Roma, 20 marzo 2020 – 627 morti oggi “con” il coronavirus. Cifre che fanno rabbrividire, anche se, andando a indagare sul numero di quanti sono effettivamente morti “per” il coronavirus si scopre una realtà diversa. Lo spiega il professor Roberto Bernabei, ordinario di Geriatria dell’università Cattolica di Roma e presidente dell’associazione Italia Longeva. “L’Istituto Superiore della Sanità ha analizzato le cartelle dei primi 355 deceduti e solo tre avevano zero patologie“, spiega Bernabei. La vita di queste tre persone sarebbe, quindi, stata stroncata effettivamente dal coronavirus. Negli altri casi, però, secondo quanto riportato dal professor Bernabei, il Covid19 sarebbe stato solo il colpo finale a una situazione già seriamente compromessa. “Il 25% dei primi 355 decessi analizzati avevano una patologia pregressa, un altro 25% ne aveva due e il 48% tre”, spiega Bernabei. Le persone sane morte per il coronavirus sarebbero solo lo 0,8%. Tre appunto su 355. Andando a indagare più approfonditamente, emergono altri dati significativi. “Il fattore di rischio vero – dice Bernabei – è l’età geriatrica e la presenza di patologie concomitanti come l’ipertensione, la cardiopatia ischemica, la fibrillazione striale e il diabete. Queste patologie amplificano l’aggressività del virus che trova un terreno più fertile dove lavorare”. L’altro dato significativo sarebbe “l’età media dei contagiati che in Italia è di 63 anni contro i 46 della Cina”. Differenza che comporta un più alto tasso di mortalità in Italia. “A 46 anni – dice Bernabei – si reagisce molto meglio che a 63”. Per finire il 10% della mortalità riguarda persone al di sotto dei 60 anni, mentre la restante parte è tutta dai 60 anni in su.
Tiziana Mancinelli
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