Viterbo – Sul museo civico “Rossi Danielli” maggioranza e opposizione si confrontano in commissione. Stamattina la seduta in via Garbini. L’assessore alla cultura, Marco De Carolis (FdI), assente per motivi istituzionali, già programmati da qualche giorno. Ma il presidente della commissione, Stefano Caporossi (Lega), ha ritenuto utile comunque confrontarsi sul tema. Idee tante. E anche buona volontà da entrambi gli schieramenti di maggioranza e opposizione che sembrano oramai aver metabolizzato il concetto di cultura come volano turistico e quindi economico. Bisogna, però, sempre ricordare che la politica dà gli indirizzi, poi, però, devono essere messe in campo professionalità tali da garantire la realizzazione e la riuscita di un buon progetto. Nella discussione di oggi lo ha ricordato, in modo “sfumato” e forse anche involontario, Gianmaria Santucci (Fondazione): “Rischiamo solo di fare tante chiacchiere da bar. Un progetto deve essere fattibile a livello economico e deve avere delle logiche di fondo”. Il nodo centrale è “lo spostamento del museo civico“. E qui le proposte sono di tutti i tipi. C’è chi lo vuole smembrare, chi no, chi dividerlo in parti omogenee, chi portarlo a Valle Faul, chi alla sala dei Carmelitani Scalzi della chiesa di piazza Fontana Grande, c’è chi amplia il discorso al Palazzo Doria Pamphili di San Martino, come se non bastassero le difficoltà a trovare una soluzione per il museo civico. Anche se, l’introdurre un elemento nuovo come il complesso storico della frazione viterbese, avrebbe anche un senso se la questione del museo civico fosse posta nella sua giusta dimensione: “Quale contesto immaginare, e realizzare, della rete museale e degli altri poli turistici dove dovrà essere inserito il museo civico?”. Parte tutto da qui. Insomma compito della politica è disegnare lo “scenario”, lasciando a chi di competenza i “dettagli” meramente esecutivi di una visione. La delinea Andrea Micci (FdI): “Credo che il museo civico debba stare all’interno delle mura. Noi, ad oggi, dobbiamo studiare un percorso turistico in grado di portare i visitatori all’interno di un viaggio”. Pure Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) espone una sua “visione” su cui riflettere: “Non sono d’accordo a spacchettare il museo civico – dice – Iniziamo a ragionare, invece, sulla sua funzione che non può essere quella di attrarre perché possiede uno o due pezzi pregiati, ma quella di raccontare la città. Il museo civico deve diventare il luogo dove i turisti, quando escono alla fine della visita, devono avere compreso in che città si trovano. Così anche per il viterbese: visitare una struttura simile, deve permettergli di acquisire una consapevolezza della storia della sua città e quindi della propria. Dobbiamo, quindi, sganciarci dal concetto di percorso meramente espositivo, e fare nostro quello di veicolo con cui raccontare Viterbo. Credo – conclude Antoniozzi – che si debba trovare una terza sede, ma facciamo attenzione a non isolare alcune parti di città”. Giacomo Barelli, come ex assessore della precedente giunta Michelini, mette in risalto la criticità, tra le principali, del museo civico: “Non abbiamo un direttore, pertanto non possiamo fare richiesta per entrare nel circuito dei musei regionali e chiedere fondi”. Va da sé, quindi, che la prima cosa da fare è proprio questa: trovare un direttore del museo civico. Punto su cui sembrano tutti concordare. La precedente amministrazione comunale aveva avviato un bando, poi sospeso da quella entrante. Un bando, quello di Michelini, che non avrebbe risolto la questione. “Era per reperire un consulente esterno e non un direttore“, specifica Barelli che sottolinea “l’idea di spostare le tavole di Sebastiano del Piombo sotto i portici di Palazzo dei Priori non era nemmeno nostra”. Resta sul tappeto la questione “Spostamento del museo civico”. In proposito l’intervento più “illuminante” è quello di Gianmaria Santucci (Fondazione): “Evitiamo chiacchiere da bar. Non facciamo fantasticherie. Purtroppo il problema è che la gente vede troppa tv e pensa che quello che si fa a New York lo si possa fare pure a Viterbo. La prima cosa da fare è il direttore del museo, quindi il primo atto è revocare quello che fece Michelini perché individua semplicemente un consulente esterno, dopodiché chiedere fondi regionali. Spostare il museo civico, poi”, e qui arriva il passaggio saliente, “costa”. Il punto lo rimarca a lettere “lampeggianti” Santucci: “Per allestire due sale servono 700 mila euro. Per un intero museo ci vogliono milioni di euro. Bisognerebbe prima fare un piano di alienazioni immobiliari“. Milioni che non si trovano per la ricostruzione della parte crollata dell’edificio. E, dunque, lo spostamento del museo civico, così come sono le cose ora, rischia di tradursi in una leggenda metropolitana. Sicuramente più a portata di mano sono stati i pasticcini offerti dal presidente della commissione Stefano Caporossi durante la seduta per festeggiare il suo compleanno.
Tiziana Mancinelli
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