Viterbo, 29 luglio 2026 – Per il secondo anno consecutivo dell’esposizione anticipata della Macchina di santa Rosa, ci si aspettava un crescendo di iniziative da parte del Comune di Viterbo e, invece, quest’anno, non c’è più nemmeno più il padiglione dei viaggi virtuali in 3D che l’anno scorso permettevano ai visitatori di vivere in qualche modo l’esperienza del Trasporto. Lo spazio antistante la Macchina, per la gran parte della settimana, resta vuoto, privo di vita, senza niente e nessuno che possa anche solo spiegare cosa sta accadendo in questo angolo di città.
Non si è pensato nemmeno di coinvolgere l’adiacente chiesa di San Sisto che pure rappresenta una tappa cruciale nel cammino della Macchina, quella dove i facchini si recano prima del “Sollevate e Fermi“ e vivono uno dei momenti più toccanti della tradizione, la benedizione in “Articulo mortis”. C’era una continuità fisica e narrativa con l’edificio sacro, ma anche quello è rimasto lì, sullo sfondo di quello che appare una sorta di prolungamento innaturale del cantiere di fine agosto.
Non si è pensato nemmeno di ripulire per tempo l’orologio che svetta a fianco della Macchina, ricoperto di erbaccia. Pensare che basti esporre Dies Natalis per creare l’evento, è un azzardo pericoloso. Lasciarla lì, in uno spazio inanimato, “imprigionata” dentro un’impalcatura di ferro per due mesi, per due anni consecutivi, senza creare un contesto che possa interessare, incuriosire, coinvolgere, comporta il serio pericolo che, continuando così, la Macchina finisca per essere percepita come una sorta di elemento dell’arredo urbano, uno che desta stupore appena installato, ma al quale alla fine ci si abitua, senza suscitare più alcuna meraviglia. Nessuna emozione.
Riproporre per il secondo anno consecutivo il montaggio anticipato della Macchina senza alcuna idea che possa mantenere alto l’interesse, rischia seriamente di normalizzare qualcosa che, invece, a Viterbo è finora sopravvissuto, proprio perché percepito come “strordinario”, “eccezionale” “unico” al mondo. L’unica “nota” di vita sono le visite guidate del fine settimana organizzate dal Sodalizio dei facchini di Santa Rosa che stanno riscuotendo molto successo a riprova che c’è l’interesse e la voglia di entrare dentro la storia di Rosa anche in modi diversi da quelli del Trasporto del 3 settembre. Ma cosa è stato fatto dal Comune per “costruire” queste vie ulteriori della tradizione, evitando che essa si incanali nei binari della normalità? Come viene colta dall’amministrazione comunale questa opportunità offerta dall’interesse che il pubblico riserva da sempre alla Macchina? Montare Dies Natalis e lasciarla lì dietro le transenne di ferro del Comune con un recinto di pannellature, può attirare il primo anno, ma già il secondo, per di più con un’esposizione di due mesi, che abbraccia anche il deserto rovente del Ferragosto a Viterbo, rischia di diventare una ruotine, la cosiddetta “tomba dell’amore” che arriva anche nei rapporti più appassionati. Se la Macchina finisce di stupire, anche la magia del Trasporto si incrina. Se la Macchina cessa di essere quell’ “essere” “misterioso”, protagonista indiscusso di un evento percepito ai confini del reale, tanto che già “aspettare” che esso accada, genera eccitazione, il prodigio che è riuscito a tenere in vita la tradizione nei secoli, radicandosi nei cuori della gente di ogni epoca, potrebbe perdere la sua forza. Ciò non vuol dire rinunciare al dibattito e negare la necessità di valorizzare il trasporto per un periodo più lungo dell’anno, ma al contrario pretendere che esso si arricchisca incessantemente di idee, iniziative e contributi nuovi e stimolanti. Perchè l’immagine di quella macchina ferma lì per il secondo anno consecutivo, sola, muta, senza nulla e nessuno intorno, in un’estate torrida e desolata, racchiusa da recinti di ferro che richiamano l’idea dei lavori in corso, è il segno preoccupante di una staticità della riflessione, di un ristagno di idee, di una “normalizzazione” insidiosa e trasandata della tradizione, che va assolutamente superata, se non si vuole picconare il magnetismo che essa da sempre esercita.