Home Cronaca Bambine facchino, vescovo Piazza: “S.Rosa ha rotto la tradizione del suo tempo”.
Bambine facchino, vescovo Piazza: “S.Rosa ha rotto la tradizione del suo tempo”.

Bambine facchino, vescovo Piazza: “S.Rosa ha rotto la tradizione del suo tempo”.

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Viterbo 1 settembre 2023 – Oggi è il giorno della mini macchina del centro storico: Eterna, per la prima volta sostenuta da uomini e donne. Stasera si scrive la storia. Forse loro non l’hanno nemmeno compreso appieno: sono bambini, li sostiene quello slancio naturale che rende semplici anche le cose che sembrano quasi impossibili. Hanno l’entusiasmo e la devozione pura e innocente della loro giovane età verso un simbolo: il Trasporto e santa Rosa. Una tradizione che alcuni hanno ritenuto in pericolo proprio a causa dell’ingresso delle donne in un evento che si è caratterizzato fino ad oggi in senso fortemente maschile, poiché il trasporto è apparentemente e “visivamente” basato tutto sulla forza di chi porta la Macchina. Ma è solo questo? Può essere solo questo? O ci sono altri significati? Quelli che durante il lungo cammino della  Macchina attraverso le epoche, ne hanno da sempre arricchito il contenuto, fino a far diventare il Trasporto addirittura un bene immateriale dell’Umanità? Un valore condiviso sul piano universale? Un patrimonio di questa portata, può essere rappresentato e identificato solo con la forza “bruta” dei maschi?   Un dilemma su cui il vescovo Orazio Francesco Piazza offre un importante contributo, che stimolerà sicuramente la riflessione. “La tradizione ai tempi di santa Rosa non prevedeva che la donna potesse parlare in pubblico, questa signorinella ha rotto la tradizione e ne ha creata una nuova, ma ha mantenuto l’idea della dignità della donna nella Chiesa e fuori. Quindi guardiamo con gioia questi momenti e cominciamo a vedere che “semo di un unico sentimento”. E non credo che possiamo escludere quello della donna”, commenta, così, il vescovo, l’arrivo delle bambine nel trasporto. “Credo che la donna, anche in passato, abbia fatto sforzi notevoli, pensiamo alle nostre mamme che univano il lavoro nei campi o in altri luoghi con quello familiare. Facevano grandi sforzi. Finalmente possiamo vedere accanto ai giovani facchini le ragazze che condividono il loro stesso sforzo. Credo – continua mons. Piazza – che sia una delle forme più belle per rispondere a questa idea di oggettivare la donna. I ragazzi guardano accanto a sé e vedono una ragazza che condivide il loro stesso impegno. Vedono chi, come loro, si sforza e va rispettato e amato”. Il vescovo risponde anche anche a chi in questi giorni ha sollevato critiche, polemiche e dubbi sul fatto che l’ingresso delle donne “rovinerebbe” la tradizione. Ma cos’è una tradizione?Una tradizione vivente – spiega il vescovo – non è un carbone spento, non è la riproposizione bloccata di un’idea, ma quello che quell’ idea consegna all’attualità. Oggi la nostra attualità vede dei rischi dal punto di vista morale, sociale e della fede. Alcune esperienze sono necessarie per poter riproporre e ripresentare la tradizione nella sua bellezza e qualità. La donna oggi viene un pochino massacrata – continua il vescovo -. Durante le mini macchine ho lanciato dei messaggi. Uno sul bullismo. Al centro storico, dove si sono inserite delle ragazze, ho sentito qualche voce che grida alla tradizione. Tra ragazzi e ragazze ci si aiuta. Non c’è concorrenza. Si sta insieme per sopportare il cammino della vita. È un bellissimo segno, di cui sono colpito e compiaciuto”, conclude il vescovo Piazza. Per quel che riguarda la tradizione, se la bambina Rosa, a suo tempo, non avesse “aggiornato” la sua, quella della propria epoca, forse oggi un’altra tradizione, quella del Trasporto, non esisterebbe.

Tiziana Mancinelli

 

 

 

 

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.