Sanità, convegno FDI: «Atteggiamento schizofrenico, prima chiudono gli ospedali, poi li riaprono».
Viterbo, 27 febbraio 2022 – Sanità e Pnrr: opportunità di sviluppo. Ne ha parlato Fratelli d’Italia ieri, in un convegno che ha visto la partecipazione degli onorevoli Mauro Rotelli e Marcello Gemmato, la consigliera regionale Chiara Colosimo, il coordinatore provinciale Fratelli d’Italia Massimo Giampieri, il responsabile del dipartimento sanità di Fratelli d’Italia di Viterbo Claudio Taglia. Posti a sedere esauriti, molte le persone rimaste fuori dalla sala. Un evento che è anche un ‘occasione per ritrovarsi, rinsaldare le fila del centrodestra. In platea ci stanno un po’ tutti: il senatore Umberto Fusco, l’ex assessore Claudio Ubertini e l’ex capogruppo Andrea Micci per la Lega, Fondazione si fa vedere con l’ex consigliere comunale Gianmaria Santucci e l’ex assessore Alessia Mancini, Guido Scapigliati per Italexit, Paolo Baldassere per il “Popolo della famiglia”. Assente Forza Italia, con la quale si è consumato lo strappo con la caduta del comune di Viterbo, non ancora ufficialmente ricucito. Ha moderato l’incontro il coordinatore provinciale Massimo Giampieri. A fare gli onori di casa Mauro Rotelli: «Il nostro obiettivo è stringere un’alleanza di una certa importanza che punti dritta alle regionali del 2023. Diciamo subito – dice il parlamentare viterbese – che non ci è piaciuto come è stato gestito in questi dieci anni il connubio sanità, Lazio e Viterbo. Il Pnrr è insufficiente, ci sono centinaia di miliardi stanziati del Recovery fund che si traducono all’ interno del Pnrr in 15 – 20 miliardi di euro per l’Italia, meno del 10% dello stanziamento generale. La montagna ha partorito il topolino». Marcello Gemmato sottolinea che: «La sanità è stata un disastro in questi anni. C’è stato un definanziamento negli ultimi 10 anni, 37 miliardi di euro, chiudendo l’assistenza ospedaliera sul territorio. La mannaia è stata applicata dalle regioni in maniera clientelare, se il primario era un amico, si chiudeva l’ospedale accanto. La strutturazione della medicina territoriale, come da D.M 70 del 2015, non è avvenuta. Quando è arrivata la pandemia, abbiamo avuto il più alto tasso di mortalità, siamo stati i primi al mondo e terzi per letalità. L’assenza della medicina territoriale ha fatto il resto: chi ha avuto la sventura di restare contagiato, ha trovato le porte chiuse per la carenza strutturale, è arrivato in ospedale con sintomi conclamati ed è morto». Claudio Taglia va va dritto all’attacco della Donetti, direttore generale della Asl di Viterbo: «Ha dichiarato che saranno più vicini al territorio per ridurre le disuguaglianze – dice Taglia – Se andiamo a guardare le cifre della mobilità passiva che questi signori hanno prodotto negli ultimi 5 anni, troviamo 52 milioni di euro dal 2015 per la mobilità passiva intraregionale e una ricaduta di oltre 109 milioni di euro. Significa che la gente non si voleva curare a Viterbo. Ci sarà stato un motivo. Noi vogliamo offrire un’alternativa politica di gestione al territorio. Non possiamo prendere lezioni da questi signori che si reputano i più bravi. Prima chiudono gli ospedali, le terapie intensive le sub intensive, poi propongono con il Pnrr la riapertura 3.500 posti di rianimazione e 4500 terapia sub intensiva. Un atteggiamento schizofrenico della sanità». Critiche a tutto campo pure da Chiara Colosimo: «Credevo che la pandemia ci avesse insegnato qualcosa. La riorganizzazione dei medici di medicina generale non c’è stata. Così non toglieremo mai il sovraffollamento dai pronto soccorso. Manca la formazione del personale sanitario non si trovano rianimatori, le assistenze domiciliari sono rimaste scoperte. Non hanno gli infermieri da mandarti a casa. C’è superficialità nella gestione di fondi importanti».