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Alessandro Borghi riceve il Premio Pipolo Tuscia Cinema 2016

Alessandro Borghi riceve il Premio Pipolo Tuscia Cinema 2016

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Alessandro Borghi riceve il Premio Pipolo Tuscia Cinema 2016.\r\n\r\nUn riconoscimento che ogni anno viene assegnato a una personalità emergente del panorama cinematografico italiano, indicato dalla famiglia Moccia e dalla direzione del Tuscia Film Fest, organizzato con la collaborazione di Confartigianato, rappresentata durante la serata da Andrea de Simone.\r\n\r\nIl premio nasce in memoria di Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, appunto, nato a Viterbo nel 1933 e scomparso a Roma nel 2006. Sceneggiatore incredibilmente prolifero, nella sua filmografia, insieme a  Franco Castellano, ricorrono i nomi di Totò, Fabrizi, Tognazzi, fino ad  Adriano Celentano negli anni Settanta e Ottanta, con cui inizia con successo la carriera registica, che lo porterà, tra l’altro, a firmare lavori come “Mani di velluto”, “Il bisbetico domato”, “Asso”, “Innamorato pazzo”.\r\n\r\n“Alessandro Borghi incarna le caratteristiche che il Premio Pipolo intende riconoscere – ha detto il figlio Federico Moccia -. È un attore che ha fatto molta gavetta, partendo, addirittura, dal ruolo di stuntman, per poi crescere, facendo un passo alla volta. Borghi è una persona che ha conosciuto i tempi, le attese, e anche il rischio e il pericolo del cinema. La passione gli ha permesso di sopportare le difficoltà e a ben tollerare  un ambiente complesso come il cinema anche dal punto di vista delle relazioni. Credo che con gli ultimi due film, Alessandro Borghi, incarni perfettamente lo spirito del Premio Pipolo. Pertanto sono molto felice di consegnarglielo”.\r\n\r\nL’attore è quindi salito sul palco e ha ritirato il premio.\r\n\r\nBorghi può essere considerato una giovane promessa del cinema italiano. Ha mosso i primi passi della sua carriere partecipando a numerose serie televisive, tra cui Distretto di polizia (2006), Ris – Delitti imperfetti (2009), Romanzo Criminale (2010), La narcotici (2011), L’isola (2013), fino ai più recenti Squadra mobile e Non uccidere (nel 2015).\r\n\r\nL’esordio al cinema avviene con “Cinque” nel 2011 di Francesco Dominedò, nel 2014 viene scelto dal regista Stefano Sollima per il ruolo di un boss della malavita romana in “Suburra” e nel 2015 ottiene da Claudio Caligari il ruolo di co-protagonista in “Non essere cattivo”. Per entrambi i film ha ottenuto la nomination ai David di Donatello 2016.\r\n\r\nAlessandro Borghi sul palco del Tuscia Film Fest a piazza San Lorenzo ha ripercorso le tappe della sua promettente carriera, dalle prime volte sul set come stuntman fino a diventare un attore con ruoli sempre più importanti.\r\n\r\n“Dopo un anno dall’uscita di ‘Non essere cattivo’ – commenta l’attore riguardo al film che è stato scelto per la visione a piazza San Lorenzo  – sono felicissimo di vedere che c’è ancora tanta gente che vuole vederlo, incontrarci, e parlare di esso. Dedico questo premio a Claudio Caligari che non c’è più. Per lui parlare con la gente era molto importante. La cosa più bella di questo film è che si può sentire che esso è stato fatto con il cuore”.\r\n\r\nIntervistato da Enrico Magrelli, Borghi racconta come è iniziata la sua carriera. “Ho fatto tanti anni di arti marziali – dice – così uno dei miei migliori amici, uno stuntman italiano, un giorno mi chiama per andare a fare quello che faceva lui sul set. Non avevo assolutamente idea di quello che sarebbe accaduto dopo. Gli stuntman sono percepiti come dei fantasmi e invece sono fondamentali, non si può fare a meno di loro. Un giorno, quello che è ancora il mio agente, mi ferma fuori la palestra e mi propone di fare un provino per Ris 3. Era agosto 2006. Dovevo prendere una donna che scappava, interpretata da Romina Mondello, e cadere dalle scale con lei. Il giorno dopo non mi muovevo. Non mi affascinava fare lo stuntman, lo facevo per soldi e per stare con i miei amici.  In seguito conobbi Elisabetta Curcio che lavorava per Tao 2 e stava facendo un casting per Distretto di polizia 6. Ottenni una parte in alcune puntate insieme a Simone Corrente. Il primo giorno dovevo girare una scena in cui entravo in un dormitorio, prendevo con una pistola un ragazzo di colore, poi venivo arrestato. E anche quella volta c’era un atterramento. Fu mentre giravo quelle puntate che accadde qualcosa dentro di me. Iniziai a pensare che potevo fare qualcosa di più. Successivamente feci un’altra serie con Stefania e Amanda Sandrelli nel 2007, e da lì iniziò il mio percorso. Utilizzai i primi soldi per studiare. Facevo dizione. Ero un ragazzo di viale Marconi e avevo un accento romano molto acceso. Nel frattempo lavoravo anche come cameriere per mantenermi”.\r\n\r\n”Ho  fatto tanta televisione – prosegue Borghi –  ma sapevo che prima o poi avrei avuto la possibilità di fare qualcosa che mi mettesse seriamente a confronto con me stesso in una maniera più profonda”. E, infatti, arrivano parti  più importanti.\r\n\r\n“In Suburra – dice – ero arrivato in finale con  Luca Marinelli, che io ritengo l’attore italiano più bravo. Pensavo di non avere chance. E invece sono stato scelto. Dopo Suburra mi sono chiesto cosa avrei fatto, perché a un certo punto si comincia ad alzare l’assicella delle tue aspettative. E arrivò Caligari con ‘Non essere cattivo’ che io considero un documentario di me quando avevo vent’anni”. In questo film Borghi si ritrova a recitare proprio con Luca Marinelli. I due interpretano due amici, Vittorio e Cesare, alle prese con la dipendenza dalla droga. “Io non ho mai fatto uso di droghe – dice Borghi – nemmeno fumo. Però provenendo da zone di Roma dove non solo si usa droga ma ci si sente anche fieri di questo, ho potuto conoscere da vicino questo fenomeno. Oggi penso che le cose non belle che abbiamo visto nella vita, costituiscano uno strumento per avvicinarci alla realtà, soprattutto per uno che fa il mio mestiere”.\r\n\r\nPer l’attore la campagna contro la droga è diventata una crociata: non perde occasione per ricordare ai giovani le conseguenze dell’uso di sostanze stupefacenti.\r\n\r\n“Interpretare il ruolo di co-protagonista e trovarsi dall’altra parte uno come Luca Marinelli è una bella esperienza perché se metti tutto te stesso sul tavolo sai che anche lui farà la stessa cosa. Hai sempre un ritorno lavorando con un attore così”, commenta riprendendo a parlare del film “Non essere cattivo”.\r\n\r\nInevitabile il ricordo del regista Caligari, scomparso proprio alla fine delle riprese del film. “Quando muore una persona siamo portati a pensare di avere sempre qualcosa che non gli abbiamo detto – commenta -.  Io a Caligari ho detto tutto. L’ultimo giorno di set l’o abbracciato dicendogli che mi aveva regalato la cosa più bella della mia vita. È stato veramente magico. So che adesso la mia carriera andrà avanti, farò altre cose, ma niente sarà come ‘Non essere cattivi’, perché non avrò più 28 anni e non sarò più diretto da Caligari. Una cosa unica”.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.