Home Cronaca Vincolo su area termale tra opportunità e perplessità.
Vincolo su area termale tra opportunità e perplessità.

Vincolo su area termale tra opportunità e perplessità.

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Viterbo – Vincolo termale: non  un limite, ma un’ opportunità. Cosí invita a vederlo la Sovrintendenza ai beni culturali. E in effetti la relazione preparata dai tecnici parla di un territorio sicuramente interessante,  dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico. Come non vedere nel quadro che emerge, il suggerimento di una visione da costruire, riallacciando passato e presente in  un’offerta capace di proporre accanto alle testimonianze etrusco romane e medievali un moderno pacchetto termale di qualità. Potrebbe essere quella caratterizzazione in più del termalismo viterbese rispetto a quello di altri luoghi d’Italia. Ma non è tutto così semplice. Un vincolo è sempre un vincolo. E se da un lato esso ci dice che lì c’è qualcosa di bello e prezioso da tutelare, ciò vuol dire anche che le azioni da porre in essere incontreranno un limite. È su questo limite che la capacità di dialogo tra sovrintendenza e amministrazione comunale dovrà misurarsi per capire se il vincolo posto all’area termale si tramuterà in una penalizzazione o in un’opportunità.  Un primo confronto si è tenuto ieri in Prefettura tra la Soprintendenza Archeologica Belle Arti, Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, Provincia di Viterbo e Etruria Meridionale, il Sindaco, l’Assessore all’Urbanistica , l’ Ance – Sezione Costruttori Edili, la CNA, Federlazio, Unindustria e Confartigianato. L’area sottoposta a vincolo è di 1.600 ettari dal Bulicame, Riello, alle Masse di San Sisto e abbraccia non solo evidenze termali, ma anche interi quartieri che si sono sviluppati mentre il vincolo era allo studio: per 20 anni. In due decenni una città avanza e ora si ritrova con un’area sottoposta a norme restrittive. Il punto lo evidenza bene il presidente del’Ance, Andrea Belli: “Ringrazio la sovrintendenza per aver tutelato un territorio così interessante  – dice – io stesso frequento strada Signorino per motivi sportivi e mi rendo conto che sono luoghi bellissimi. Di solito i costruttori si contrappongono alla sovrintendenza, io, invece, credo che si debba collaborare per valorizzare il territorio. Mi chiedo, però: che problema comporteranno questi vincoli a chi in questi 20 anni ha investito in terreni e costruzioni? Ci sono diritti acquisiti, complessi termali avanzati. Perché un territorio si valorizza se ci sono investimenti, e questi molto spesso sono i privati imprenditori che li fanno.  Credo, quindi, sia fondamentale, in questo, come in altri casi, collaborare”. Sul punto si sofferma chiaramente anche il sindaco Giovanni Arena che fa presente: “Bene che la sovrintendenza vincoli, ma ci metta anche i soldi, sennò facciamo la fine dell’Arcionello, invaso dai cinghiali“. I rappresentanti della sovrintendenza hanno illustrato molto dettagliatamente i motivi del vincolo sul territorio. “Questa proposta è sul nostro tavolo da ben 20 anni”. E ora si è tradotta in un vincolo concreto. “Le aree termali che insistono dal Riello alle Masse di San Sisto e alla nota sorgente del Bullicame presentano un’omogeneità che rivela caratteristiche paesaggistiche  e culturali notevole interesse culturale – ha detto la dottoressa Arancio -.  Questo, dunque, non va visto come un vincolo, ma come una dichiarazione di interesse culturale. Lo stesso comune di Viterbo in questa area ha censito casali storici. Nel piano di vincolo abbiamo individuato una serie di emergenze: archeologiche, architettoniche, di viabilità storica, che comprende via Cassia e Francigena, vie Cave. Partendo da questo studio abbiamo sviluppato una relazione di approfondimento che giustifica la dichiarazione di interesse in  merito alla viabilità antica, al  termalismo, all’ architettura rurale e ai casali storici“. I rappresentanti della sovrintendenza hanno posto in evidenza: “L’importanza storica della via Cassia che faceva capo al reticolo viario antico, risalente agli etruschi, costituito da tagliate e vie cave come strada Signorino.  Sentieri ancora utilizzati anche dalla viabilità moderna. Ci sono importanti testimonianze di tecniche costruttive che segnano il passaggio dei pellegrini verso Roma e ancora utilizzate a piedi, a cavallo e in bicicletta.  In prossimità delle stesse terme dei Papi sorgeva una stazione di posta, forse era un villaggio, una piccola città vera e propria, di cui si sono perse le tracce, Ma è senz’altro una zona da tutelare. Il sistema termale, del resto, nasce in periodo romano, sfruttando una risorsa, l’acqua sulfurea, di origine vulcanica, derivante dalla presenza dei Monti Cimini”. La sovrintendenza sottolinea l’interesse di Dante Alighieri verso questi luoghi, e il radicamento di importanti tradizioni viterbesi come il miracolo della Madonna Liberatrice il cui culto si intreccia con il Bulicame. Ci sono, poi, le ex terme Inps: “Un importante struttura collegata al sistema nazionale di cura per chi non aveva grosse disponibilità economiche”. Nell’area ci sarebbe la storia di ben 15 insediamenti romani. Restano suggestivi casali rurali dall’odore antico, sorti probabilmente tra 1400 e 1500 come costruzioni adibite alla guardie, divenute poi colombaie. La necessità di tutelare questo territorio è stata sottolineata a più riprese dalla sovrintendente Margherita Eichberg. 

Parole rassicuranti sono arrivate dall’assessore all’urbanistica del comune di Vitebo, Claudio Ubertini (Lega): “Il punto non è capire chi è a favore o contrario al vincolo, ma sapere che abbiamo già avviato un tavolo circa 20 giorni fa per trovare una mediazione tra l’approccio della sovrintendenza e le necessità di privati e imprenditori , nell’ottica di trovare una visione condivisa che ci permetta da un lato di tutelare il territorio, dall’altro non penalizzarne la crescita e lo sviluppo. Mi auguro di poter portare a termine queso lavoro prima possibile”.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.