Riapertura torre civica, lavori pronti al via: approvata lettera di invito per almeno 5 operatori.
Viterbo, 26 gennaio 2025 – Approvata la “lettera di invito/schema di disciplinare di gara” che daranno formalmente il via alla “procedura negoziata per l’affidamento dei lavori di recupero della torre civica di piazza del Plebiscito”. Lo riporta la determinazione dirigenziale numero 50 del 15 gennaio scorso. Una precedente determinazione del dirigente dell’VII settore, la n. 3653 del 13 dicembre 2024, aveva disposto di procedere all’affidamento dei lavori mediante procedura negoziata, senza previa pubblicazione di un bando di gara, (ai sensi dell’art.50, comma 1, lett. c), del D.Lgs. n.36/2023, in quanto trattasi di lavori di importo pari o superiore a 150.000,00 euro ed inferiore a 1.000.000,00 euro). Nei prossimi giorni saranno “consultati” “almeno cinque operatori, individuati tramite elenco di operatori economici”, per aggiudicare i lavori di recupero della torre secondo il criterio “del minor prezzo inferiore a quello posto a base di gara”, che ammonta ad euro 780.923,71. Con la stessa determinazione di dicembre erano stati a”pprovati gli atti che determinano le modalità di svolgimento del servizio e gli obblighi delle parti”. A tal fine “sono stati predisposti quali atti di gara, lettera di invito e disciplinare di gara redatti in conformità alle disposizioni degli elaborati approvati con la determina sopra citata”. È stato dato quindi “mandato al Servizio Gare e Appalti per l’espletamento della procedura di gara”.
Il 2025 si apre, dunque, con l’affidamento dei lavori per la riqualificazione della torre civica in piazza del Plebiscito per i quali sembra mancare veramente poco, oramai, e la sua apertura al pubblico. Un progetto di cui si parlava da diversi anni, da quando lo lanciò Filippo Rossi, con l’amministrazione Michelini, nell’iniziale stupore di quanti all’epoca lo ritenevano una chimera, che, invece, poi, iniziò a concretizzarsi con la presentazione di un emendamento di Massimo Erbetti votato all’unanimità dal consiglio comunale con l’amministrazione Arena nel 2019. Da quel momento in poi, la fruibilità della torre civica, attrattore turistico di indubbio richiamo, è diventato un progetto reale, alla cui realizzazione ha certo contribuito la stagione dei grandi finanziamenti elargiti agli enti locali, che in questo caso arriveranno dal Fesr.
Relazione storica pubblicata sull’Albo Pretorio dal comune di Viterbo.
Le prime notizie che riguardano una torre dell’orologio presente nell’attuale Piazza del Plebiscito risalgono al 25 febbraio 1404, quando i Priori del Comune di Viterbo, essendo vacante la mansione di torrierus, incaricano un certo Valente per tale funzione.
Nel maggio dello stesso anno, sempre i Priori ordinano che la torre venga sorvegliata anche di notte.
La notizia di un primo orologio ad uso pubblico risale invece al 1424, quando si sa che tale strumento segnatempo fu installato a Viterbo su una torre, considerata ‘grande e bella’, con una spesa di centoventinove ducati d’oro. Una campana era posta alla sommità di questa torre in modo che potesse scandire con il suo suono i principali avvenimenti della vita cittadina. All’originaria campana dovette essere aggiunta una seconda quando, nel 1475, i Priori chiesero al Governatore Ludovico degli Agnelli la possibilità di usufruire degli introiti derivanti dalle pene stabilite per i ‘malefici’, per poterli utilizzare nell’acquisto di un’altra campana per uso del Consiglio, delle celebrazioni e delle processioni. Dopo che nell’aprile 1487 i Priori uscenti avevano segnalato ai loro successori lo stato di fatiscenza in cui versava l’originaria torre ed il suo orologio, nel dicembre dello stesso anno la torre crolla. L’attuale Torre Civica sarebbe stata ricostruita dopo questa data. A ricordare la data del crollo concorre una nota riferita nei Ricordi di Casa Sacchi: «1487. Ricordo la sera che fu di sabato ad un’hora di notte, cascò la grande et bella torre del Comune da li fondamenti in spatio d’un Ave Maria con gran ruina. Et ruinò il mezzo del Palazzo del Podestà et la loggia tutta di fora insino alle scale, et ruppe et gittò a terra una grossa campana, che soleva sonare a giustizia et stava sopra le mura di detto palazzo verso la torre predetta». Sulle macerie della torre crollata, come spesso avveniva, grazie al materiale lapideo presente sul posto, sarebbe stata costruita una nuova torre nel 1489, ovvero un paio di anni dopo il crollo della torre preesistente. Si presuppone anche che la nuova torre sia sorta in posizione diversa da quella originaria. La data pressoché conclusiva della ricostruzione deriva dal fatto che nel 1489 i Priori incaricarono Matteo di mastro Paolo «per coprire la torre del nostro palazzo e per tirar su la campana». Per rendere esteticamente migliore la nuova torre, si pensò anche di fare eseguire sul prospetto rivolto verso la piazza del Comune, una decorazione dipinta dandone il cottimo al pittore fiorentino Giovan Battista. Infine, nel 1490 i Priori ordinano a Domenico di Velardo di fare la sfera «dell’oriolo nella torre» appena ricostruita. Dopo che nel 1549 la caduta del campanile della vicina chiesa di Sant’Angelo, che si ergeva a sinistra della facciata della chiesa, aveva danneggiato la torre civica, bisognerà attendere gli anni 1561-1563 ed il 1565 per avere nuove notizie rilevanti riguardo alla torre dell’orologio. In questi anni infatti, in occasione della ristrutturazione del Palazzo del Podestà, oltre ad effettuare restauri all’orologio della torre, questa viene probabilmente accorpata al resto dell’edificio podestarile, come testimonierebbero gli stemmi del cardinale legato Ippolito d’Este e del vice legato Luigi Ardinghelli collocati sull’angolo del palazzo del Podestà. Inoltre fu costruito anche un castello di tavole a protezione dei congegni del macchinario dell’orologio, mentre esternamente alla torre fu realizzato un quadrante rivolto verso Piazza delle Erbe. In una veduta della città di Viterbo realizzata da Georges Hoefnagel, verso il 1577, la torre del Palazzo del Podestà è raffigurata come la più alta della città, completamente rettilinea, senza cornicioni e nemmeno merlature, e sul terrazzo sommitale sembrerebbe coronata da una struttura metallica che forma il castello sorreggente un’unica campana. Mentre nella pianta prospettica di Viterbo di Tarquinio Ligustri del 1596, il coronamento metallico con la campana non sono stati riportati. Nel 1633 la torre fu dotata del cornicione posto alla sua sommità con le mensole che lo sostengono in pietra di peperino, grazie all’opera dello scalpellino Antonio Pieruzzi, mentre il pittore viterbese Giacomo Cordelli, figlio di Carlo, disegna l’armatura metallica che sostiene la campana della torre. Nel secolo successivo si ha notizia che l’ambiente posto al piano terra della torre veniva concesso in locazione, difatti nella seconda metà del Settecento tale possibilità d’affitto era riservata al commendatore Costantino Chigi Montoro. Mentre sappiamo che il 13 marzo 1804 il possesso di una stanza sotto la torre dell’orologio della piazza comunale che era adibita «ad uso di caffè», era di dominio utile di Giuseppe Adreani di Francesco, il quale dichiarava di possederne ragioni e dominio in quanto di proprietà dell’antichissimo Collegio degli avvocati, dottori e notai della città di Viterbo e che altre volte tale 4 Collegio aveva concesso tale ambiente in enfiteusi a terza generazione mascolina di Filippo Capata. L’antica campana della torre dell’orologio aveva suonato per l’ultima volta nel 1798, quando i francesi, dopo avere occupato la città, comandarono di calarla dalla torre, depositandola in un magazzino. In seguito la campana fu venduta nel 1816 al convento di Santa Maria in Gradi ed oggi è conservata presso il Museo Civico di Viterbo. Nello stesso 1816 il mastro ferraio viterbese Vincenzo Celestini realizza l’armatura in ferro che sorregge le campane sulla torre dell’orologio e il pittore Domenico Costa realizza la mostra del quadrante dell’orologio assieme al ceramista Francesco Ercole, viterbesi anch’essi. All’inizio dell’Ottocento l’orologio necessitò di riparazioni considerevoli, che comportarono la sostituzione di molte parti e la pulizia dell’armatura. L’elevata altezza della torre, che si erge sopra a tutte le altre torri medievali di Viterbo, ha fatto sì che essa attirasse più volte dei fulmini, come nel 1823, quando ne cadde uno sul Palazzo dei Priori, e soprattutto nella notte tra il 9 e il 10 settembre del 1824 quando un altro fulmine colpì la torre, danneggiandone l’orologio ed i sottostanti locali. Per cui, due anni dopo, il gonfaloniere Lazaro Arcangeli commissionò all’orologiaio Giuseppe Deveze la collocazione di un parafulmine sulla torre, sotto la direzione dell’Accademia, la quale delegava Bernardino Mencarini, Giuseppe Carosi, Stefano Camilli e Pio Semeria, ma poi il parafulmine non venne installato. Ulteriori riparazioni dell’orologio ed opere di manutenzione della torre si susseguono nel corso della seconda metà dell’Ottocento; finché nel 1873 viene realizzata una mostra in marmo per il quadrante dell’orologio del lato della torre verso Piazza delle Erbe, in sostituzione di quella precedente dipinta su intonaco ed ormai resa quasi illeggibile dal passare del tempo. Ma l’opera non riscosse il plauso della cittadinanza, venendo definita «assai infelice», a causa dei numeri poco visibili, delle lastre di marmo che la compongono che avrebbero colori diversi fra di loro e perché la mostra risulterebbe collocata fuori del centro della torre. Nel 1892 avviene la sostituzione dell’altra mostra dell’orologio della torre civica, con una in ceramica realizzata dai Ginori di Firenze e dipinta da E. Bucherelli e G. B. Ciampi, mentre un nuovo orologio viene realizzato da Camparzi nello stesso anno. Nella prima metà del XX secolo si hanno notizie riguardanti le campane della torre, difatti 1921 la campana grande, che era stata fusa nel 1452, si spacca e nel 1927 viene rifusa da parte della ditta Giuseppe Pasqualini di Fermo. Poi, nel gennaio del 1950 giungono da Napoli a Viterbo «quattro colossali campane per sostituire quelle della Torre del Palazzo comunale, dell’orologio vecchio e del castello di Bagnaia», che verranno collocate sui rispettivi campanili dalla ditta edile Mancinelli. Ma è soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso che vengono eseguiti i lavori recenti più importanti alla torre dell’orologio, difatti nell’agosto del 1981 iniziano i lavori di consolidamento e restauro della torre da parte della ditta viterbese Alberto Ciorba. Il 22 settembre 1982 prendono il via anche i lavori per l’istallazione del quadrante della torre che prospetta su Piazza del Plebiscito, realizzato dall’artista 6 Carlo Bernardi di Civita Castellana, e che viene posto in opera da Fulvio Pasquini e Domenico Signorelli. Ed infine nel 1983, terminati i lavori di consolidamento e restauro della Torre dei Priori, l’8 giugno l’orologio della torre riprende a suonare.
Cronologia storica
1404 febbraio 25 – I priori, essendo vacante l’incarico di torrierus, incaricano un certo Valente per tale mansione.
1404 maggio – Ipriori ordinano che la torre venga sorvegliata anche di notte.
1424 marzo 26 – Il Comune stipula un contratto con il magister aurilogiorum et faber famosus Giacomo del Vecchio di Niccola, originario di Benevento, il quale si impegna, per centoventinove ducati d’oro, a fare la consegna di un orologio, regolarmente funzionante, nel successivo mese di settembre, dotato di una ruota con il sole e la luna, che sia migliore di quello in funzione ad Orvieto. L’orologio dovrà venire collocato nella torre e sarà uno dei primi orologi pubblici che battono le ore, solo nel 1412 era stato infatti installato a Roma un orologio simile.
1434 Viene incaricato Bernardino ad temperandum aurilogium della torre dei priori, concedendogli un salario di un fiorino al mese, col patto che Bernardino debba sopperire a qualsiasi problema dell’orologio, riparandolo a sue spese, escluse le rotture delle funi e delle campane.
1449 marzo 26 – Un cottimo stipulato in questa data e riportato da Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio, cita il muratore Rempiccia per la trasformazione in postribolo di una parte della stalla che si trovava al piano terra del palazzo del Podestà «dalla parte opposta della piazza»; sul muro di testata dell’edificio furono allargate le finestre e tolte le ferrate e fu aperto l’ingresso del postribolo, in modo che si poteva raggiungere la piazza mediante una piccola via parallela al muro di testata. Nel documento non si fa alcun cenno alla presenza di una torre.
1459 ottobre – L’arciprete di San Sisto acquista una campana di duecentoquaranta libbre, probabilmente fusa a Nola, per poterla collocare sulla torre dei priori, ma prima d’installarla bisogna riparare la corona.
1475 aprile 3 – I priori chiedono al governatore Ludovico degli Agnelli che gli introiti delle pene stabilite per i malefici, vengano impiegati per l’acquisto di una nuova campana per uso del Consiglio, delle celebrazioni e delle processioni.
1487 aprile – I priori uscenti segnalano ai loro successori lo stato di fatiscenza in cui versa la torre ed il suo orologio: «è tempo che l’oriolo e la torre s’accomodi chè sono guasti prima la volta de sopra tucta piove et guasta l’oriolo et li stucchi tutti et le scale son guaste et fracide che ancora presto si dubita per maestri [che] se ne intendono, non caschi perché il ceppo [della campana] è macero. Dicembre Crollo della Torre dei Priori; secondo alcuni studiosi sita nello stesso punto di quella odierna, per altri situata invece più verso il centro del Palazzo del Podestà, come afferma anche la cronaca di Sacchi, mentre per Maria Luisa Madonna, la torre crollata doveva trovarsi nell’area dove oggi è l’ingresso del Palazzo dei Priori, in Via Ascenzi n. 1. Nei Ricordi di Casa Sacchi si trova: «1487. Ricordo la sera che fu di sabato ad un’hora di notte, cascò la grande et bella torre del Comune da li fondamenti in spatio d’un Ave Maria con gran ruina. Et ruinò il mezzo del Palazzo del Podestà et la loggia tutta di fora insino alle scale, et ruppe et gittò a terra una grossa campana, che soleva sonare a giustizia et stava sopra le mura di detto palazzo verso la torre predetta». La campana crollata si dovette spezzare, perché fu fatta rifondere dal francese Niccolò Ferrand, italianizzato in Ferrando, come s’apprende dall’iscrizione presente nella campana stessa: «Mentem sanctam spontaneam / honorem Deo et patriae liberationem / magister Nicholaus Ferrandi de Francia / me fecit pro comuni Viterbiensi / fiat g. +.».
1488 – I priori, per abbellire la torre da ricostruire, registrano: «Havemo dato per cottimo a Giovan Battista Fiorentino, pentore, a dipingere la torre».
1489 – Costruzione dell’odierna Torre dei Priori, per alcuni studiosi riutilizzando la parte basamentale della precedente torre crollata, per altri storici, invece, sarebbe stata eretta completamente di nuovo. I priori incaricano Matteo di mastro Paulo «per coprire la torre del nostro palazzo e per tirar su la campana». Inoltre, viene registrato il decoro pittorico commissionato l’anno precedente sul lato della torre prospettante la piazza: «Havemo dato a Giovanbattista Fiorentino pentore a dipingere la Torre come appare per mani del Cancelliere del quale vi degnerete vedere lo modello che ve lassamo». Secondo lo storico Cesare Pinzi, il pittore Giovan Battista Fiorentino ha fatto anche lo stemma nel palazzo del Governatore e un San Cristoforo e un sant’Antonio «nel secondo ripiano della scala grande del palazzo comunale».
1490 – I priori registrano: «e a Domenico di Velardo [abbiamo ordinato] di fare la spera [sfera] dell’oriolo nella torre, come potete vedere per li ponti che ci sono per 35 carlini».
1549 – La caduta del campanile della chiesa di Sant’Angelo, che si ergeva a sinistra della facciata della chiesa, danneggia la torre civica.
1561-1563 – In occasione della ristrutturazione del Palazzo del Podestà, vengono effettuati restauri all’orologio della torre, e questa viene probabilmente accorpata al resto dell’edificio podestarile; tali lavori sono testimoniati dagli stemmi del cardinale legato Ippolito d’Este e del vice legato Luigi Ardinghelli posti sull’angolo del palazzo del Podestà.
1565 – Si eseguono restauri all’orologio della torre. In questo periodo mastro Giovan Maria realizza un castello di tavole per proteggere i congegni del macchinario dell’orologio e viene eseguito il quadrante sul lato della torre rivolto verso Piazza delle Erbe.
1633 – Lo scalpellino Antonio Pieruzzi realizza il cornicione di coronamento della sommità della torre, con le mensole che lo sostengono. Il pittore viterbese Giacomo Cordelli, figlio di Carlo, disegna l’armatura metallica che sostiene la campana della torre, firmandola: «Jacobus Cordellius pictor Viterbiensis inventor An. 1633».
1712 – Il cardinale Michelangelo Conti diventa vescovo di Viterbo, restandovi fino alla sua rinuncia alla cattedra del 1719; dal 1693 al 1695 era già stato governatore di Viterbo. Attorno ad una finestra ovale che si apre nella torre dell’orologio, Conti farà realizzare l’emblema dell’aquila scaccata appartenente al suo stemma di famiglia; Conti salirà al soglio pontificio nel 1721 col nome di Innocenzo XIII.
1798 Dopo che i francesi hanno costretto Viterbo alla resa, tra le condizioni che impongono alla città, troviamo che la campana della torre deve essere calata a terra e conservata in un magazzino.
1799 dicembre 18 – Riparazione all’orologio della torre eseguita da «Giuseppe Jesi ad uso di vetraro e stagnaro … per aver ricoperta la sfera … che risguarda verso la Piazza del Commune; con averci messo tre fogli di latta, di valuta paoli quattro il foglio; comprata dal Sig.r Grispigni, ed imbollettata scudi 2.25».
1800 febbraio 6 – L’orologiaio Luigi Parentati viene liquidato dopo aver eseguito un intervento di riparazione all’orologio della torre.
1801 marzo 24 – L’orologiaio Luigi Parentati, dopo essersi recato a controllare l’orologio della torre, relaziona circa i lavori e le riparazioni da farvi per un ammontare di 3 scudi.
1804 marzo 13 – Giuseppe Adreani di Francesco dichiara di possedere le ragioni e dominio utile di una stanza ad uso di caffè sotto la torre dell’orologio, la quale spetta per proprietà all’antichissimo Collegio degli avvocati, dottori e notai.
1815 – Nei locali sottostanti la torre dell’orologio viene utilizzato come deposito dei sali e dei tabacchi. Francesco Orioli riceve l’incarico di installare un parafulmine sulla torre dell’orologio, dopo che questi ne aveva già collocato uno sulla torre degli Asinelli a Bologna, ma il prefetto del Buon Governo non permette l’acquisto del parafulmine ritenendola una spesa superflua. Dicembre 16 Il mastro ferraio viterbese Vincenzo Celestini trasporta alla torre la campana proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Verità, dopo che il governo provvisorio pontificio ne ha concesso l’autorizzazione. La campana era stata fusa nel giugno 1452 dal mastro viterbese Sante delle 10 Campane, che doveva chiamarsi Sante di Angelo della Valle, quando era priore fra’ Paolo di Sant’Angelo in Vado. Nella campana, infatti, si trova l’iscrizione: «+ Virginis intactae dum [o ‘cum’] veneris ante fig(u)ram / pretereundo cave ne sileatur ave / MCCCCLII mensis junii hoc opus fecit Sanctes de Viterbio / t(em(p(o)re prioratus fr(atr)is Pauli de S(anc)to Angelo in Vado». Padre Pio Semeria, ricorda invece come, nell’anno 1817, «risiedendo in Viterbo come Delegato Apostolico Mons. Benedetto Capelletti, la campana grossa, che stava sul campanile di questa chiesa [Santa Maria della Verità], fu trasportata, prima che fosse ripristinato il Convento, sulla torre della piazza del comune, e serve per suonare le ore, per convocare il pubblico Consiglio, e per dare il segno dell’apertura della pubblica Scuola».
1816 Il mastro ferraio viterbese Vincenzo Celestini, realizza l’armatura in ferro che sorregge le campane sulla torre dell’orologio, che infatti riporta l’iscrizione: «Vincentius Celestini ferrajus Viterbiens. Delineavit et fecit an. D. 1816». Il pittore viterbese Domenico Costa realizza la mostra del quadrante dell’orologio, col ceramista Francesco Ercole, viterbese anch’esso ed il cui nome è riportato sul quadrante. Aprile La campana della torre che i francesi avevano fatto calare a terra e riporre in un magazzino, viene venduta al convento di santa Maria in Gradi. Attualmente si trova al Museo civico di Viterbo. La Gazzetta di Viterbo nel 1877 scrive che: «Nell’aprile del 1816 fu determinato di rimodernare l’orologio della torre comunale». E che viene realizzata «la mostra delle ore in quadri di terra cotta a smalto; e il prospetto della torre sulla piazza … intonacato e decorato di pitture».
1823 Un fulmine cade sul Palazzo dei Priori.
1824 settembre Durante la notte tra il 9 e il 10 un fulmine colpisce la torre, danneggiando l’orologio ed i locali sottostanti.
1825 Padre Semeria ricorda come la torre era detta anche ‘dei Monaldeschi’, perché «il palazzo della famiglia Monaldeschi stava nella piazza del Comune, ove stava la scuola». Il gonfaloniere Lazaro Arcangeli commissiona all’orologiaio Giuseppe Deveze la collocazione di un parafulmine sulla torre, sotto la direzione dell’Accademia, la quale delega Bernardino Mencarini, Giuseppe Carosi, Stefano Camilli e Pio Semeria; il parafulmine non viene installato.
1833 ottobre – Durante i festeggiamenti organizzati in occasione della donazione del corpo di san Crescenziano martire da parte del pontefice Gregorio XVI, fu collocata sulla sommità della torre dell’orologio una costruzione raffigurante una pagoda cinese.
1850 agosto 17 – L’orologiaio Prospero Devez riceve il pagamento per aver realizzato riparazioni all’orologio della torre.
1860 – Una foto del prospetto del Palazzo del Podestà, mostra la torre con i simboli comunali dipinti su intonaco e le catene metalliche che ancora oggi cingono la parte bassa della torre. Di una meridiana realizzata su intonaco steso sulla facciata sud-occidentale della torre, resta a testimonianza odierna l’asta metallica che fungeva da gnomone.
1864 – Mastro Ignazio Agostini viene pagato 3 scudi per avere tolto «le erbe che vegetavano nella mostra rivolta verso la piazza del Comune» su incarico del Gonfaloniere. 1868 settembre Intervento alla macchina dell’orologio e sostituzione di alcune corde da parte di Francesco La Fontaine.
1870 – Fino a quest’anno, secondo Cesare Pinzi, la campana della torre comunale «suonava alla seconda ora della notte nell’estete, alla terza nell’inverno; e, a quel suono, tutti gli spacci di vino e di commestibili, nonché ogni altra rivendita aperta al pubblico doveano chiudersi rigorosamente».
1873 – Viene realizzata una mostra in marmo per il quadrante dell’orologio del lato della torre verso Piazza delle Erbe, «in sostituzione dell’antica dipinta sopra semplice intonaco di calce e quasi cancellata dal tempo». Agosto La Gazzetta di Viterbo scrive che «l’esecuzione della nuova mostra nella parte posteriore della torre dell’orologio comunale è riuscita assai infelice: i numeri son poco visibili; si dice però che siano di giuste proporzioni, e che ciò dipenda dall’essere fatti ad incavo anziché in rilievo. Alcune delle lastre 12 di marmo sono di un colore diverso da quello delle altre, e stonano orribilmente. La mostra è stata collocata fuori del centro della torre».
1877 dicembre 8 – La Gazzetta di Viterbo pubblica che delle pitture, che erano state fatte sul prospetto della torre che guarda verso la piazza, «ora sono appena visibili le traccie». 1892 Sostituzione della mostra dell’orologio della torre civica, con una nuova «fabbricata dai Ginori di Firenze», e dipinta da E. Bucherelli e G. B. Ciampi, come vi risulta scritto in graffito, assieme alla data 1892. Mentre il nuovo orologio riporta scritto sulla piccola mostra interna il nome Camparzi e la data 1892.
1893 novembre 23 – Il Corriere di Viterbo lamenta che il nuovo orologio della torre non segna correttamente l’ora per «parecchi minuti».
1895 ottobre 7 – La giunta comunale stabilisce un regolamento per il regolare andamento degli orologi pubblici e quello della torre comunale di Piazza del Plebiscito risulta essere quello su cui vengono regolati tutti gli altri, mentre esso deve essere regolato sull’ora che segnano gli Uffici delle Stazioni Ferroviarie.
1906 gennaio 20 – Francesco Cristofori, dal suo giornale Viterbo, chiede alla giunta comunale di fare restaurare la mostra dell’orologio della torre «sostituendo i soli mattoni avariati nello smalto».
1921 – La campana grande della torre, fusa nel 1452, si spacca.
1927 Viene rifusa la campana grande della torre da parte della ditta Giuseppe Pasqualini di Fermo. Dicembre 12 Viene benedetta la nuova campana grande.
1928 – Viene ricollocata sulla torre la nuova campana grande rifusa dalla precedente.
1950 gennaio 29 – Sul Tempo viene pubblicata la notizia che «sono giunte da Napoli a Viterbo quattro colossali campane per sostituire quelle della Torre del Palazzo comunale, dell’orologio vecchio e del castello di Bagnaia». I lavori di collocamento vengono eseguiti dalla ditta edile Mancinelli.
1981 agosto Iniziano i lavori di consolidamento e restauro della Torre dei Priori, da parte della ditta viterbese Alberto Ciorba.
1982 settembre 22 – Iniziano i lavori per l’istallazione del quadrante della torre che prospetta su Piazza del Plebiscito, realizzato dall’artista Carlo Bernardi di Civita Castellana, e che viene posto in opera da Fulvio Pasquini e Domenico Signorelli.
1983 Terminano i lavori di consolidamento e restauro della Torre dei Priori.
1983 Giugno 8 L’orologio della torre riprende a suonare