Viterbo, 8 agosto 2026 – L’aiuola che doveva impreziosire via Matteotti, così tanto da sacrificare anche dei posti auto in pieno centro storico, oggi è una latrina che svolge la funzione di un gabinetto pubblico. Altro che tocco estetico. Tra le piante si notano grosse macchie di urina che sprigionano un odore nauseabondo e cancellano il ricordo elegante di una via blasonata del commercio cittadino.

Dentro l’aiuola c’è un po’ di tutto, perfino una spugna per piatti, mentre la ghiaia crema e rosa antico che le conferiva un tocco raffinato, si è diradata lasciando intravedere il tessuto sottostante in parte fatto a brandelli.

Una devastazione sicuramente imputabile a gente che vive la città in modo a dir poco barbaro, selvaggio e indecente, assolutamente irrispettoso.

C’è, però, anche da chiedersi: ma quando è stata l’ultima volta che hanno pulito e manutentato l’aiuola? Perché lo stato imbarazzante in cui versa, difficilmente si crea in pochi giorni. E il fatto che esistano incivili che devastano spazi pubblici comuni non deve diventare un alibi per abbandonarli, segnando la resa della città.

Anche negli spazi verdi che circondano la passeggiata ecologica ci sono lattine, bottiglie di birra, rifiuti di ogni specie, sarebbe stata ritrovata perfino una zanzariera a Piazza Crispi, ma da queste parti c’è una ditta che pulisce sistematicamente e permette di godere di spazi curati e piacevoli, nonostante ci siano tribù di incivili che puntualmente li devastano.

In via Matteotti no: lo stato dell’aiuola è tale che induce a pensare a un abbandono prolungato da parte di chi doveva curarla. Proseguendo verso piazza della Rocca, la puzza di piscio ti segue ancora per parecchi metri e ad un certo punto di rendi conto che tale scadimento non è un fatto isolato o occasionale. Sulla destra, al di là delle inferriate di un negozio chiuso, c’è una vera e propria pattumiera, generata da chi, passando di lì, anziché usare i cestini, getta i rifiuti al di là delle sbarre. Lo scandalo tocca il culmine a Piazza della Rocca, nell’aiuola, anch’essa acclamatissima al suo esordio, che costeggia Palazzo Grandori. Difficile farsi venire la voglia di un panino, dopo averla attraversata.
L’erba è sparita. C’è solo una melassa di terra e sigarette, intervallate da bottiglie di plastica e di birre, c’è perfino uan stampella abbandonata. Le piante sopravvivono a stento. Nessuna traccia visibile di acqua. Si notano, però, dei tubi recisi (quelli dell’irrigazione?) lasciati in terra, a volte rigirati sui cespugli, lasciati a penzoloni. C’è pure la cassetta dell’Enel riversa a terra. Chissà, anche questa, da quanto tempo così. Un degrado, anche questo, che difficilmente si crea in un giorno. Chi doveva provvedere ad evitare che si finisse così tanto in basso? L’aiuola era stata realizzata con i fondi PNRR e addirittura inaugurata con tanto di taglio del nastro dalla sindaca Frontini e dalla giunta. C’è da chiedersi se, da quel giorno, qualcuno sia passato più da queste parti. Il degrado del decoro urbano, si accompagna, poi, a quello sociale, con risse, litigi e scazzottate all’ordine del giorno. L’ultima in via Marconi qualche giorno fa. Lo sconcerto e la rabbia per il senso di impotenza dei commercianti rimasti è forte. A via Matteotti dicono: “Ho clienti che vengono dalla Toscana, da Pescia Romana, da Grosseto e restano scioccati da come è tenuta Viterbo. Altri che vivevano in Italia, si sono trasferiti in Danimarca, sono tornati e sono rimasti sconvolti dal degrado della città. Qui non siamo solo noi commercianti che ci lamentiamo. Sono pure i turisti. Con questo caldo, c’è questa puzza. Come si fa a far trovare una cosa del genere anche a chi viene a visitare la città?”.
Tiziana Mancinelli