Viterbo, 27 settembre 2022 – Niente a fare per la nuova machina di Santa Rosa. I viterbesi dovranno aspettare un altro anno. Se ne riparlerà nel 2024. Come anticipato da Quinta Epoca tempo fa, quello di Gloria non è stato un addio, ma solo un arrivederci. I tempi erano già strettissimi. Stamattina l’Amministrazione di Chiara Frontini nel consiglio comunale straordinario su Santa Rosa, convocato su richiesta dell’opposizione per capire ciò che non ha funzionato il 3 settembre e non solo, ha presentato un ordine del giorno in cui si rinvia il bando per la nuova Macchina, dirottando la somma sulla spesa per il caro bollette. L’ordine del giorno impegna sindaca e giunta anche a: «Farsi promotori presso il comitato di ordine pubblico e sicurezza, del quale è componente, della necessità di coniugare le esigenze di pubblica sicurezza con la tipicità della tradizione connessa al trasporto e del riconoscimento Unesco”, che tutela la tradizione viterbese quale festa di popolo. Laddove questo venisse a mancare, anche il prezioso riconoscimento potrebbe diventare più che precario. E, inoltre, avviare le «le procedure del concorso d’idee, programmando il primo trasporto della nuova Macchina per il 3 settembre 2024, con un ideale passaggio di consegne tra Gloria e la nuova il 3 settembre 2023», scrivono, introducendo nella programmazione comunale la realizzazione della nuova macchina, colmando il vuoto delle linee programmatiche presentate dalla sindaca che, invece, non citavano il progetto, nell’ambito dell’obiettivo della promozione del Trasporto. I soldi che non saranno spesi per la realizzazione della Macchina di Santa Rosa quest’anno, saranno dirottati. Nell’ordine del giorno si chiede, infatti, di: «Destinare nel bilancio di previsione 2023 parte dei fondi che sarebbero stati necessari alla costruzione della nuova macchina a sostenere famiglie, commercio e imprese nel far fronte all’aumento del costo della vista e dei rincari energetici”. L’ordine del giorno è stato firmato dai capigruppo: Giancarlo Martinengo (Viterbo 2020), e Io Apro Rinascimento di Ugo Poggi.