmiatore decide di investire i suoi soldi sottoscrivendo un’obbligazione, presta denaro all’ente che l’ha emessa per finanziarsi, acquistando nei suoi confronti un titolo di credito.\r\n\r\nL’ente emittente si obbliga al rimborso del capitale e al pagamento di un tasso di interesse.\r\n\r\nChi investe il proprio denaro in un’obbligazione, assume il rischio di impresa, anche se, a differenza dell’azionista, non partecipa alla sua gestione, non avendo diritto di voto alle assemblee.\r\n\r\nEgli però, avrà la precedenza rispetto agli azionisti nel pagamento degli interessi e nel rimborso del capitale. Spesso la solidità degli enti emittenti, tra cui anche molte banche, ha portato erroneamente a pensare che questi fossero titoli sicuri al cento per cento. Ma così non è. Hanno diritto di precedenza al rimborso rispetto alle azioni, ma non è detto che, in caso di fallimento dell’ente emittente, possano ottenere il rimborso totale del capitale investito.\r\n\r\nDifferente dalle obbligazioni ordinarie sono le obbligazioni convertibili in azioni. Chi acquista un titolo di questo genere, sale un ulteriore gradino sulla scala del rischio. Le obbligazioni convertibili sono una via intermedia tra l’obbligazione e l’azione. Il possessore ha la facoltà di decidere se restare creditore della società emittente durante tutta la durata del prestito, oppure convertire le sue obbligazioni in azioni in determinati periodi di tempo e in base a un rapporto di cambio determinato. In quest’ultimo caso egli passerà da status di creditore a quello di azionista, quindi socio, dell’ente emittente.\r\n\r\nL’azione è il titolo che comporta il rischio più elevato. Un’azione è l’unità minima in cui si suddivide il capitale sociale. Chi compra azioni mette i propri soldi all’interno del capitale di rischio dell’ente emittente. Il rendimento, in questo caso, non è fisso, ma dipende dall’andamento degli utili della società che darà luogo alla ripartizione dei dividendi. L’azione non ha una scadenza. Per riavere il proprio capitale è necessario venderla al prezzo corrente di mercato (quotazione) che varia nel tempo e potrà essere, nel momento della vendita, maggiore o minore rispetto a quanto si è speso per acquistarla. Nel caso di acquisto di azioni di un singolo ente emittente non si ha certezza né sugli utili, né sul capitale investito.\r\n\r\nA rendere più variegato il panorama di rischio per chi investe, da quest’anno è entrato in vigore il bail-in.\r\n\r\nL’orientamento delle istituzioni europee è quello di far sostenere il costo di un’eventuale crisi bancaria principalmente all’interno dello stesso istituto di credito e di non farlo ricadere sulla totalità dei contribuenti.\r\n\r\nParallelamente, nel corso degli ulti anni, sono state introdotte numerose misure di vigilanza prudenziale per ridurre al minimo la possibilità di eventuali crisi bancarie.\r\n\r\nNel caso in cui queste si manifestassero comunque, le autorità di risoluzione preposte al controllo e alla gestione delle crisi bancaria, disporranno di una serie di misure, tra cui il bail-in o salvataggio intero.\r\n\r\nEsso prevede che gli azionisti, e in casi particolarmente gravi anche altri investitori in possesso di strumenti finanziari emessi dalla banca, contribuiscano con i propri fondi a risolvere la crisi dell’istituto di credito, nel caso in cui esso possa avere delle ripercussioni sulla stabilità del settore bancario e finanziario.\r\n\r\nIl principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento.\r\n\r\nI primi chiamati a intervenire saranno, quindi, gli azionisti, seguiti, se non fosse sufficiente, da coloro che detengono altri strumenti finanziari. Nell’ordine saranno chiamati a mettere il proprio capitale per risanare la banca:\r\n
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- Azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come azioni di risparmio e obbligazioni convertibili
- Titoli subordinati senza garanzia: crediti non garantiti ad esempio obbligazioni bancarie non garantite
- Depositi superiori ai 100 mila euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese per la parte eccedente a 100 mila euro.
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\r\n \r\n\r\nFino al 31 dicembre 2018 i depositi superiori ai 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari, ovvero i depositi diversi da quelli delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese superiori ai 100 mila euro, contribuiscono alla risoluzione della crisi della banca in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019, viceversa, essi contribuiscono solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.\r\n\r\n \r\n\r\nLa selezione degli investimenti, e la valutazione della solidità dell’impresa o della banca dove si investono i propri soldi, è quindi fondamentale per evitare brutte sorprese.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\nPer una consulenza gratuita \r\n\r\nGiocondo Marinaro – Consulente finanziario certificato\r\n\r\nGruppo Finanza & Futuro\r\n\r\ntel. 0761 – 303216\r\n\r\ncell. 3483058882\r\n\r\nSito ufficiale www.giocondomarinaro.it\r\n\r\n