Rosa vince il temporale e anche quest’anno riceve l’abbraccio della sua città.
Viterbo – È stata una processione veloce. Una corsa contro il tempo: il brutto tempo. Le previsioni meteo oggi hanno fatto annullare il corteo storico. Ma la processione con il cuore di Santa Rosa, portata a spalla dai suoi facchini: no. Rosa, anche quest’anno, ce l’ha fatta a tornare a casa. Il rito non si ferma. Ogni anno ritorna in quel santuario dove tanti secoli fa è tornata da morta, dopo essere stata rifiutata da viva. E da lì, il suo corpo incorrotto, e il suo cuore, continuano a guardare la sua città. Rosa e Viterbo: ogni anno tornano a incontrarsi in quelle vie profondamente cambiate dal tempo, su una terra che è sempre la stessa. Da sempre. E allora, anche oggi, mentre nel cielo le nubi nere si addensavano, e l’aria tuonava, il popolo di Rosa si è riversato in piazza, ad abbracciare idealmente ancora una volta quel piccolo corpo da bambina, che tante volte ha calpestato questa terra e che ora torna a farlo, ogni anno, per ogni secolo avvenire sulle spalle della totale dedizione di chi decide di dedicarle la sua vita, dentro una divisa bianca e una fascia rossa. Ogni anno, prima di entrare sotto la macchina, ogni facchino riceve la benedizione “in articulo mortis”, “all’atto della morte” e mette la sua vita a disposizione della sua Santa. E ogni volta Rosa dona loro nuova vita, riporta i suoi figli tutti a casa, sotto gli occhi di una città che con lo spirito li accompagna, e con loro rinasce ancora, ogni volta che la Macchina poggia sui cavalletti posti sul sagrato di fronte al monastero alla fine di ogni trasporto. Oggi pomeriggio il cuore della Santa, che nei giorni scorsi era stato portato al Duomo, è uscito dalla cattedrale su un baldacchino ornato da due fasce di rose gialle e bianche. Ha percorso le vie di una città gremita fino all’inverosimile, nonostante le condizioni meteo avverse. A passo spedito per evitare la pioggia che iniziava a scendere, i facchini, dalla cattedrale hanno percorso via San Lorenzo, piazza del Plebiscito, via Roma, piazza delle Erbe, piazza del Teatro, salita di Santa Rosa e arrivo al monastero in un tripudio di applausi e invocazioni alla Santa viterbese.
Tiziana Mancinelli
info@quintaepoca.it