Home Attualità Sodalizio, momento difficile: Rossi non lascia da capofacchino, Aspromonte vuole subentrare.
Sodalizio, momento difficile: Rossi non lascia da capofacchino, Aspromonte vuole subentrare.

Sodalizio, momento difficile: Rossi non lascia da capofacchino, Aspromonte vuole subentrare.

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Viterbo, 27 ottobre 2024 – Rossi – Aspromonte: due nomi per un unico ruolo, quello da capofacchino. La vicenda è esplosa ieri durante l’assemblea straordinaria convocata per alcune modifiche statutarie: l’abrogazione del vincolo dei due mandati per i cinque consiglieri del direttivo, l’abbassamento da 60 a 55 anni del limite massimo per portare la Macchina. Approvate. Intanto, però, è esplosa la questione del ruolo di capofacchino. Chi sarà a ricoprirlo? Attualmente è in carica Sandro Rossi, il cui mandato terminerà a febbraio 2025. Nell’ultimo trasporto, a seguito di un ricovero in ospedale per infarto, Rossi, ne frattempo pure operato, è stato sostituito da Luigi Aspromonte che si stava già preparando per quel ruolo. Si era immaginata una successione naturale tra i due, poi l’evento imprevisto che ha impedito a Rossi di fare il suo ultimo trasporto quest’anno. E ora a uscire di scena così, il capofacchino in carica non ci sta.

Luigi Aspromonte durante l’assemblea di ieri

Ma anche Aspromonte pensa che sia arrivato il suo momento. Il tre settembre ha guidato con preparazione e maestria il primo trasporto di Dies Natalis, la nuova macchina di Raffaele Ascenzi. In quell’occasione, non ha indossato la fascia di capofacchino e non si è fregiato nemmeno del titolo, per rispetto di Sandro in ospedale, e anche in virtù di un avvicendamento che formalmente non era mai avvenuto. Aspromonte all’esordio di Dies Natalis è stato definito “guida” del Trasporto. Ora, però, che l’emergenza è finita, la questione è arrivata  ufficialmente sul tavolo del Sodalizio, proprio ieri, in assemblea straordinaria. Chi sarà il capofacchino il prossimo anno? Rossi o Aspromonte? “Io sto dalla parte del Sodalizio, se c’è qualcuno, chiunque esso sia, che con il suo comportamento ne mina la stabilità io non lo seguo”, ha detto categorico il presidente. Una sorta di avvertimento a non imbracciare l’ascia di guerra e dare esempio di quella fratellanza che sempre invocano i facchini, collante indispensabile per dare alla macchina il suo insostituibile motore umano.

Sandro Rossi durante l’assemblea di ieri

Nell’aria, però, c’è tensione, perché pare che nessuno dei due voglia arretrare.  Il confronto tra Rossi e Aspromonte è stato comunque aperto e trasparente, portato a conoscenza di tutti i loro “fratelli” presenti in massa all’assemblea di ieri.  Il primo confronto tra Rossi e Aspromonte per il ruolo di capofacchino, si è appreso ieri, era già avvenuto prima dell’infarto occorso a Rossi.  È stato lui stesso ieri a confessarlo: “Tempo fa Gigi è venuto nel mio ufficio e mi ha detto che voleva fare i capofacchino, altrimenti saremmo andati ad elezione. Lì per lì ci sono rimasto male, da un amico che conosco da 20 anni mi sarei aspettato un altro tipo di confronto”, ha detto Rossi che in quell’occasione ha replicato ad Aspromonte:  “anche io voglio fare il capofacchino per altri tre anni” e gli ha “proposto di fare il vice. Avrebbe gestito tutti i rapporti, compresi quelli istituzionali”, ha riferito ieri Rossi, spiegando le ragioni della sua posizione: “Volevo uscire lentamente, da generale sono entrato e da generale voglio uscire”. Rossi ha, poi, confidato di avere fatto un’altra offerta ad Aspromonte: “Gli avrei lasciato la carica di capofacchino e  io mi sarei candidato da vice presidente del Sodalizio, a patto che lui non votasse la modifica dello statuto circa i mandati dei consiglieri, ma non ha accettato”, ha detto ancora Rossi che ha poi rivolto una domanda a tutti i facchini: “Cosa devo fare adesso? Andare dritto a casa perché a Gigi, dopo quattro anni da guida, gli è venuto il capriccio di fare il capofacchino? È così che funziona?”. Aspromonte ha detto la sua, e non collima perfettamente con quella raccontata da Rossi: “Nel suo ufficio gli dissi che se fossimo andati allo scontro ci sarebbe stata una guerra che avrebbe scontentato tutti i facchini. Prima, però, gli avevo fatto notare che il vice capofacchino potevo farlo tre anni fa, adesso ho 59 anni se devo continuare in questo ruolo per altri tre,  arriverò a 62, e sarà ora di smetterla”, ha sottolineato Aspromonte che, poi, ha detto: “Mecarini ha offerto a Sandro la presidenza del Sodalizio, mentre io gli ho proposto di starmi accanto per tutta la durata del mandato, perché quest’anno il 3 settembre sono stato solo, senza alcun messaggio di conforto”, ha ricordato Aspromonte che ha spiegato l’importanza che questo avrebbe avuto “Non per me, ma per i facchini, avrebbe dato forza soprattutto a loro”. Un messaggio, evidentemente quello di Sandro Rossi, confinato in ospedale dall’infarto, che non è arrivato. Rossi si è scusato ieri per questo, confidando di essere rimasto male per la riunione che si è tenuta pochi giorni prima del trasporto per decidere la sua sostituzione: “Sono uscito dall’ospedale e sono rimasto chiuso in casa per una settimana. Non riuscivo ad essere lucido, poi alcuni episodi mi hanno infastidito. Quando stavo male è stata fata una riunione per decidere chi al posto mio avrebbe portato la Macchina. Tutto questo davanti a mia nipote che soffriva per la mia condizione. Non era quello il luogo né il tempo opportuno per fare questa scelta. Poi non c’era da girare il mondo per capire chi doveva portare la macchina. Tutto questo, però, mi ha impedito di complimentarmi subito. Ho fatto un errore, mi scuso ora davanti a tutti i facchini”, ha detto Rossi. Ora sul tavolo ci sono due candidature a capofacchino: quella di Sandro Rossi e quella di Luigi Aspromonte, il primo una colonna nel ruolo che ha rivestito finora, il secondo che, per volere del “fato”, può vantare già un trasporto portato a termine con successo che gli conferisce il titolo a riproporsi per diventare il prossimo capofacchino ufficiale. Andare a votare con due candidati potrebbe voler dire dividere i facchini, chiedere loro di schierarsi con l’uno o con l’altro, creando all’interno del Sodalizio una spaccatura che tutti, in particolare gli “anziani”, vorrebbero evitare, perché significherebbe mettere i facchini gli uni contro gli altri anche se all’interno di una votazione democratica. Sarebbe comunque una “competizione” che non farà bene a una squadra che fonda tutta la sua forza sull’unità, sull’essere una persona sola, condizione che va creata prima fuori dalla macchina, per poi portarla sotto. Emblematica, in ciò, la posizione assunta da Massimo Mecarini che, riferito dallo stesso Sandro ieri, all’idea di schierarsi con l’uno o con l’altro avrebbe minacciato le sue dimissioni da presidente. Una posizione la sua, molto forte, che lancia un messaggio chiaro: all’interno del Sodalizio non ci si spacca, nemmeno su quello che in altri contesti sarebbe normale e fisiologico: un’elezione democratica con due candidati. Che qui costringerebbe i facchini a schierarsi gli uni contro gli altri, con una parte destinata a soccombere, lasciando sul terreno malcontento, amarezza, rabbia, il primo “tarlo” che potrebbe iniziare a rosicare le fondamenta di una costruzione che finora non ha mai vacillato.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.