Irpef: sotto i 15 mila euro si pagherà 1,5 euro in meno. Opposizione: “Propaganda e un’offesa per i meno abbienti”.
Viterbo, 21 novembre 2023 – Aliquota addizionale Irpef, da un’aliquota buona per tutti, quella dello 0,76% applicata a tutte le fasce di reddito fino ad oggi, alla progressività per scaglioni: questo il contenuto della “Proposta di deliberazione di consiglio comunale n. 128 del 2 novembre 2023 avente ad oggetto il regolamento per la variazione dell’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (approvazione)“, portata oggi in commissione dall’amministrazione Frontini, per “rispondere a un accordo dell’anno scorso con i sindacati” ha spiegato l’assessore al Bilancio Elena Angiani, che avevano sollevato la necessità di avere un occhio di riguardo per le categorie meno abbienti. Si passa quindi a tre aliquote per quattro fasce di reddito: 0,75% per quelli fino a 15 mila, 0,76 % da 15.001 a 28.000; stessa percentuale di 0,76% applicata anche alla fascia da 28.001 a 50 mila euro, mentre per i redditi superiori, a partire da 50.001 si arriva allo 0.80%. La delibera che introduce le nuove aliquote, approvata a maggioranza, è stata duramente contestata dall’opposizione che ha ravvisato una misura meramente “propagandistica – ha subito sottolineato il capogruppo del Pd, Alvaro Ricci – . Nella sostanza non smuove nulla: toglie un euro e mezzo all’anno a chi guadagna meno di 15 mila euro. Un’offesa”, ha detto Ricci, che in dichiarazione di voto ha anche specificato: “Siamo contrari anche ad aumentare le aliquote ai redditi superiori a 50 mila euro, favorevoli, invece, a prevedere una maggiore agevolazione per quelli più bassi, cercando in bilancio le adeguate coperture. Questa proposta – ha detto all’indirizzo della maggioranza Frontini – mi pare poco seria, soprattutto nei confronti di quelle persone meno abbienti. Ringraziamo, comunque, gli uffici comunali che hanno lavorato per portare questo lavoro”. Ma il vero tallone di Achille della delibera l’ha forse scoperto Alessandra Troncarelli: “I sindacati hanno visto questa delibera?”, ha detto, facendo calare il gelo in aula con qualche “no” sussurrato a mezza bocca. Antonella Sberna (FDI) ha invece chiesto di vedere l’accordo precedentemente fatto con i sindacati per capire cosa prevedeva. Contraria alla delibera anche la Lega: “Un più 0,04 ai redditi superiori a 50 mila euro e un meno 0.01 a quelli sotto i 15 mila. Non c’è alcun motivo di fare questa differenziazione”, ha detto Andrea Micci, riguardo all’impatto, a suo dire irrilevante, che produrrà l’introduzione delle nuove aliquote. “È una misura solo di facciata, che vuole rispondere alla chiamata dei sindacati, ma solo in modo formale, non sostanziale. Non avete avuto coraggio, ma solo la voglia di dire che l’avete fatta. Resta praticamente tutto come è. Si è persa un’occasione”, ha detto ancora Andrea Micci. Quel che più preoccupa, secondo il leghista, però, è la base dei dati adottata per fare le simulazioni sui risultati che produrranno le nuove aliquote: “Sono quelli del 2020”, ha evidenziato, ossia il periodo in piena pandemia, “Ho il dubbio che le simulazioni non siano verosimili alla realtà dei fatti”, ha quindi specificato. I dipendenti comunali del settore Tributi, presenti in aula, hanno spiegato che quella era “l’unica possibilità di scelta” per fare delle simulazioni. Resta, però, il dubbio che il flusso dei redditi creato in periodo pandemico possa divergere anche parecchio di quello che si produce in anni ordinari. L’assessore Angiani, da parte sua, ha riconosciuto relativamente alla minore aliquota per i redditi più bassi che: “Che il margine è piccolo, ma c’è la volontà di rispettare l’accordo con i sindacati”, introducendo dei criteri di progressività. Nel 2020, il numero di dichiaranti al di sotto dei 15 mila euro sono stati 21.356; fino a 28 mila 12.361; fino a 50 mila 9542; oltre i 50 mila i dichiaranti sono stati 2985. Dati forniti dall’ufficio Tributi. Secondo Francesca Sanna (PD): “Questa non è una vera progressività”. Ma Angiani ha fatto presente il parere positivo dei revisori dei conti alla delibera. Voto contrario anche per Luisa Ciambella (Per il Bene Comune): “Non capiamo la ratio di questa pratica”, ha detto. No anche da Fratelli d’Italia: “Questa delibera determinerà un meno 0.01 per i redditi inferiori a 15 mila, e un più 0,04 per quelli superiori a 50 mila. Questo è il senso politico di questa delibera che non risponde a quello che chiedevano i sindacati, cioè una progressione, ma solo il voler vendere questa cosa”, ha detto Allegrini, facendo notare anche che due fasce, quella da 15.001 a 28.000 e quella da 28.001 a 50.000 avranno la stessa aliquota dello 0,76%
Q 15 mila 075 da 15 a 28 076 28 a 50 076 oltre 50 0,8
Angiani dale simulaizoni ffettutae non ci saà vaiazione di intoito non oltre due euro icci un eruo e mezzo da 75 cebtesimo
50 euro l’anno sulla fascia piu alta
Su quelli meno abbiante non oltre due euro è per dare un segnale su accodo con i sindacati.