Facchini nell’Albo d’Oro dopo l’allarme terrorismo, Aspromonte:”Per Rosa siamo pronti a tutto”. Il prefetto Pomponio: “Il Trasporto non deve mai finire, né avere tentennamenti. Lavoriamo sulla sicurezza”
Viterbo, 20 maggio 2026 – “La fiducia è il significato più intimo dell’iscrizione dei facchini di Santa Rosa all’Albo d’Oro della città”. È stato questo uno dei passaggi più significativi del discorso della sindaca Chiara Frontini dal palco dell’Unione, ieri sera, durante l’omaggio ai cavalieri di Rosa per avere portato la Macchina con un allarme terrorismo in corso.
L’idea dell’iscrizione all’Albo d’Oro dei facchini e la benemerenza civica al personale della Polizia di Stato che ha operato in quella notte inquieta, è partita dal presidente del consiglio, Marco Ciorba, che ieri sera, sul palco, ha letto le delibere di consiglio comunale approvate all’unanimità da tutti i consiglieri di ogni partito e movimento civico, atti che hanno scandito le tappe del prestigioso riconoscimento conferito a facchini e agenti di polizia.
“I facchini di Santa Rosa quella sera si sono fidati dei loro rappresentanti, delle istituzioni, non sapevano nulla di quello che stava accadendo intorno a loro, eppure hanno detto ‘Noi portiamo la Macchina’, ha detto Frontini. “La fiducia, in un momento storico in cui fidarsi uno dell’altra è quasi un atto rivoluzionario”, ha proseguito, “è il significato più intimo dell’iscrizione dei facchini di Santa Rosa all’Albo d’Oro della città. La fiducia è alla base dell’architettura della nostra società”, ha detto la sindaca che ha poi ricordato i momenti terribili di quella sera. “Ero entrata a Porta Romana, quando ho ricevuto una telefonata del Prefetto che mi invitava ad andare in Prefettura. Gli ho detto ‘Ma come faccio‘, e lui mi risponde ‘É urgente e importante’, così ho capito che non potevo sottrarmi. Faccio spesso quel percorso tra via Garibaldi e piazza del Comune per motivi residenziali. Quel giorno, quella strada, non finiva mai. Pensai che forse il Prefetto era arrabbiato per le “sedioline”. E, invece, una volta lì, ho saputo”, dice ancora la sindaca, che dal palco dell’Unione, ripete quella frase che le disse quella sera il Prefetto: “C’è un potenziale pericolo di attentato terroristico internazionale, stiamo decidendo che cosa fare”. 
La consegna della benemerenza civica alla Polizia di Stato
Inizia così l’escalation dei fatti che segneranno un Trasporto unico nella storia. Un Trasporto che riunisce in sé i motivi dell’essere Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. La sindaca, sempre sul palco dell’Unione, ripercorre le tappe di quella sera. “Il Presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, e il capofacchino, Luigi Aspromonte, furono prelevati dal boschetto, dove si stava svolgendo il ritiro dei facchini per condividere questa decisione insieme. Lì, vedi gli occhi del coraggio”, ha proseguito. “Il faro della decisione era il bene dei viterbesi e della città. In quel caso coincideva con l’effettuare il Trasporto. Il tratto da San Sisto a Piazza delle Erbe è stato fatto a luci accese e ai facchini è mancata quella benzina del pubblico che sono gli applausi e le grida di gioia. Ci sono stati, invece, fischi e proteste. A Piazza delle Erbe, poi, le luci sono state spente, il velo di Maia è caduto, e la notizia ha iniziato a girare, rivelando il sacrificio che i facchini stavano facendo quella sera. Quella cavalcata attraverso le proteste, ci resterà attaccata sulla pelle. Gigi”, ha detto poi la sindaca al capofacchino seduto in platea, flettendosi sulle gambe, quasi in ginocchio, sul palco: “Quella sera hai messo uno scudo che io non scorderò mai“.

Rivolta poi al vescovo, la sindaca ha ricordato le parole che gli disse quella sera: “Se non te la senti, ci organizziamo per metterti in sicurezza’. E tu (il vescovo Piazza ndr) mi hai risposto: ‘Se voi state sotto alla Macchina, ci sto pure io“.

Proprio la sicurezza sarà una parola protagonista del prossimo Trasporto 2026. Perché se è vero che Rosa ha protetto la sua città, è altrettanto evidente che anche l’uomo ci deve mettere del suo. Per il prossimo trasporto si lavorerà molto sul Piano della Sicurezza. Parola del prefetto Sergio Pomponio, anche lui, ieri, sul palco dell’Unione. Quel 3 settembre 2025 per il prefetto, appena giunto a Viterbo, è stato un battesimo di fuoco. “Non ero molto esperto della questione”, ha detto ieri sera, riguardo al passaggio della Macchina, “Avevo cercato nelle settimane precedenti di entrare quanto più possibile in sintonia con ambienti e con la città, con le altre istituzioni e le forze di polizia, con i facchini, con il Sodalizio, e anche il più delle volte con le singole persone per comprendere come avrei potuto fare al meglio il mio lavoro che era quella di garantire una cornice di sicurezza, la più aderente possibile ai criteri generali del trasporto della macchina, un evento che, è evidente, è di per sé pericoloso, ma è altrettanto vero che il contesto generale spinge a tenere in piedi quell’artificio straordinario che è la macchina di Santa Rosa”.
“Questa è la teoria, la pratica è molto diversa – ha proseguito il Prefetto. È stato il pomeriggio più difficile della mia vita lavorativa”, ha detto Pomponio, “appena uscito dal teatro (dopo il raduno dei facchini), il questore mi ha detto della situazione”.
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Sergio Pomponio, Prefetto di Viterbo: “È stato il giorno più difficile della mia vita”
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“In quei momenti ti passa avanti un po’ tutta la tua vita professionale – ha proseguito il Prefetto – Capisci, dopo 35 anni, cosa significa essere un’autorità provinciale di pubblica sicurezza. Non dimenticherò mai l’immagine del volto del presidente del Sodalizio e del capo facchino quando sono entrati in riunione, perché ho visto il mio volto nei loro. Nelle decisioni che abbiamo preso, ci siamo fidati gli uni degli altri. Questo evento straordinario (l’allarme terroristico), ma non irripetibile, ci deve insegnare un po’ di cose. C’era in ballo la vita di migliaia di persone. Quella notte è stata il crinale in cui puoi diventare un eroe o passare le tue migliori giornate in carcere.
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“Quella notte è stata il crinale in cui puoi diventare un eroe o passare le tue migliori giornate in carcere”
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“Voi dite che vi ha protetto Santa Rosa, nella quale anche io credo, da cristiano cattolico – ha detto ancora il Prefetto – ma dobbiamo farne tesoro per perfezionare quanto più possibile questo meccanismo, sia in termini di sicurezza generale, sia di strumenti di pianificazione, ed è quello che stiamo facendo, perché questa nostra specificità, questa peculiarità, del Trasporto della macchina, è veramente qualcosa che non deve mai finire finire, né avere tentennamenti”.
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“Il Trasporto della Macchina è qualcosa che non deve mai finire, né avere tentennamenti”.
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Ho visto arrivare la macchina dal balcone della Prefettura – prosegue il suo racconto Pomponio – ho guardato la punta del campanile che faceva quest’ingresso trionfale, senza tentennamenti, senza perplessità, quasi come una consapevolezza intima molto mistica, di essere superiore agli eventi. Ho capito che questo straordinario meccanismo di unità di una città, non avrebbe mai potuto cessare e, quindi, accogliendo anche l’invito del vescovo sono sceso sotto la macchina e ho fatto con i facchini parte del percorso. Mi è poi dispiaciuto tornare indietro, quando in Piazza delle Erbe abbiamo deciso di spegnere le luci effettivamente è stata molto bello”, ha concluso il prefetto.

Nella serata di ieri, anche i ricordi del vescovo, monsignor Francesco Orazio Piazza che è rimasto tra i facchini nonostante il pericolo: “Ad ogni sosta li tranquillizzavo, mi chiedevano cosa stesse accadendo e io dicevo loro ‘vi fidate di me? Portate a casa la macchina e Santa Rosa. Il pericolo maggiore, in quel momento, era che perdessero la loro concentrazione. Il senso del pericolo emergeva forte. Quando sono venuto in Prefettura, ci siamo guardati in faccia con il Prefetto, poi ci siamo abbracciati e, spontaneamente, ci siamo presi sottobraccio in maniera poco protocollare e siamo scesi in piazza insieme ai facchini”, ha proseguito il vescovo. “Infine, lo spirito di sollievo arrivati al monastero”, tappa finale del percorso della Macchina. Anche il questore Luigi Silipo ha ricordato quella sera del tre settembre 2025, “Per me è un orgoglio essere qui ed essere il questore di questi uomini e donne che spesso e volentieri chiamo “eterni ragazzi”, perché hanno una maturità, una coscienza, una professionalità che si è formata negli anni. Ci sono momenti che faranno parte sempre della tua vita”, ha detto il questore. “Ringrazio i colleghi della Digos, destinatari di questo riconoscimento”.Per loro il Comune ha disposto la benemerenza civica. “La gente ricorderà l’intervento effettuato al Bed & Breakfast sulla salita di Santa Rosa, ma ci sono altre cose che ovviamente non sanno e che non possono sapere”, ha proseguito Silipo, “ma che hanno determinato l’esito della vicenda, ed è stata la condivisione delle informazioni, l’intervento è stato professionale, scrupoloso. Ma ci sono stati dei momenti successivi che sono stati fondamentali. La decisione assunta non è stata solo un atto di fede, ma ci sono state le informazioni che sono arrivate in tempo reale, c’è stato un contatto telefonico costante con i colleghi che analizzavano. Ringrazio anche la Procura che ha interrogato immediatamente i due arrestati ed è anche grazie alla precisione e alla scrupolosità di quelle informazioni, che tutto è andato bene. Una minima informazione sbagliata, un particolare errato, poteva cambiare tutto lo scenario”, ha concluso il questore.

Infine, sul palco, il ricordo di quella sera di Massimo Mecarini e Luigi Aspromonte, rispettivamente presidente del Sodalizio e capofacchino che “materialmente” hanno dovuto guidare i facchini verso l’ignoto. Quella sera Mecarini e Aspromonte non erano sotto la Macchina, ma avevano il peso schiacciante della verità sulle spalle, che non potevano dire ai loro uomini, per il loro bene e quello della città. “Quando ci hanno chiamato dal boschetto abbiamo subito pensato al problema delle sedie in via Garibaldi e via Cavour. Io ho detto che con la gente non ci volevo litigare”, ha ricordato Mecarini. “Quella chiamata, però, ci sembrava un po’ strana. Abbiamo cercato di sapere qualcosa dall’autista della sindaca che ci era venuto a prendere. Ma da lui un silenzio di tomba. Quando siamo entrati nella stanza della Prefettura, abbiamo visto il Prefetto, il Questore, i vigili del fuoco, la sindaca. Ci siamo chiesti cosa stesse succedendo. Quando ce lo hanno comunicato, ci si è gelato il sangue. Ci siamo preoccupati tantissimo per molte ragioni. Per i facchini e la popolazione che aspettavano, per le famiglie che erano sul sagrato della chiesa” a pochi metri da dove erano stati trovati e arrestati i due turchi nel pomeriggio. “Poi la situazione si è evoluta in senso poitivo – ha ricordato ancora Mecarini – e abbiamo raggiunto una condivisione della responsabilità, molto forte. Ognuno per le sue competenze. Eravamo preoccupati per cosa avremmo detto a questi ragazzi ( i facchini). Poi la decisione di effettuare il Trasporto a luci accese. Abbiamo subito pensato alle proteste e ai fischi della gente. Quando siamo tornati al boschetto, questi ragazzi ci aspettavano, ci hanno chiesto cosa stesse succedendo. Noi abbiamo detto loro che c’èra un problema di ordine pubblico. La risposta dei facchini è stata, come sempre, grandiosa. Nessuno ha tentennato, ha vacillato. Ci siamo stretti come sempre diventando un solo cuore e un solo uomo. Un solo passo. Sapevamo, ma ce lo siamo tenuto stretto dentro di noi, fino alla fine. Quella sera siamo tutti facchini, quelli che stanno sotto, quelli che aspettano di tirare le corde sulla salita, e tutta la popolazione che infonde un’energia che solo chi porta la macchina può comprendere. Proviene da quei cuori che battono e aspettano che essa passi con la Santa in vetta. Il trasporto oramai appartiene al mondo. Quello del 2025 è stato un trasporto da manuale. Alla fine ci siamo sciolti nell’abbraccio”, ha commentato Massimo Mecarini. Luigi Aspromonte, il capofacchino, che ieri è intervenuto per ultimo sul palco, ha detto poche parole: “Quella sera ho comunicato ai facchini che era un trasporto anomalo, fatto con la luce, non era mai successo. Questa fiducia, dimostra, che siamo tutti di un sentimento, tutti per uno e uno per tutti. Voglio ricordare cosa dice la nostra canzone: “Rosa ogni anno ci protegge con gli angeli blu. E noi per lei siamo pronti a tutti. Evviva Santa Rosa”, ha gridato il capofacchino, chiamando all’appello i facchini presenti, ma anche quelli passati e quelli che verranno in futuro.