Viterbo – Governo: alleanze prima o dopo il voto? A lanciare subito la questione sul tavolo è stata la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, l’alleata più “naturale” della Lega. “Noi, le alleanze le facciamo prima del voto e non dopo, perché vogliamo essere chiari, siamo la forza più coerente, siamo concreti e affidabili”, ha detto Giorgia Meloni all’annuncio di Matteo Salvini di volersi presentare agli elettori da solo, con la sua Lega, inarrestabile, lanciata oramai verso la vetta del 40%. “Non voglio tornare al vecchio – ha detto Salvini – se devo mettermi in gioco, lo faccio sereno, da solo e a testa alta. Poi, potremo scegliere i compagni di viaggio…“. Allearsi prima o dopo il voto non è un particolare da poco. Allearsi prima significherebbe una maggiore possibilità di superare il 40% e ottenere il premio di maggioranza. Allearsi dopo le elezioni, vorrebbe dire, invece, presentarsi da soli, prospettiva che starebbe accarezzando la Lega forte del 37% dei consensi che le attribuiscono i sondaggi. Se alle urne il Carroccio, infatti, riuscisse a superare il 40% da solo, sarebbe un cappotto da inserire nel guiness dei primati della storia politica e consegnerebbe il Paese totalmente nelle mani di Matteo Salvini. Se la Lega non riuscisse a superare il 40% resteranno le alleanze post voto. La decisione, in queste ore, è nella mani di Salvini. Dove sta pure il destino dei parlamentari viterbesi. Se la Lega si presentasse da sola, infatti, nel caso in cui le percentuali dei sondaggi dovessero dimostrarsi reali, vincerebbe tutti i collegi uninominali. Se Rotelli e Battistoni, candidati alle elezioni dell’anno scorso all’uninominale con il centrodestra unito, fossero riconfermati nella stessa posizione, senza i voti della Lega, per loro, stando ai sondaggi, la sconfitta sarebbe certa. Per avere qualche possibilità di entrare in parlamento, i due dovrebbero riuscire a farsi piazzare al primo posto del listino proporzionale di Fratelli d’Italia e Forza Italia. E non uno qualsiasi. Ma in uno capace di toccare quota 7%-8% e ottenere così il seggio. Da altre parti, laddove questa percentuale non sarebbe ottenuta, dovrebbero sperare nel “gioco dei resti”, invocando tanta fortuna. Alla luce dei risultati delle elezioni politiche del 2018, uno dei pochi posti sicuri nel proporzionale per Fratelli d’Italia potrebbe essere quello della circoscrizione Viterbo-Rieti-Civitavecchia, dove il partito della Meloni ha conseguito l’anno scorso una percentuale superiore al 7% che fa scattare un seggio. Stesso discorso per Forza Italia scesa a percentuali sotto l’8%. Anche per gli azzurri, se la Lega dovesse correre da sola, l’unico corridoio possibile verso lo scranno in parlamento sarebbe il listino proporzionale. Riusciranno Rotelli e Battistoni a spuntare, tra tanti pronti a chiedere un posto al sole, la pole position? Dormirebbe sonni tranquilli, invece, il senatore Umberto Fusco, salviniano di ferro fin dall'”origine dei tempi”, costretto, nelle politiche dell’anno scorso, a concorrere a Rieti, chissà che per lui stavolta non ci sia un uninominale proprio a Viterbo, o, comunque, una posizione di sicura eleggibilità.