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“Questa non è integrazione, ma un’invasione”: i timori e la rabbia delle persone scese in piazza a San Martino

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“Questa non è integrazione, ma un’invasione”. È questo il pensiero che serpeggia tra le circa duecento persone scese in piazza ieri a San Martino per manifestare contro una politica di accoglienza che ha preso la forma di grandi “magazzini” di esseri umani. Così appaiono a molti, i centri di accoglienza che, sulla motivazione dell’emergenza, vengono creati per ospitare migranti su “larga scala”.\r\n\r\nSi parla, infatti, di strutture di circa 60 persone o giù di lì. Realtà che vengono calate a piombo dentro ad altre realtà, con la pretesa che tutto ciò avvenga senza colpo ferire, chiudendo dentro un’unica virtuale scatola mondi lontani secoli di storia e due quarti di globo terrestre, lasciando loro come unica via d’uscita solo quella di mescolarsi reciprocamente, a freddo e nello spazio ristrettissimo di uno sbarco, per poi scoprire di avere creato una miscela esplosiva.\r\n\r\nÈ quanto sta accadendo sulla gestione dei flussi migratori. Sull’approccio alla problematica di un paese che ha più ben poco da offrire e, anzi, pensa di prendere proprio dai canali dell’accoglienza. È questo il vero dramma. Lo scenario in cui si sta delineando la politica del “si salvi chi può”. Quella che inseguono gli operatori dell’accoglienza che hanno trovato uno spazio economico fertile in un terreno sempre più arido, quella dei migranti che saltano sul barcone affrontando le incognite di un viaggio spaventoso verso quello che credono essere un Eldorado, e quello delle persone che stanno disperatamente cercando di tutelare il loro spazio di esistenza, dentro al quale ci sono già tanti problemi, troppi, per fare posto anche a quelli di chi arriva da oltre mare.\r\n\r\n”Io non sono razzista – dice una cittadina presente in piazza a San Martino – per dire che oggi ci sarebbe stata questa manifestazione, mi hanno risposto dicendo di mettermi un bomba sotto la sedia.  Se è vero che vengono 90 uomini a me dà fastidio, indipendentemente dal colore, possono essere neri, gialli o rossi”. “È una questione di sicurezza”, replica un’altra. A loro si aggiunge una terza che dice: “Sono di Viterbo, ma sono venuta a sostenere gli abitanti di San Martino. Nel centro storico di Viterbo oramai siamo sommersi da una massa di sconosciuti che non fanno nulla e non lavorano, vivono semplicemente di assistenzialismo”. (Guarda il VIDEO)

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.