Bufera sull’elezione del cda della Talete, Ciambella (Pd): «Qualcuno pensa di poter fare il suggeritore»
Viterbo – «L’acqua è il “bene comune” per eccellenza. Per questo bene comune le istituzioni e la politica dovrebbero lavorare nell’interesse dei cittadini. Nel giorno in cui il governo ha registrato una batosta notevole sul fallimento dell’asta dei titoli pubblici, la nostra provincia si è dovuta “distinguere”, dando dimostrazione che anche “l’acqua bene comune” può diventare terreno di lotta e di scontro per un gruppetto di amministratori che, sotto la spinta del manovratore di turno, sono disposti a tutto, pur di accaparrarsi due membri in consiglio di amministrazione». Bufera sulla nomina del consiglio di amministrazione della società Talete che gestisce il servizio idrico della Tuscia: con queste parole di fuoco sul punto interviene anche la consigliera comunale del Pd, partito rappresentato da due componenti su tre nel cda appena nominato. «L’operazione – prosegue – è guidata dall’assoluta cecità politica e da un’unica motivazione: la gestione del potere fine a se stessa. Dimenticando il motivo per cui ognuno sedeva a quel tavolo, ovvero la tutela di un servizio fondamentale per i cittadini, si è assistito ad una nuova versione degli ultimi giorni di Pompei. Una maggioranza che nei fatti non esiste più, perché nel tempo molti comuni sono passati ad altro orientamento politico, arriva alla creatività dell’istituto della delega, che consente al presidente di votare per comuni non presenti, procedura fantasiosa ed incerta dal punto di vita della legittimità pur di arrivare a quello 0,20% o poco più.
Avrei sperato in una diversa guida del presidente della provincia e del sindaco di Viterbo – prosegue Ciambella -. La Talete gestisce uno dei fondamentali beni comuni, ha problemi enormi di bilancio, di gestione, di rete, di personale e non basta il galleggiamento e la gestione quotidiana. Aumentano i costi in bolletta, il servizio non va, martoriato da continui problemi e lamentele dei cittadini. Occorre un colpo d’ala sul versante della programmazione, della progettualità, della trasparenza.
Invece si dà l’idea di una politica rissosa, attenta solo ad accaparrarsi la gestione. Così non va e la colpa non è certo dei sindaci, poco informati e spesso utilizzati, ma di chi guida e chi pensa di poter fare il suggeritore.
I Cinque stelle e la Lega vincono perché gli italiani sono stufi di questa politica, non può uno “zero virgola” garantire quella spinta propulsiva che occorre per un bene comune come l’acqua, si pensa di poter aumentare le tariffe con questa aridità di progetto e partecipazione. Mi auguro che il presidente Nocchi e il sindaco Arena comprendano che questa brutta pagina vada rimossa. Il senso del limite in politica è fondamentale, superarlo in nome della gestione è folle ed indecoroso.
In queste condizioni il nuovo Cda se la sente di andare avanti? L’acqua è una cosa seria e la politica pure», conclude Luisa Ciambella.