Viterbo – La vita di un commerciante al centro storico è sempre più dura. E non solo per colpa della crisi, dello spopolamento di questa area di città, della carenza di servizi. Recentemente si è aggiunto un altro fenomeno: quello della sicurezza. Sono diversi i commercianti che hanno degli episodi sgradevoli da raccontare. Simone, per esempio, una decina di giorni fa ha trovato il vetro del suo negozio frantumato. E non è tutto: “Entrano continuamente persone a chiedere l’elemosina. Italiani e stranieri. Noi alcuni li aiutiamo pure, ma non possiamo farlo con tutti”. E qualcuno a volte diventa pure insistente: “Un giorno è entrato un uomo con un tasso di alcolico molto alto – continua Simone (nome di fantasia ndr) – quando ha visto che non gli davamo i soldi, ha sputato sui vestiti in vetrina. Io gli ho detto ‘ma come ti permetti?’, e lui è venuto verso di me con la mano alzata. Abbiamo chiamato la polizia: sono venuti, gli hanno detto due parole, poi se ne sono andati, e quello è rimasto qui fuori. Queste persone che chiedono l’elemosina sono diventate troppo insistenti. Noi li vediamo fermare e tirare le persone anziane. Si sono divisi le zone”. Simone sottolinea anche lo stato di abbandono del centro storico: “Io vendo anche on line, e quando clienti da Milano, da Roma, vengono a ritirare i loro acquisti, mi dicono ‘ma cosa stai a fare qui?’. La verità è che in questo negozio ho il cuore. Solo così si può giustificare la scelta di restare con un’attività al centro storico. Sono venuto a Viterbo 15 anni fa, ma se dovessi investire oggi su questa città, non lo farei. In centro non c’è più nessuno. La gente non c’è. Le case sono tutte occupate dagli stranieri”. Simone rimarca anche la carenza di parcheggi: “Il parcheggio del Sacrario il sabato è occupato dal mercato. Mi chiamano clienti che mi dicono ‘ non riusciamo a trovare parcheggio, veniamo un altro giorno‘. Per me – dice Simone – quella potrebbe essere una vendita persa”. Un’altra signora, Mariella (nome di fantasia ndr) , ha trovato “uno scarabocchio sulla vetrina del negozio. Ma niente di che”, minimizza. Anche lei fa notare la continua questua al Corso: ” Per le persone che camminano non è piacevole essere fermate continuamente con la richiesta di denaro. Sono sempre gli stessi. Io ho detto loro di non entrare nel mio negozio. Fuori, poi, possono fare come vogliono”. La signora Mariella confessa che ha un po’ di timore a stare in negozio da sola. “Ci sono dei giorni in pieno inverno, quando non passa nessuno, che ho paura – dice -. Anche al Corso, oramai, non ci abita più nessuno. Io faccio questo lavoro dal 1975. Negli anni il centro storico è stato abbandonato. Ormai ci abitano quasi tutti stranieri. Anche i clienti che vengono mi fanno notare come la via sia tristemente deserta: non c’è più quasi nessuno in via Saffi, in via dell’Orologio Vecchio“. Un altro episodio sgradevole è quello accaduto a Marco (nome di fantasia ndr) : “Vetrine imbrattate di uova, Attack nelle serrature. Mi hanno anche rotto il parabrezza del motorino. Abbiamo sporto denuncia – dice – ma il vero deterrente per questi vandali è stato il posizionamento di telecamere. Da quel momento non è successo più nulla”. Anche il commento di Marco sul centro storico è lapidario: “In questi anni è peggiorato. Fa schifo. Sono 30 anni che sto qui: sicurezza zero, sporcizia tanta, così come il degrado urbano. Qui in via Saffi – continua – non vediamo mai uno scopino”. C’è poi l’inquietudine delle commesse, quasi sempre giovani ragazze che all’ora di chiusura del negozio devono tornarsene a casa da sole. “Non è piacevole – dice Vanessa (nome di fantasia ndr) camminare al Corso dopo l’ora di chiusura dei negozi per andare a prendere il treno. In prevalenza a quell’ora si incontrano piu che altro stranieri”. Un’altra titolare di un negozio racconta un fatto insolito accaduto qualche giorno fa: ” Un ragazzo italiano sui 38 anni è entrato in negozio con un modo strano, si guardava intorno, ma non chiedeva informazioni. Quando è entrato pensava, forse, che fossi sola, e invece una volta dentro si è accorto dell’esistenza di un’altra stanza collegata dove c’erano altre persone, è uscito e si è allontanato velocemente. Prima di andarsene ci ha detto che abitava nei paraggi, ma noi, qui, quella faccia non l’abbiamo mai vista“. Su tutti i commercianti aleggia ancora lo spauracchio della terribile tragedia accaduta a Norveo Fedeli, storico commercianti di via San Luca, ucciso a sprangate il 3 maggio scorso. “Per i due giorni successivi – prosegue Vanessa – per strada pareva ci fosse il coprifuoco. Non passava nessuno. Abbiamo incassato poco“. C’è poi l’episodio avvenuto in via Saffi alla boutique Griffe dove, qualche mese fa, un uomo di colore è entrato per chiedere dei soldi e, vedendoseli rifiutare, si sarebbe prima scagliato sulla commessa, sferrandole un pugno, poi avrebbe spintonato la proprietaria del negozio. Per finire, sempre in via Saffi, la testimonianza di Anna (nome di fantasia ndr) : “Dopo le sette qui non c’è più un cane. Quello che è successo in via San Luca ci ha scosso un po’ tutti. Abbiamo paura. Alla sera, per tornare a casa, passo da via San Lorenzo ed è veramente preoccupante. Un deserto. Nemmeno l’illuminazione. Se ti capita qualcosa, puoi solo strillare, sperando che qualcuno ti venga in soccorso. In questi giorni si vedono più pattuglie di polizia e di carabinieri. Questo ci fa stare più tranquilli. Però il fatto di via San Luca ci ha colpito parecchio. Parlando con altri commercianti c’è paura”.