La Liberazione non è solo un fatto storico. È il simbolo della dignità ritrovata, del diritto di esprimersi, di pensare, di scegliere. È la nascita di un’Italia nuova, costruita sul rifiuto della dittatura e sull’abbraccio alla democrazia. È la voce di chi ha preferito il rischio della resistenza al silenzio della sottomissione. La voce di chi ha lottato, anche a costo della vita, per consegnarci un Paese libero.

Quel 25 aprile ci ha permesso di rialzarci. Di liberarci dalle catene, di tornare a guardare il futuro con speranza. Per questo non possiamo considerare questa data solo come una celebrazione: dobbiamo viverla come un impegno. Perché se oggi possiamo camminare a testa alta, lo dobbiamo a chi ha combattuto e spesso è morto per renderlo possibile.

Il senso profondo di questa giornata sta tutto qui: nel custodire con cura ciò che ci è stato donato. La libertà non è qualcosa che si conquista una volta per sempre: va difesa, protetta, alimentata. Ogni giorno. Contro l’indifferenza, contro l’odio, contro chi prova a riscrivere il passato per indebolire il presente.

E allora oggi, mentre ricordiamo quei giorni decisivi, rinnoviamo anche il nostro impegno: custodire la memoria, educare alla consapevolezza, e far sì che nessuno debba più lottare per conquistare ciò che dovrebbe essere garantito a ogni persona, sempre.

Il messaggio del vice presidente del consiglio regionale del Lazio, Enrico Panunzi: Il 25 aprile non è una semplice ricorrenza. È la festa della libertà, della democrazia, della dignità riconquistata. È la memoria viva della lotta di donne e uomini coraggiosi che hanno resistito all’oppressione, al nazifascismo, pagando spesso con la vita la speranza di un’Italia diversa, libera e giusta.  Celebrare oggi la Liberazione significa rinnovare ogni giorno l’impegno per difendere i valori su cui si fonda la nostra Costituzione: la pace, l’uguaglianza, la solidarietà, la giustizia sociale. Valori che non possono e non devono mai essere dati per scontati. In un tempo attraversato da nuove tensioni, da derive autoritarie, da tentativi di riscrivere la storia, è ancora più urgente custodire la memoria della Resistenza come patrimonio comune. Perché il 25 aprile è di tutti. Non appartiene a una parte politica, ma all’intero popolo italiano. Ed è nostro dovere morale, e soprattutto delle nuove generazioni, custodire e salvaguardare le conquiste della Liberazione.  Ricordare oggi i partigiani, gli antifascisti, i deportati, le vittime della barbarie, significa scegliere da che parte stare: dalla parte della libertà, dei diritti, della partecipazione democratica. Buon 25 aprile a tutte e a tutti. Viva la Liberazione. Viva la Costituzione. Viva l’Italia democratica.

La nota stampa della consigliera Luisa Ciambella: “Il 25 aprile non è una celebrazione del passato, ma un richiamo vivo e urgente alla responsabilità verso il presente e il futuro. In quella data, ottant’anni fa, donne e uomini scelsero di opporsi all’oppressione, al silenzio, alla paura. Scelsero di lottare per una democrazia che non era ancora nata, ma che già esisteva nei loro gesti, nelle parole, nel coraggio di resistere. Oggi quella stessa democrazia ci interpella. Non è una conquista definitiva, né un privilegio da dare per scontato. È un bene fragile, che si costruisce ogni giorno: nella scuola, nel lavoro, nel rispetto delle differenze. Ma soprattutto, è un diritto che ancora oggi non è garantito a tutte e a tutti, nel mondo.  Mentre celebriamo la Festa della Liberazione, non possiamo ignorare che in molti paesi la libertà è ancora negata, la parola è censurata e le donne e gli uomini che chiedono giustizia vengono perseguitati. In questo contesto, il senso del 25 aprile non può restare un fatto nazionale: deve diventare un messaggio universale, da difendere e da portare oltre i nostri confini. L’Italia ha una responsabilità storica e morale nel farsi portatrice dei valori della Resistenza: libertà, giustizia, pace, uguaglianza. Non solo in patria, ma anche attraverso la solidarietà internazionale, la cooperazione, la diplomazia e l’impegno civile. Il contributo delle donne e degli uomini che lottarono allora per la libertà ci parla ancora oggi. E ci dice che la democrazia si difende insieme, dentro e fuori i nostri confini. E che le nuove generazioni devono essere messe in condizione di comprenderla, viverla e farla crescere”.