Viterbo – Tutti hanno i loro pensieri, le loro emozioni, le loro abitudini nella sera che precede il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, soprattutto se sono dei facchini. E quello che è il pensiero un po’ di tutti loro è quello del percorso. Perché la sera antecedente il passaggio della Macchina di Santa Rosa, le guide, a cui si uniscono sempre altri facchini, vanno nelle vie di Viterbo interessate dal passaggio della Macchina per tracciare dei segni fondamentali che consentiranno loro di eseguire un Trasporto corretto. Così è stato anche ieri sera. Dopo una cena in cui i Cavalieri di Rosa si sono ritrovati insieme, le guide e altri facchini, insieme al capofacchino Sandro Rossi, al presidente del Sodalizio Massimo Mecarini e all’architetto Damiano Amatore, è iniziato lo studio del percorso e la tracciatura di alcuni punti cruciali per il Trasporto. La prima operazione da compiere è stata ricoprire di vernice bianca i paletti di peperino della fontana di piazza Fontana Grande, in modo da renderli visibili ai facchini che stanno sotto Gloria e farli deviare al centro della piazza quando arriveranno stasera. Un’altra linea è stata tracciata dalla fontana verso la farmacia proprio per consentire alla Macchina di incunearsi nella direzione giusta per arrivare proprio di fronte a Fontana Grande. Un’altra linea orizzontale è stata disegnata all’inizio di via Cavour, tagliata in mezzo da una stanghetta. Su quella dovrà passare il ciuffo numero 5 che è quello centrale e consente di mantenere la macchina al centro della strada: lo “spacca allarme” Arrivati a piazza del Comune le spallette aggiuntive si toglieranno per consentire alla macchina di passare nel pezzo di percorso più stretto: da via Roma al Corso. È qui che vengono misurate sul serio le abilità e tutta l’esperienza dei facchini e, soprattutto, delle guide, ossia coloro che dirigono la Macchina. Essa è come una barca. Basta una normale pressione per mandarla un una direzione o nell’altra. E le guide fanno proprio questo. Guidano i loro compagni durante il tragitto, sul quale, spesso, le manovre sono questione di centimetri. Alla fine di via Roma c’è il primo “sotto le teste”, vale a dire le spallette fisse dovranno portare la testa dall’esterno all’interno della base, andandosi a frapporre con i ciuffi che stanno sotto, per consentire alla Macchina di passare nel punto più stretto all’altezza di via Calabresi. In questo momento le spallette passano il trave della Macchina dalla spalla con il cuscinetto, all’altra, che ne è sprovvista, una posizione per loro meno agevole. Ciuffi e spallette in questi tratti camminano incrociati gli uni agli altri sotto in un’unica fila sotto la macchina che, data la posizione più complessa, viaggia a “potenza ridotta”. Il Corso si presenta veramente stretto rispetto alla grandezza della Macchina e con molte insidie rappresentate da balconi, terrazzini, gronde e, non ultimi, i segnali viari che, oggi, saranno chiusi. Una striscia è stata segnata all’inizio del Corso, arrivando da piazza delle Erbe, con una stanghetta centrale dove dovrà passare lo “spacca allarmi “per indirizzare la Macchina proprio al centro della strada. La prima restrizione arriva con il muro a forma di “Esse” poco dopo Schenardi. Qui i facchini si troveranno improvvisamente davanti un dente di muro. Ma è solo una delle insidie del Trasporto. Il percorso si fa estremamente delicato, forse questo è il tratto più difficoltoso, in prossimità di largo Cesare Battisti dove la mano degli angeli sfiora i tetti. Tra essi e la macchina infatti ci sono solo 16 centimetri. Alla fine del Corso, poco prima di entrare in piazza Verdi, un’altra striscia bianca segna il punto in cui la macchina effettuerà una sosta tecnica: vale a dire si fermerà, sarà appoggiata sui cavalletti, ma i facchini non usciranno da sotto. Servirà per prendere energie per la girata a piazza Verdi. Dopo questa, davanti al Teatro dell’Unione, la macchina farà una sosta prima di affrontare la salita, i primi metri a passo e poi di corsa. A piazza Verdi vengono tracciate due grandi linee che dalla farmacia arrivano all’inizio della salita di santa Rosa. Tracciati importantissimi poiché consentono alla macchina di imboccare la salita in modo centrale. Quelli che stanno alle leve, infatti, nel tirare la macchina tendono a indirizzarla verso sinistra. Seguendo le linee tracciate a piazza Verdi, Gloria, invece, si incanalerà subito sulla direzione giusta. Nell’affrontare la salita il rischio maggiore è, infatti, connesso all’altezza della macchina che, vista la forte pendenza della strada potrebbe farla sbilanciare dietro. Per questo oltre ai circa 50 facchini che tirano le corde, ce ne sono altri venti, le leve, che dietro sostengono la macchina per non farla sbilanciare all’indietro. Appare evidente, quindi, che i segni sul percorso, che spesso nessuno nota, sono fondamentali per un buon Trasporto. Per tracciarli il Sodalizio si è affidato ai calcoli dell’architetto Damiano Amatore e all’esperienza delle guide e del capofacchino. Ma a disegnare materialmente le strisce in terra è stato il “mitico” Gianni detto Superbone come il noto protagonista di un fumetto. Un autentico “personaggio” che è una vera pennellata di colore che va a impreziosire quel meraviglioso affresco umano che è il Trasporto di Santa Rosa e il Sodalizio dei facchini, intorno al quale le storie si intrecciano da padre in figlio, da viterbese a viterbese, arrivando anche a chi viterbese non è, ma resta subito impigliato nella tela di magia che sprigiona la tradizione di santa Rosa. Durante la segnatura del percorso i facchini, come sempre, hanno fatto gruppo, hanno scherzato tra loro e con le persone che hanno incontrato. Alcuni già accampati per la notte in attesa del passaggio di Gloria. Un clima di unità e buonumore tanto che il gruppo dei facchini, posando sugli scalini della chiesa del Suffragio per una foto, sono arrivati a improvvisarsi, scherzando, come un’allegra comitiva in attesa del passaggio della Macchina. La serata è finita davanti a un bar di piazza del Teatro con il brindisi di rito e Superbone che ha intonato qualche verso della canzone di Vasco Rossi: “Voglio una vita spericolata, ma con i facchini”. E accanto alla macchina di santa Rosa una vita ordinaria sicuramente non ce l’ha.
Tiziana Mancinelli
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