Home Cronaca Trasporto Pilastro: dentro Spirale di Fede i nomi di coloro ai quali ogni facchino ha dedicato il suo trasporto.

Trasporto Pilastro: dentro Spirale di Fede i nomi di coloro ai quali ogni facchino ha dedicato il suo trasporto.

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Viterbo – “Stasera, mentre marciate sotto la macchina, pensate a una persona che avete nel cuore, un amico, un parente, qualcuno che vi è caro. Dedicate questo Trasporto a quella persona“. È l’indicazione del capo facchino Pino Loddo ai suoi facchini, prima di andare a prendere Spirale di Fede. È il trionfo delle emozioni. Dell’amore. Della suggestione. Del ricordo. Dello spettacolo che suona le corde profonde dell’anima. È quella spirale che si avvolge di luce, che si alza verso il cielo sulle spalle acerbe e tenere dei mini facchini, solenne e imperiosa. È la macchina di Santa Rosa. È Spirale di fede che ieri ha sfilato al Pilastro, ai comandi del capo facchino Pino Loddo, che ha guidato i suoi leoni, “I leoni del Pilastro”, come li chiama lui, con fermezza e dolcezza. “Per me sono tutti figli”, dice tra una sosta e l’altra con gli occhi che brillano di commozione. E i piccoli facchini, capaci di portare sulle loro spalle il peso della Macchina, lo sanno. Che sono una grande famiglia. Che quello non è un gioco, ma un atto di fede. Che in quelle ore la città li guarda. Li ama. Li acclama. Sono i figli di Viterbo. E quello è un momento che si vive solo qui, in viaggio in uno spazio indefinito del tempo. Non c’è età. Non c’è epoca. Tutto è come sempre è stato. Come è da secoli. Nella chiesa del Pilastro, poco prima di partire, c’è il presente, c’è il passato e anche il futuro. Ci sono i facchini di oggi, quelli di ieri e quelli che verranno. “Noi siamo qui – dice Angelo Loddo – perché prima di noi ci sono stai uomini di macchina che ci hanno consegnato questa eredità”. E lì ci sono anche quelli che sono scomparsi: amici, parenti, persone care. La colonna di luce apre un varco nella notte, e in quella fessura del cielo buio, ci si può tornare a guardare, a toccarsi, al di qua e al di là della vita. La pesante mole spinge verso terra, e sotto quel doloroso e anche dolce fardello, ci si guarda negli occhi: fratello con fratello. Incatenati nel nome di Rosa.

I mini facchini del Pilastro sfilano per le vie della città di Viterbo

I bambini, i ragazzi, in divisa bianca con il fazzoletto e la fascia rossa, lo sanno: in cima a quella montagna di luce che incanta gli occhi di chi la guarda c’è Rosa. E questo basta per stringere i denti e andare avanti. Felici. “Uno, uno”…. “sinistro, sinistro”. Si cammina insieme. “Sotto la macchina ci sono quelli più forti e quelli più deboli – dice il vescovo Lino Fumagalli in chiesa  prima di iniziare il Trasporto – ma, secondo voi – dice rivolto alla distesa di fazzoletti bianchi che ricoprono i banchi della chiesa – quelli forti potrebbero portarla da soli e abbandonare quelli più deboli? No, se lo facessero, non riuscirebbero a portare la macchina di Santa Rosa. Anche se sono i più forti”. È questa la lezione di Rosa. Il dono. La capacità di donare di donarsi. Una spalla addolorata sotto il peso della macchina. Un pensiero a chi non c’è più o a chi ci sta vicino. Sotto la macchina i facchini imparano a donarsi agli altri. A chi è più debole. A chi è loro caro. Si donano alla città, che con il loro sacrificio, rinnova il suo patto con Rosa. Spirale di Fede ha sfilato impeccabile per le vie del Pilastro per la 49° volta, prima di tornare “a casa” lasciando, forse, spazio a una nuova macchina per il prossimo anno, quando si celebrerà il 50° Trasporto del Pilastro. La città sarà sempre lì. Ad aspettare, ad applaudire. A piangere, riversando fuori il fiume di emozioni che nasce alla vista dei cento facchini e della loro “Signora” in cima alla pesante macchina che fa  male sulle spalle, che fa gioire nel cuore.  Anche ieri sera una vera e propria folla ha riempito il quartiere. Scrosci di applausi, a non finire, ai piccoli eroi vestiti di bianco. Battono all’unisono i piedi e marciano. Fuori la macchina, sotto la macchina. Il passo è sempre lo stesso. Al tempo del cuore, svegliano la terra. La Terra della Tuscia. La chiamano a pulsare con loro. In questo trasporto gli affetti hanno avuto uno spazio tutto particolare: “Dedicate questo Trasporto a qualcuno a cui volete bene e tenetelo nel cuore”, ha detto Pino Loddo prima della partenza.  Ognuno dei facchini ha riposto un bigliettino con sopra quel nome in una lanterna conservata nella macchina. E l’universo dei loro affetti, ieri notte, ha marciato con loro, sotto lo sguardo compassionevole di Rosa. I più piccoli, quelli che non sanno scrivere, hanno semplicemente disegnato un cuore. Infine il Trasporto cos’è: un mondo dove imparare ad amare in modo generoso.

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

I FACCHINI DEL PILASTRO SFILANO PER LE VIE DELLA CITTÀ

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.