Viterbo, 13 novebre 2025 – C’è da lottare da vivi per guadagnarsi un posto al sole, ma nella società moderna bisogna mettersi in fila pure per uno all’ombra, cioè un loculo al cimitero. Si affaccia sempre più spesso nel dibattito pubblico il dilemma di trovare nuovi spazi per le sepolture, ma raramente si sente parlare delle sorti di quelle già esistenti.

Un tema che viene in mente, quando, facendo una passeggiata nella parte storica e suggestiva del cimitero monumentale di San Lazzaro a Viterbo, si incontrano file di lapidi risalenti all’Ottocento fino ai primi del Novecento. Qua e là spuntano le date della tumulazione, 1813, 1892, 1920. Ma ancor prima di leggerle, almeno quelle che sono rimaste, si nota lo stile inconfondibile, elegante e prezioso, dell’epoca, al quale l’abbandono ha aggiunto note di triste malinconia in un affresco realistico e toccante della morte. Lumini in ferro battutto rotti, fiori di plastica spezzati e ricoperti di polvere, croci arrugginite, tele di ragno che sembrano voler tenere insieme i pezzi di un mondo che cade in frantumi.
Ci sono le tombe installate sul muro perimetrale che separa dal cimitero di recente edificazione, ma ci sono anche un numero cospicuo di sepolture a terra nel più completo abbandono. Erba e muschio avanzano indituribati sulle lapidi quasi irriconoscibili, a volte spezzate, con le iscrizioni oramai quasi del tutto scomparse.
Ma al di là del sentimento nostalgico e malinconico, interrogativi di natura pratica si impongono: “Qual è la situazione di queste tombe? Hanno ancora un titolare della concessione? Se l’è chiesto l’artista Marco Zappa, responsabile provinciale Lega per la Cultura: “Lo stato in cui appaiono queste sepolture è pietoso. I parenti non si sa che fine hanno fatto, magari non esistono più, ma tutto ciò andrebbe verificato e tuttavia andrebbero pulite, perché qui siamo davanti a una memoria storica della città. Si potrebbe dire, è sempre stato così, ma io non voglio andare indietro nel tempo a giudicare quella o quell’altra amministrazione, il problema è lo stato attuale e, secondo me, è un qualcosa che in futuro andrà sistemato. Sono una testimonianza della nostra storia che merita attenzione, lo stato in cui si presentano attualmente è culturalmente inaccettabile”.
Il tema era stato affrontato da Giulio Marini circa “trent’anni fa”, spiega, “quando rivestivo il ruolo di assessore ai servizi cimiteriali. Bisogna sapere che dopo 99 anni il Comune può fare una ricognizione, inviando una raccomandata agli eredi per sapere se vogliono mantenere la concessione. In caso di mancata risposta”, spiega ancora l’ex sindaco, “si può fare il recupero della tomba e attraverso un avviso pubblico riassegnarla”. “Io feci una ricognizione 30 anni fa, quando ero assessore ai servizi cimiteriali e alcune tombe furono riassegnate”, afferma Marini. Certo è che prima di guardare al futuro, uno sguardo al passato si impone, soprattutto in questo caso in cui i posti mancano e molti potrebbero essere recueprati
