Home Nazionale Matteo Renzi: “Peggio della scissione c’è solo il ricatto. Non potete chiedermi di non ricandidarmi”
Matteo Renzi: “Peggio della scissione c’è solo il ricatto. Non potete chiedermi di non ricandidarmi”

Matteo Renzi: “Peggio della scissione c’è solo il ricatto. Non potete chiedermi di non ricandidarmi”

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Roma, 18 febbraio 2017 – Matteo Renzi lascia la segreteria del Pd e apre la strada del congresso.Il termine scissione mi fa soffrire”, dice, ma “peggio della parola scissione, c’è solo il ricatto”. Ed ecco allora che Renzi scopre le carte: “Non potete chiedere a chi si sta dimettendo per fare il congresso, di non ricandidarsi, sennò ci sarà la scissione. Non è la regola di un gioco democratico. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”. Renzi dunque, come era ragionevole attendersi, continuerà a essere della partita che, a questo punto, sembra evolvere sempre di più verso una scissione del Partito Democratico.\r\n\r\n“La prima cosa che i nostri genitori ci insegnano è il rispetto”, esordisce così Matteo Renzi all’apertura dell’assemblea nazionale del Pd oggi. “Una comunità politica deve rispettarsi sempre, e rispettare i militanti, gli iscritti, persone che passano il loro tempo a organizzare campagne elettorali, le feste dell’unità. Anche loro ci chiedono rispetto, per noi, per loro, e per il tempo. Il PD non si è rispettato e ha buttato il suo tempo. Abbiamo perso l’occasione di aprire le finestre e parlare fuori. E allora dico: fermiamoci. Fuori di qui ci stanno prendendo per matti. La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, afferma Renzi nel suo richiamo all’unità del partito.  “La nostra responsabilità è per il paese e per chi sta fuori, ora basta. Credo si possa camminare insieme – prosegue –  ma non possiamo più stare fermi a discutere al nostro interno”.\r\n\r\n“Tutto nasce dal referendum. Ha creato fratture – prosegue Renzi –  Ho sbagliato a personalizzarlo. Ma abbiamo anche personalizzato il dopo referendum. Prima o poi dovremo dirci la verità: i capitali all’estero, l’acquisizione di imprese. Il referendum è stato una brutta botta per tutto il sistema paese. Abbiamo la responsabilità di rimettere la macchina in carreggiata. Sta tornando la prima Repubblica, senza la qualità della classe dirigente. Si stanno scindendo tutti, non solo il PD. Anche nella destra ci sono divisioni, fratture che il proporzionale esalta. Dicevano che dopo il 4 dicembre non sarebbe cambiato niente, e invece sta cambiando tutto. Se i parlamentari riusciranno a fare un impianto maggioritario e andare verso il  Mattarellum, credo che sarà meno difficile affrontare questo tipo di incertezza. Noi stiamo lavorando al rallentatore. La settimana è più corta rispetto a un mese fa. Prima discutevamo su molti argomenti, oggi sui commi statutari, sulla data del congresso, sui codici, sulla condotta del partito. Nessuno di noi fa politica per cambiare un comma, ma per dare un mondo diverso ai propri figli.  Questa convinzione collettiva è venuta meno”.\r\n\r\n“Se pensiamo a quello che potrebbe essere stato il rapporto con l’Europa nel 2017 – continua il leader Pd –  ci mangiamo le mani. L’UE sta cercando di capire se può stare insieme al di là del patto di stabilità e della burocrazia. L’Europa deve tornare  a cambiare passo. Si sta diffondendo la tendenza a usare la logica della paura per tenere insieme le varie società, respingendo chi è diverso. A fronte di ciò, dobbiamo portare avanti il modello di una società aperta e inclusiva che dia sicurezza e garanzie a chi non ce la fa.\r\n\r\n“L’Europa è il grande sogno – afferma – che dobbiamo portare avanti, invece stiamo restando impigliati nell’interrogativo congresso sì, congresso no. Resti agli atti quello che è accaduto in due mesi e mezzo. Ho cercato di accogliere le proposte degli altri per cercare di stare insieme. Sono stato anche preso a male parole da amici nell’incontro del 18. A quel punto ho detto fermiamoci, blocchiamo il congresso, per cercare di fare qualcosa insieme. Ho lanciato così una campagna di ascolto. Ma ci hanno detto che non si potevano risolvere le cose così, ma ci voleva un luogo di contendibilità. Quando ho capito che erano le primarie, ci siamo attrezzati. E allora ci  è stato detto che senza congresso sarà scissione. Io soffro a sentire la parola scissione, soffro anche a cedere a una richiesta che mi sembra strumentale”, dice Renzi riguardo alla condizione che avrebbe posto la minoranza di non ricandidarsi a segretario del Pd.  “Gianni Cuperlo – prosegue –  mi ha detto di fare un atto di generosità, di dimettermi e di aprire il congresso. Michele Emiliano ha fatto una raccolta firme dicendo o si fa il congresso con la disponibilità del segretario o useremo le carte bollate. Roberto Speranza ha ribadito che la strada maestra era il congresso”.\r\n\r\n“Arriva, poi, la notizia: o congresso o scissione – spiega ancora Renzi nel suo discorso all’assemblea – Io non volevo fare il congresso.  Ringrazio Piero Fassino, uno di quelli che mi è stato più vicino in questa fase, per avermi detto di fare un atto di generosità. Lui sa che a volte bisogna mettersi un freno.  Peggio di scissione c’è solo la parola ricatto. Non si può bloccare il partito sul diktat di una minoranza. Ci sono punti che il partito deve sciogliere, come ad esempio la forma che deve avere.  Durante la mia segreteria non siamo riusciti a individuarne uno. O lo troviamo o passa il modello del partito azienda o azienda partito”, dice facendo riferimento al Movimento Cinque Stelle e a Forza Italia.  “Loro non hanno problemi statutari o di regole interne – dice -.Come troviamo il modo di essere democratici all’interno? Dopo il 4 dicembre continuiamo a scegliere un partito a vocazione maggioritaria o no? Come può questa parte di sinistra progressista costruire il proprio domani?”\r\n\r\n“Se c’è il proporzionale è più difficile per tutti – è la convinzione di Renzi  –  Non si può avere paura dell’Italicum, dicendo che è una deriva autoritaria, e non del proporzionale  e della Prima Repubblica. Bisogna capire se c’è ancora spazio per ospitare la sinistra. Non accetto che ci sia un copyright di sinistra. È più di sinistra Teresa Bellanova che si occupa di diritti e doveri, che chi si crogiola in vecchi simboli. Quando si definisce il congresso il luogo della conta e non della democrazia si nega uno dei principi costitutivi del PD. Se ci sono elementi che non condividiamo, non si butta fuori nessuno, ma si invitano a restare, perché questa è la casa di tutti, ma non deve prevalere la logica dei veti.  Il PD appartiene ai cittadini che votano alle primarie e non ai caminetti che si fanno a Roma”.\r\n\r\n“Io credo nel confronto e nel rispetto – conclude Renzi –  Spero di vincere, se perderò, resterò. Non possiamo difendere i principi democratici ed essere i primi a non portarli avanti. Se non facciamo il congresso diventiamo come gli altri. Non possiamo pensare, però, che il congresso diventi un congresso sul governo, sarebbe allucinante”.\r\n\r\n \r\n\r\n 

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.