Fusco Iwobi e Tonelli della Lega caricano la Tuscia. Tonelli: “Democrazia commissariata da ingerenze straniere e poteri forti”
VITERBO – Sicurezza e poteri forti: due cose che, secondo l’on. Gianni Tonelli, vanno a braccetto. Per l’ex segretario nazionale del Sindacato Autonomo di Polizia, indebolendo la sicurezza, si creerebbe una sorta di scoramento nella cittadinanza che sarebbe spinta ad allontanarsi dallo Stato lasciando campo libero ai cosiddetti “poteri forti”. La teoria di Tonelli si riallaccia direttamente alle vicende di queste ore che vedono il Capo dello Stato impegnato a portare avanti un governo del presidente, su incarico a Carlo Cottarelli, che, quasi certamente avrà zero voti in Parlamento. Cottarelli arriva dopo i veti che il Presidente della Repubblica avrebbe messo sul ministero dell’Economia, per cui la maggioranza Lega – Cinque Stelle aveva indicato il professor Paolo Savona, noto per le sue posizioni critiche verso l’euro. La contrarietà del Colle verso Savona avrebbe portato il prof. Giuseppe Conte a rimettere l’incarico di formare un governo sostenuto dalla maggioranza giallo verde che in parlamento ha più del 50%. A questo punto Mattarella convoca e affida l’incarico a Cottarelli che ieri avrebbe dovuto presentare la lista dei ministri, sciogliendo la riserva. Così non è stato. Tra le ipotesi che si rincorrono in questi minuti, prevarrebbe quella che vede una certa difficoltà a trovare figure disponibili a entrare nella lista dei ministri in un governo nato già morto che potrebbe ottenere la clamorosa cifra di zero voti in parlamento fissando un imbarazzante record nella storia della Repubblica. Un governo, tra l’altro, destinato a restare in carica pochi giorni, dal momento che se prevalesse l’idea di andare a votare il 29 luglio, le Camere sarebbero sciolte nei prossimi giorni. Dunque perché ostinarsi a portare avanti il governo Cottarelli esacerbando uno scontro istituzionale tra Colle e Parlamento che sta portando sull’orlo del baratro l’Italia? Tonelli, nell’ambito del convegno che si è tenuto ieri a Viterbo con i senatori Fusco e il responsabile nazionale della Lega per l’immigrazione, Sen. Toni Iwobi, ha fornito una propria lettura su un quadro che appare a dir poco inquietante. Tema dell’incontro “Sicurezza e Immigrazione”. “Quando ho sentito che Conte aveva rimesso il mandato, mi sembrava qualcosa di incredibile – ha detto Tonelli – siamo in una democrazia commissariata. La nostra Costituzione all’art.92 nomina il presidente del consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Tonelli ricorre a una metafora per definire le diverse funzioni di Presidente della Repubblica e parlamento: “Anche se vi siete sposati in chiesa, non è il prete che vi deve dire con chi andare a letto. È una sciocchezza che possiamo raccontare a qualche bambino. Il notaio fa solo una verifica di garanzia sugli atti che gli propone il privato, non li decide lui”. Questa sarebbe, quindi, la funzione del Presidente della repubblica, secondo Tonelli: una funzione di garanzia. Quando il Presidente potrebbe impuntarsi su un ministro? “Se io fossi un importante armatore italiano – è l’esempio di Tonelli – e fossi inserito nella lista dei ministri per la Difesa, qualche legittimo interrogativo si dovrebbe porre. Ma quando il notaio – ha detto tornando ai suoi paragoni – ha verificato tutti i requisiti, quello che gli viene proposto è un atto dovuto. La nostra è una democrazia parlamentare, non presidenziale, lo dimostra il fatto che responsabile dell’attività di governo è il Presidente del consiglio dei ministri. Se fosse potere del Presidente della repubblica nominare i ministri, ne sarebbe anche responsabile”. Tonelli entra, poi, nel cuore dei fatti di questi giorni: “È accaduto che un’interferenza straniera, o comunque dei poteri forti, ha interagito sul corso naturale della democrazia. La cosa, però, è stata sfacciata. Negli altri colpi di mano di palazzo, almeno sono riusciti a vendersela. Questa volta non ce l’hanno fatta. Dal 1994 in poi di colpi di mano ne abbiamo visti mille. Ma li hanno saputi fare meglio. Oggi, chiunque, anche i cittadini della sinistra si sono irrigiditi. Tutti hanno percepito una forzatura, un colpo di mano – prosegue Tonelli riguardo ai veti imposti dal Colle e all’ingresso di un governo tecnico – l’articolo 1 della Carta stabilisce come primo principio fondamentale che la sovranità appartiene al popolo. Se io e Fusco – ha detto Tonelli rivolgendosi al senatore leghista viterbese che ascolta attento sul tavolo della sala conferenze insieme al senatore Iwobi – facciamo un partito anti euro e otteniamo il 60% non ci fanno governare? Questo dimostra che ci sono interferenze e interessi verso il nostro paese”. Da qui Tonelli arriva alla tematica “Sicurezza”. “Negli ultimi 4 anni – ha detto – sono state fatte delle scelte con coscienza e volontà. La sicurezza è stata consapevolmente debilitata. Sicurezza e giustizia rappresentano due fondamentali diritti naturali nello stato sociale. Il cittadino non si fa giustizia da sé, ma la deve fare lo Stato. Su questi due fronti il nostro Paese è fortemente inadempiente. La cosa, però, è voluta. Trent’anni fa certe cose non sarebbero state possibili in Italia. Perché ora sì? Perché sono mancati gli italiani. Prima avevamo la democrazia, perché c’erano gli italiani. Dalla caduta del muro di Berlino ad oggi ci siamo infilati in una palude e ci impantaniamo sempre di più. I poteri forti cercano in tutti i modi di scollare lo Stato dai cittadini, dopo il 2008, con mille artifizi, sono riusciti a disgustare la gente, allontanandola dalla gestione dello Stato. In questo modo hanno potuto avere mano libera per fare le sporcaccionate che oggi vediamo sul tavolo politico. Ci sono interessi fortissimi, che non vengono solo dalla politica, ma da lobby interne ed esterne che pesano anche su sicurezza e giustizia. I poteri forti allontano la gente dallo Stato, allentando questi due fondamentali pilastri che sono sicurezza e giustizia”.
Accanto a Tonelli, al convengo della Lega, anche il senatore di colore Toni Iwobi, responsabile leghista per l’immigrazione.“Con la Lega mi sento a casa mia – ha detto – la Lega è una grande famiglia e un gruppo di persone che si amano tra loro e amano il popolo e il loro paese. Sono di origine nigeriana, vivo in Italia da 41 anni e da 25 sono nella Lega. Ho trovato in Italia la mia anima gemella, una bergamasca”. In Italia Iwobi ha anche trovato la sua strada come imprenditore. “Ho una mia attività con 12 dipendenti – ha proseguito – faccio politica per passione. Nel 95 sono stato consigliere comunale e assessore ai servizi sociali”. Da allora il percorso politico di Iwobi, fortemente incoraggiato da Matteo Salvini, è proseguito fino a portarlo al senato. Lui, immigrato che ha costruito il suo futuro in Italia, dà una lettura al fenomeno migratorio di questi tempi: “La Lega non è contro l’immigrazione – ha spiegato Iwobi -. Abbiamo scritto le nostre linee guida sull’argomento, distinguendo l’immigrazione regolare, quella di chi fugge dai conflitti, e coinvolge, quindi, i richiedenti asilo. Poi c’è quella clandestina. Questa è quella che la Lega contesta. Esistono confini di Stato nazionali che vanno tutelati. La clandestinità è un’ingiustizia sociale. Chi la subisce non è mai libero. È l’anticamera della mancanza di sicurezza, dell’illegalità. Per la sinistra, invece, è una cosa normale. Anche la clandestinità è una forma di oppressione verso gli esseri umani. Un tipo di immigrazione che ci sta costando 20 miliardi in 4 anni”. Iwobi ha toccato poi i valori della famiglia: “Stanno cercando anche di cambiare il nostro linguaggio. Non si può più dire mamma e papà, ma genitore uno e genitore due”. Una visione non condivisa dalla Lega: “Questa è la Lega del buonsenso, la Lega del buoncuore”, ha concluso il senatore, lasciando aperto uno spazio di dialogo con la cittadinanza viterbese che nella prossima settimana potrebbe essere riempito dallo stesso Matteo Salvini, Gianmarco Centinaio e altri big leghisti, dei quali Fusco ha annunciato l’imminente arrivo nella Tuscia.
Tiziana Mancinelli
info@quintaepoca.it
©Riproduzione riservata