Home Cultura “All’ombra di Beckett” nasce Teathor. Massimo d’Alessio: “Superata ogni più rosea aspettativa”
“All’ombra di Beckett” nasce Teathor.  Massimo d’Alessio: “Superata ogni più rosea aspettativa”

“All’ombra di Beckett” nasce Teathor. Massimo d’Alessio: “Superata ogni più rosea aspettativa”

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Viterbo, 6 luglio 2026 – Riceviamo e pubblichiamo  da Massimo D’Alessio – Scrivere e dirigere uno spettacolo teatrale è sempre un atto di fede, ma farlo misurandosi con le atmosfere e i silenzi di Samuel Beckett è, senza dubbio, un azzardo emotivo. Quando ho iniziato a dare forma ad All’ombra di Beckett, l’obiettivo non era semplicemente quello di omaggiare un maestro del teatro dell’assurdo, ma di radicare quelle domande sospese, quella comicità tragica e quel senso di attesa nel profondo del nostro territorio, dando vita a una nuova realtà artistica nel Viterbese con la nostra compagnia: Teathor.

Oggi, a sipario calato, dopo il nostro debutto al Teatro Bianconi di Carbognano, posso dire con orgoglio che l’andamento dello spettacolo ha superato ogni nostra più rosea aspettativa. Per me è stata una sfida totale: non capita spesso di dover guardare la propria creatura contemporaneamente dall’esterno, come autore e regista, e dall’interno, vivendola e respirandola sul palco come interprete insieme al resto del cast. È stata un’esperienza umana e artistica straordinaria.

Un viaggio iniziato dietro le quinte.  Il teatro che amo non nasce sul palcoscenico illuminato, ma nel caos calmo dei camerini. Nelle settimane di preparazione e nei minuti antecedenti all’andata in scena a Carbognano, ho visto i ragazzi di Teathor fondersi in un’unica entità.

C’è un momento preciso che custodisco con particolare affetto: il nostro cerchio nel retro palco, a pochi passi dalle quinte. Guardare gli attori stringersi le mani, con i volti ancora sporchi del trucco fuligginoso che caratterizza i personaggi,  un trucco che condividevo con loro, sentendo la stessa identica tensione prima del debutto, incrociare gli sguardi concentrati di generazioni diverse che lavorano fianco a fianco, mi ha dato la certezza che avevamo già vinto la sfida più grande: creare una vera comunità d’arte.

Dietro quella nebbia artificiale che invade la scena e sotto i tagli di luce blu che hanno disegnato la nostra scenografia essenziale, fatta di sedie vuote, simboli di un’assenza e di un’attesa costante, c’è stato un lavoro monumentale di disciplina, lo stesso rigore che cerchiamo di trasmettere ogni giorno nei nostri corsi di recitazione e danza. La vera sorpresa, però, è stata la risposta del pubblico che ha riempito la sala. Spesso si tende a pensare che il teatro di ricerca o d’atmosfera sia “difficile”, adatto solo a una nicchia. Gli spettatori accorsi al Bianconi hanno dimostrato l’esatto contrario. Da sopra il palcoscenico, immerso nella recitazione, ho percepito chiaramente il respiro della sala: il pubblico ha accolto il nostro invito a sedersi all’ombra di Beckett, accettando di farsi cullare dal mistero della scena, ridendo nei momenti di sottile ironia e ammutolendo nei passaggi più drammatici.

I lunghi applausi finali, ricevuti stando lì in prima linea insieme ai miei compagni di viaggio, non sono stati solo un premio per gli attori sul palco, ma una scommessa vinta per l’intero territorio. C’è sete di teatro, c’è voglia di storie profonde e c’è spazio per nuove realtà come Teathor che vogliano fare cultura lontano dai circuiti metropolitani più scontati.

La nostra compagnia Teathor ha gettato le sue fondamenta: è nata un’intesa artistica solida, pronta a misurarsi con nuove produzioni e a portare lo spettacolo in altre piazze.

Al tempo stesso, l’energia di questo lavoro si riverserà direttamente all’interno dei nostri laboratori. I corsi di danza e di recitazione che curiamo nel viterbese non sono semplici lezioni di tecnica, ma lo spazio in cui coltiviamo i talenti che, domani, saliranno su questo e su altri palchi.

All’ombra di Beckett ci ha insegnato che l’attesa non è mai vana se vissuta insieme. Ringrazio di cuore i miei straordinari attori, i tecnici, e ogni singolo spettatore che ha condiviso con noi questo viaggio nell’assurdo. La strada è tracciata, e Teathor ha ancora moltissime storie da raccontare nella Tuscia.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.