Viterbo, 5 novembre 2024 – Finire la pavimentazione di piazza del Plebiscito in tempo per il trasporto 2025 della macchina di Santa Rosa. È nelle intenzioni dichiarate dall’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Floris che, però, dovranno fare i conti con gli scavi archeologici iniziati nei primi giorni di ottobre e non ancora terminati, che hanno fatto accantonare, per il momento, la pavimentazione di Piazza del Plebiscito. Il termine ultimo per finire questa seconda parte di lavori, era stato fissato dallo stesso Floris a gennaio 2025. Sarebbe poi iniziato un altro stralcio in primavera, per finire entro il 3 settembre. Ma più si allungano gli scavi, maggiori sono i timori che questi piani saltino e che la scadenza non venga rispettata. Nulla si sa, infatti, sulla durata delle ricerche in corso. E, forse, non lo sa nemmeno Palazzo dei Priori. Nell’assenza totale di comunicazioni ufficiali, qualsiasi ipotesi è valida. Pure quella che per il 3 settembre 2025 la piazza non possa essere pronta per il passaggio di Dies Natalis, determinando un altro, clamoroso, storico, stop al trasporto, dopo quello del Covid. Del resto cosa stia emergendo dal sottosuolo di piazza del Plebiscito, di fronte alla chiesa di Sant’Angelo in Spatha, a parte le indiscrezioni che parlano di sepolture e cunicoli, nessuno lo sa. Da questo dipende la durata degli scavi e il destino della piazza. Su tutta la vicenda regna il silenzio. E proprio in questo vuoto assoluto di informazioni e nel clima di incertezza, sta crescendo in queste ore il timore che possa realizzarsi anche l’inverosimile, ossia che per settembre 2025 la piazza possa essere ancora bloccata dal cantiere. Un punto interrogativo che inizia a lampeggiare anche in casa Sodalizio. “Inizio ad essere abbastanza preoccupato”, dice il presidente Massimo Mecarini. “Forse è presto per parlarne, ma dieci mesi fanno presto a passare. Se non accelerano con i tempi del cantiere…Se a settembre dovesse esserci ancora, mica possiamo passare. Anche senza fare la girata, abbiamo bisogno dello spazio di manovra”, dice il presidente del Sodalizio che stigmatizza: “Un percorso alternativo per la Macchina non c’è”. Si potrebbe pensare “da piazza Fontana Grande a via Saffi fino a piazza delle Erbe, ma la vedo molto difficile. Bisognerebbe verificare se ci sono spazi di manovra, ma mi pare veramente poco possibile”, dice ancora Mecarini. È, in particolare, l’angolo a gomito alle scalette di collegamento con via Cavour che strozza ogni speranza. Una svolta che pare veramente proibitiva per Dies Natalis, pure con le manovre miracolose dei facchini. “Un percorso alternativo”, dunque, “non c’è”, dice il presidente. Se il cantiere non sarà terminato per il 3 settembre, la Macchina si fermerà. E a farlo sarà stata un’operazione che sfiora quasi l’ordinario: la pavimentazione di una piazza. Ma il cantiere non è l’unica nube ad addensarsi sull’orizzonte del Sodalizio. Prima c’è da risolvere la questione della successione del capofacchino, con Luigi Aspromonte deciso ad andare fino in fondo per assumere la carica, quanto lo sia Sandro Rossi di non farsi da parte senza batter ciglio. Questione che, se le cose resteranno così, potranno risolvere solo i facchini al voto di febbraio, quando decideranno chi assumerà la guida della Macchina per i prossimi tre anni. “Stiamo calmi e buoni. Cerchiamo di riflettere”, dice Mecarini che ricorda i prossimi impegni, la messa domani alle 18:30 e il pranzo il 23 novembre. Occasione conviviale che forse servirà a placare le turbolenze.