Centro storico, all’una i bar devono chiudere. I gestori vorrebbero un protocollo di intesa.
Viterbo – Movida o quiete pubblica? Due esigenze apparentemente inconciliabili, che stanno tenendo acceso il dibattito, anche politico, da diverso tempo. Con il Piano del commercio portato in consiglio comunale dall’assessore Alessia Mancini e poi approvato, l’amministrazione Arena pare avere preso una direzione ben precisa, esplicitata con le ordinanze firmate dal sindaco in questi giorni. “All’ una saracinesche abbassate”. E tutti a casa. E se non lo facessero proprio tutti? Se qualcuno rimanesse a bivaccare nelle strade, buie e deserte, con i locali tutti chiusi? Che accadrebbe? Magari quello che accade al Sacrario, dove si fa “baldoria” quasi tutte le sere, e non nei locali, qui non ci sono, ma per la strada, a suon di schiaffi, bottiglie rotte, calci e qualche volta anche sprangate. Uno spettacolo indecoroso, consentito da una zona in cui le luci si spengono alle otto, con i negozi che chiudono a fine giornata. È chiaro, quindi, che la chiusura dei bar all’una da sola non basta, ma potrebbe anche portare al paradosso di desertificare una parte di città, creando l’habitat ideale per far proliferare l’humus della criminalità. E proprio questo potrebbe essere il cavallo di battaglia degli operatori commerciali colpiti dall’ordinanza: proporre un protocollo al Comune in cui si impegnano a rispettare alcune condizioni come quella di prevedere degli stuart che impediscano alla movida di degenerare con schiamazzi e vandalismo, tenere pulito il proprio spazio di competenza, ed altro. Una serie di condizioni da rispettare per mantenere il decoro, la sicurezza e la quiete pubblica nel quartiere medioevale, ottenendo in cambio l’estensione dell’orario di chiusura fino alle 2. L’incontro con il comune di Viterbo dovrebbe esserci martedì, quando gli operatori dovrebbero sottoporre al sindaco Arena e all’assessore Mancini una proposta di protocollo.