Viterbo, 13 dicembre 2025 – Finora ha contribuito lo Stato, ma dal 2026, in assenza di una proroga specifica di cui al momento non si ha notizia, dovranno essere le casse comunali a sostenere l’incremento dei compensi riconosciuti a sindaco e assessori. A Palazzo dei Priori, al momento, la giunta Frontini costa 750 mila euro, di cui 650 mila euro vanno a coprire i compensi di sindaco e assessori, mentre i restanti 70 mila euro sono destinati a finanziare l’indennità del Presidente del consiglio comunale. Sempreché gli amministratori in carica non decidano di decurtarsi lo stipendio, scelta, al momento, adottata solo dall’assessore Emanuele Aronne che ha rinunciato al 33% dell’indennità riconosciuta al suo ruolo: 5.796 euro, di cui percepisce solo 3883,32 euro. La cifra, invece, viene incassata mensilmente per intero da tutti gli altri assessori: Patrizia Notaristefano, Elena Angiani, Stefano Floris, Giancarlo Martinengo, Katia Scardozzi e il presidente del consiglio comunale, Marco Ciorba per un totale mensile di 40.572 euro al mese. L’ammontare degli stipendi è determinato da una legge nazionale 234 del 2021 che, riconoscendo le maggiori responsabilità del ruolo, ha introdotto significativi aumenti rispetto al passato, equiparando l’indennità di sindaci e assessori alle retribuzioni dei presidenti di regione, seppure con scaglioni diversi in base alla popolazione del Comune. Dai 5.796 euro al mese degli assessori si passa a 7.245 euro che la legge nazionale riconosce al vice sindaco e 9.660 euro al sindaco. L’indennità viene ridotta quando il politico è anche un lavoratore dipendente nel caso in cui continui a svolgere la sua attività e non abbia, quindi, chiesto l’aspettativa non retribuita. È il caso del vicesindaco Alfonso Antoniozzi che dal primo novembre 2024 ha ripreso servizio presso il Conservatorio di Musica Maderna – Lettimi, e pertanto percepisce dal Comune solo 3.622,50. Lo stesso non è avvenuto per le due assessore Patrizia Notaristefano e Rosanna Giliberto, entrambe dipendenti che, però, si sono congedate momentaneamente dal proprio posto di lavoro, chiedendo un’aspettativa non retribuita. A loro il Comune versa l’importo intero: 5796 euro. Notaristefano è “in aspettativa dal primo luglio 2022 per tutta la durata del mandato amministrativo”, mentre per Giliberto dal “25 novembre 2024 al 31 agosto 2025”. Dal primo settembre essendo rientrata a lavoro percepisce metà compenso. Per loro il Comune versa anche gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi ai rispettivi istituti, pagamento effettuato anche agli assessori non lavoratori dipendenti tramite il versamento per quote mensili di una cifra forfettaria annuale. I costi della politica, certamente non finiscono qui, andrebbe conteggiato altro, come lo stesso staff dell’organo politico che costa alle casse comunali 127 mila euro all’anno. Va anche detto che l’evoluzione incessante che sta investendo oramai la Pubblica Amministrazione da anni, comporta un aumento anche della complessità e delle responsabilità connesse a certi ruoli alla luce dei quali, lo stipendio da “missionario” di un sindaco o un assessore forse non stava più in piedi. Certo è, però, che i costi della politica, alla luce di tutto questo, sono argomento delicato, che andrebbe anche trattato considerando il reale apporto del singolo assessore o dello stesso sindaco al governo dell’ente, che non sia quello dell’ordinaria amministrazione, per cui la macchina burocratica è in grado di girare da sé, quanto l’impulso e lo sviluppo che discende direttamente dall’indirizzo politico, alla luce del quale dovrebbe valutarsi anche la numerosità delle giunte, nonostante la norma consenta certi numeri. Certo è, però, che alla luce di tutto questo, è evidente che certi cavalli di battaglia, come appunto quello dei costi della politica che proprio i movimenti civici hanno cavalcato in un certo periodo storico per infiammare le piazze in campagna elettorale, andrebbero usati con più cautela.