Viterbo, 2 febbraio 2023 – I consigli comunali a Palazzo dei Priori non si fanno quasi più: l’allarme scatta dai banchi dell’opposizione. Tutto regolare, ma forse mai prima d’ora il consiglio comunale era stato così a riposo. Le cose sono due: «O non ci sono pratiche o non c’è la volontà di discutere di questioni importanti» dice la consigliera comunale Luisa Ciambella (Per il bene Comune) durante il consiglio straordinario sul Natale. «Unica modalità che rimane ai consiglieri è chiedere dei consigli straordinari». Per parlare del Natale, mai portato né in commissione, né in consiglio comunale, è stato necessario richiederlo uno, che la presidenza del consiglio ha fissato in un giorno in cui non c’erano tre consiglieri comunali di opposizione che lo aveva richiesto per impegni improrogabili. Una circostanza evidenziata da Laura Allegrini (FDI): «Non trovo corretto che si facciano consigli in assenza di chi li richiede, così come il fatto che non si rispetti la regola che ci siamo dati del martedì e del giovedì e soprattutto non condivido che non si metta sullo stesso piano cose personali di qualcuno rispetto a quelli degli altri – dice Allegrini piuttosto irritata – Mi dispiace constatare che non si è potuto fare giovedì perché erano assenti gli assessori Franco e Antoniozzi. Gli assessori – sottolinea con forza Allegrini -devono essere a disposizione dei consiglieri comunali e non viceversa. È sempre stato così: sono gli assessori che devono stare a disposizione del consiglio comunale. Se c’è una lezione all’università viene dopo o la rimanda, se c’è un concerto o una lezione da fare, non può coincidere con il consiglio comunale straordinario». L’assessore Antoniozzi sgrana gli occhi e guarda Allegrini con l’espressione di chi è appena caduto dal pero: «Io giovedì c’ero», pare dire a microfono spento. «Allora c’è stato raccontato male», replica Allegrini.
Ma il consiglio comunale straordinario richiesto dall’opposizione è stato fissato pure la stessa mattina dell’arrivo in Sala Regia del ministro al turismo Daniela Santanché a mezzogiorno con il risultato di strozzare la discussione sul Natale iniziata intorno alle 10. Coincidenza? Insomma a Palazzo dei Priori la questione consigli comunali, unica sede in cui i consiglieri di opposizione e di maggioranza possono prendere la parola e l’iniziativa concorrendo alle decisioni dell’ente, inizia a diventare spinosa. Pure la consigliera di opposizione Luisa Ciambella, che ha più volte sostenuto con il suo voto favorevole la maggioranza Frontini, lancia un avvertimento:«Nessuno può cambiare le cose in sei mesi – dice – L’appoggio di “Per Bene Comune” era su quei 5 temi che siamo pronti a sostenere con coerenza e determinazione, ma allo stesso modo valuteremo investimenti e risultati per vedere quello che è successo e migliorare nell’interesse della città», dice Ciambella con quel tono che sa tanto di “La festa è finita”. “Il bonus fedeltà” della Ciambella verso Frontini pare prossimo alla scadenza, soprattutto alla luce della pesante critica che la stessa consigliera rivolge proprio alla sindaca: «La comunicazione non va fatta solo su quello che l’amministrazione fa, decidendo noi come dirla, farla e come regolarla. Non funziona così. Non siamo arrivati ancora a questo», dice Ciambella che pare rivolgersi alle modalità comunicative della sindaca, solita dare informazioni sui social, anche con l’ausilio di video dove ogni lunedì fa il punto sulle cose fatte. Nulla che non si possa fare, ma nell’opposizione e, sembrerebbe, anche tra alcuni consiglieri di maggioranza, si vorrebbe un dialogo bilaterale, una narrazione a più voci, un confronto come quello che i consigli comunali consentono di avere. Secondo l’opposizione, invece, a Palazzo dei Priori si lavorerebbe poco.

«Non vedo numeri di sedute tali per cui questo consiglio lavora alla grande – prosegue Ciambella – Comprendo la necessità di rispettare le regole purché non diventiamo tutti notai, perché allora dovremo fare un altro mestiere» dice ancora Ciambella, prima dell’affondo finale: «Umiltà – dice – vuol dire anche valutare il punto di vista degli altri. Non siamo a una festa di compleanno dove è prescritto quello che si deve fare», dice Ciambella. Pure Alvaro Ricci (PD) spinge su questo tasto: «Lungi da noi fare una sorta di atto di accusa o di requisitoria – dice riguardo al consiglio straordinario richiesto sul Natale -: il senso è solo quello di ridare centralità al consiglio comunale. È una cosa che andiamo chiedendo da tempo con scarsi risultati. Da parte dell’opposizione c’è grande disponibilità, come abbiamo dimostrato nella riunione dei capigruppo per la proposta di deliberazione per Viterbo Capitale Europea della Cultura. Siamo convinti che il consiglio comunale poteva portare un contributo utile e i suggerimenti potevano essere recepiti da maggioranza e giunta, cosi finora non è stato. Prenda questo consiglio straordinario come un elemento per migliorare e intensificare questo rapporto tra maggioranza e opposizione – dice Ricci rivolto alla sindaca -. Si sente questa necessità anche da parte della sua maggioranza. Non c’è dialogo né confronto. Finora c’è stata una totale chiusura salvo qualche caso». L’invito a un clima più disteso e collaborativo cade subito nel vuoto quando Elpidio Micci chiede di prendere la parola mentre la presidente del consiglio, Letizia Chiatti, la stava dando al sindaco: «Segnatevi tutti insieme, ogni volta che do la parola al sindaco, qualcuno alza la mano. Evitiamo “‘sti balletti” » dice Chiatti incendiando il clima: «Ognuno si segna quando vuole. È libera di non dare la parola» – replica irritata Laura Allegrini -. Sembra di essere bacchettati dalla maestra. Un atteggiamento insostenibile». Ma Chiatti parte di nuovo lancia in resta: «Non è cosi, io voglio dare la parola a tutti – dice – siamo stati tutti ad ascoltare Ciambella, se me lo diceva un minuto prima – dice rivolta ad Elpidio Micci – ogni vota che do la parola al sindaco, “ci sono io, c’è quell’altro”, è una questione di regolarità della conduzione del consiglio comunale. Non mi sembra di dire cose tanto strane. Tutte le cose sembrano strane a voi sempre. Non ho capito com’è». Le parole di Chiatti alimentano l”incendio che divampa sui banchi dell’opposizione, infiammando anche Elpidio Micci: «Mi dispiace sentire le parole che sta dicendo – replica Micci a Chiatti – Ho ricoperto l’incarico di vice presidente del consiglio e mai mi è passato per la testa di non dare la parola a un consigliere comunale, bacchettandolo. Ogni consigliere comunale può prendere la parola alzando la mano, non mi devo prenotare un quarto d’ora prima. Lo posso fare anche un minuto prima delle risposte date da sindaco e assessore», spiega Micci.